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Domenico Modugno: la storia di un mito che ci ha insegnato a “Volare”

by / 0 Comments / 148 View / 9 gennaio, 2015

20120128203017_CSC_01079 gennaio 1928, Polignano a Mare (Puglia) – Nasce così, parte da qui, da questo luogo e da questo giorno, la storia, umana ed artistica di un cantautore, attore, chitarrista, regista e politico che porta il nome di Domenico Modugno.

Considerato il padre dei cantautori italiani, ha scritto e inciso 230 canzoni, ha recitato in 38 film per il cinema e in 7 per la televisione, in 13 spettacoli teatrali e condotto diversi programmi televisivi. Nel 1958 ha vinto il Festival di Sanremo con “Nel blu dipinto di blu”: una delle canzoni italiane più famose nel mondo, ben presto ribattezzata, a furor di popolo, semplicemente “Volare”.

Tuttavia, non è solo grazie a quella che è diventata una delle canzoni più celebri ed intonate al mondo che Modugno sale sul gradino più alto del podio del festival della canzone italiana. Oltre alla più celebre e sopracitata vittoria del 1958, infatti, il cantante pugliese vince il Festival per ben 11 volte.

Speciale ed appassionato fu il rapporto che Modugno intrecciò con Napoli, città che seppe omaggiare come ben pochi cantori natii di questa terra, contribuendo a diffondere il verbo, il sentimento e i valori insiti nel repertorio classico napoletano.

Modugno partecipò a quattro edizioni del Festival di Napoli: nel 1957 Lazzarella – solo composizione, cantata da Aurelio Fierro, 2º posto; nel 1964 Tu si’ ‘na cosa grande – con Ornella Vanoni, aggiudicandosi il 1º posto; nel 1966 Sole malato – solo composizione, cantata da Peppino Gagliardi e Mario Abbate, 12º posto – e nel 1967 ‘O Vesuvio, composizione ed esecuzione, con Sergio Bruni, 2º posto.

Ancora oggi, le sue interpretazioni e le sue canzoni sono apprezzate in tutto il mondo e diversi artisti ne hanno riproposto rivisitazioni e cover, basta pensare al recente restyling al quale i Negramaro hanno sottoposto la sua splendida “Meraviglioso”.

Nell’ultimo decennio della sua vita si dedicò alla politica, diventando deputato e dirigente del Partito Radicale. Si impegnò per l’affermazione dei diritti dei disabili e per la diffusione delle norme a tutela degli artisti. Nel 1984 fu colpito da un ictus, il medico che gli prestò soccorso, tuttavia, si rivelò incapace di giungere all’esatta diagnosi, consigliandogli un’aspirina e riposo. Durante la notte fu ricoverato d’urgenza e rimase con un lato del corpo paralizzato, costretto a convivere con l’impossibilità di cantare e continuare la sua attività artistica.

Si dedicò, quindi, a realizzare una ferrea battaglia per la chiusura dell’ospedale psichiatrico di Agrigento, in cui i malati vivevano in condizioni disumane, riuscendo, nel 1988, a farlo chiudere. Nel 1991 tornò a cantare, ma nello stesso anno ebbe un attacco cardiaco. Nel 1992 si esibì a Torino, in un concerto che tenne quasi totalmente seduto, alzandosi solo per i bis. In quell’occasione, Modugno si commosse al cospetto dell’abbraccio d’amore che seppe tributargli il pubblico.

Ma nella sua Polignano a Mare, tenne l’ultimo grande concerto della sua carriera, alla presenza di 70.000 persone. In quell’anno incise la sua ultima canzone insieme al figlio Massimo.

Domenico Modugno e Renato Carosone sono gli unici due cantanti italiani ad aver venduto dischi negli Stati Uniti senza includerli in inglese.

Il 6 agosto 1994, a 66 anni, morì stroncato da un infarto nella sua abitazione di Lampedusa.

Il Cimitero Flaminio di Roma ospita le sue spoglie. La sua anima, incessantemente volteggia nell’aria, fusa insieme alle note di “Nel blu, dipinto di blu”.

 

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