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“La macchietta”: le radici della goliardia napoletana

by / 0 Comments / 1998 View / 20 gennaio, 2015

Totò_Pinocchio“Macchietta”, nel gergo comune, è un appellativo con il quale si indica una persona particolarmente simpatica e brillante, capace di farsi notare per particolari doti goliardiche o d’intrattenimento.

In realtà, il suddetto termine, ingloba e custodisce una delle figure più peculiari e distintive della napoletanità.

La prima macchietta in assoluto fu il napoletano Nicola Maldacea, celebre attore e canzonettista, il quale si esibì nelle prime riuscite macchiette al “Salone Margherita” con notevole successo, dando alle canzoni un’impressione efficace con la massima spontaneità caricaturale, creando così l’attore che canta.

Nello spettacolo di varietà, nel periodo a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, la macchietta era un numero comico a metà strada tra un monologo ed una canzone umoristica. La musica, ad onor del vero, espletava una funzione più che altro di sottofondo, di accompagnamento alla mimica dell’interprete, il cui principale intento era favorire e sottolineare le trovate sceniche del macchiettista o accompagnarne taluni brevi inserti cantati.

La macchietta aveva per oggetto un “tipo”: la mantenuta, il ballerino, il deputato, la femminista, il prete, il benefattore, l’esattore delle tasse, il guappo, lo sciupafemmine; presentato in modo caricaturale, esasperandone e deformandone il modo di esprimersi, di pensare, i caratteri fisici, comportamentali e psicologici.

Una figura intrisa di allusioni spesso oscene, doppi sensi, volgarità e anche di spunti ironici, comici, sfacciatamente ridicoli, grotteschi, paradossali, il cui unico intento era quello di fare ridere.

La macchietta era una sagace escamotage che smascherava e denigrava il perbenismo di facciata, un conformismo bigotto, un opportunismo morale.

Tra i più illustri e pregevoli esempi di personalità in grado di conferire massimo lustro alla macchietta napoletana è doveroso citare Ciccio Formaggio, interpretato da Nino Taranto, oltre a Vittorio Marsiglia.

Seppure il genere non trovi più cospicua applicazione nell’ambito della scena teatrale contemporanea, come accennato nell’introduzione, è comunque significativo rilevare come e quanto, tuttora, la storia si riveli abile nel contaminare, ancora e sempre, il linguaggio, le abitudini, le nostre inconsapevoli vite.

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