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Arrestato a Torre Annunziata il giovane boss di Ponticelli Umberto De Luca Bossa

di / 0 Commenti / 4200 Visite / 12 gennaio, 2017

636193370461182674 Umberto De Luca Bossa, il 23enne nipote ed omonimo del boss e figlio del boss Antonio, detto “Tonino ‘o sicc” è stato arrestato, dopo un lungo inseguimento a Torre Annunziata.

Un arresto che accende nuovamente i riflettori sul Lotto O di Ponticelli, roccaforte del clan De Luca Bossa che, dopo il sensibile ridimensionamento maturato per effetto di omicidi ed arresti di rilievo, negli ultimi tempi, sta cercando di tornare a rivendicare un ruolo cruciale nell’ambito della scena camorristica della periferia orientale. L’attuale reggente del clan De Luca Bossa è stimato essere proprio Umberto, proprietario del circolo ricreativo di via Cleopatra in cui è stato ucciso il boss dei Barbudos, Raffaele Cepparulo. Proprio il sodalizio criminale sancito con quest’ultimo clan che, in prima battuta, sembrava rivendicare velleità verso il Rione Sanità e quell’agguato avvenuto lo scorso 7 giugno, rappresentano la chiave cruciale dalla quale partire per giungere a comprendere come e perché è maturato l’arresto odierno.

Dietro l’agguato di Cepparulo, grande amico di Umberto, rifugiatosi nel rione di Ponticelli per sfuggire alla morte, ma che proprio tra le mura che reputava amiche ha visto sottrarsi la vita, potrebbe celarsi un movente diverso, rispetto a quello propinato in prima battuta: su quell’omicidio potrebbe esserci la firma di un clan ponticellese che ha ucciso Cepparulo nel regno dei De Luca Bossa proprio per inviare un messaggio ad Umberto, volto a ridimensionare le velleità del clan che quest’ultimo starebbe cercando di rifondare.

Ancora più severo il monito giunto a quest’ultimo attraverso l’agguato costato la vita a Salvatore Solla, Tore ‘o Sadico, fedelissimo dei De Luca Bossa, raggiunto da una crivellata di colpi al torace proprio mentre anche lui, come Cepparulo, si trovava nella roccaforte del clan, lo scorso 23 dicembre. Colpito al cuore, nel cuore del rione: questa la probabile ed esplicita replica dei De Micco, il clan di Bodo, al rifiuto di pagare il pizzo sulle piazze di spaccio da parte del sodalizio criminale del Lotto O.

Da allora, Umberto è uscito di casa super-scortato solo per presenziare ai funerali di Solla e in pochissime altre circostanze, ma sempre ben protetto. La paura del giovane boss di imbattersi in un probabilissimo agguato è palpabile tra le mura di un rione che, giorno dopo giorno, sente sempre meno suo. Umberto è consapevole che un errore, una boccata d’aria, una leggerezza potrebbero costargli la vita. Chi ha messo sotto tiro il suo clan, sta professando l’indole del cecchino infallibile e in un clima così ostile, chi sbaglia è un uomo morto.

La fama di cui Umberto gode tra le mura del Lotto O di Ponticelli è controversa: per molti giovanissimi è una specie di divinità da idolatrare, per altri è un ragazzo dal carattere spocchioso da tenere a distanza con discrezione, in modo da non “tirarsi addosso” inimicizie scomode. Si fatica a percepirlo come un boss, forte della pesante eredità che gli deriva dal padre, un criminale davvero spietato, Umberto viene descritto come un rissoso dal cazzotto facile. Tant’è vero che irrompe sulla scena criminale all’età di 18 anni, quando accoltella un 19enne su un treno della Circumvesuviana diretto a Sorrento, per futili motivi. Una circostanza insorta per effetto di un malinteso che ben presto sfocia in una lite e per volere del rampollo dei De Luca Bossa, appena maggiorenne, dilaga nel sangue.

Ad arrestare Umberto, oggi, 12 gennaio, i finanzieri del Gruppo di Torre Annunziata, capitanati dal colonnello Geremia Guercia. Umberto è stato trovato in possesso di una Beretta calibro 9×21 con matricola abrasa e colpo in canna, nascosta sotto al sedile passeggero. Alla guida della Smart sulla quale viaggiava il giovane rampollo della famiglia De Luca Bossa, un’altra figura ritenuta “di spessore” nell’ambito della “nuova” scena camorristica ponticellese, anch’egli tratto in arresto.

In auto, oltre alla pistola, le fiamme gialle hanno trovato e sequestrato 445 euro in contanti, un grammo e mezzo di marijuana e tre telefoni cellulari.

I due sono stati trasferiti in carcere. Ora attendono l’interrogatorio di convalida davanti al gip del tribunale di Torre Annunziata.

Perché il giovane boss di Ponticelli, con tanto di pistola al seguito, ha lasciato il suo bunker per dirigersi a Torre Annunziata?

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