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2^ puntata: i “ragazzi della camorra” raccontano i personaggi di Gomorra

di / 0 Commenti / 394 Visite / 2 aprile, 2017

gomorra_visual_2_large I personaggi della seconda serie di “Gomorra” che, nella terza e nella quarta puntata, hanno praticamente solleticato l’attenzione dei ragazzi che vivono nei luoghi in cui è ambientata la fiction, sono vari e prettamente femminili.

Salvatore Conte, il boss che può fare a meno di tutto perché ha la fede. Quella fede di cui si serve per far arrivare la droga che poi rivende a un prezzo vantaggioso ai suoi alleati, nascosta nelle statue in gesso della Madonna.

E’ sicuro di essere il boss più forte, il più temuto, il più rispettato: un errore valutativo che pagherà con la vita.

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Salvatore Conte è soprattutto uno dei personaggi più contorti e misteriosi che svela una natura inedita, attraverso un “amore segreto”: il boss intrattiene una relazione con una transessuale.

Essere una trans e vivere in un contesto come quello raccontato in Gomorra non è facile, anzi, è un  alessandra_langella_2inferno. Devi essere per forza una prostituta, anche se di fatto non lo sei, perché l’ignoranza che ti circonda non ammette che una trans non possa prostituirsi.

Gli insulti e i gesti, volgari e offensivi, come quelli rivolti a Nina sono all’ordine del giorno e, per assurdo, finire a battere per strada, almeno ti offre la protezione di un pappone che finanzia le casse della camorra. Se sei una ruota del carro e dalla tua “diversità” possono trarre guadagno, almeno, ti rispettano, anche se continui a fargli schifo. La verità è che è difficile ammettere che la perversione che vedono in un trans li affascina e per scacciare la paura di “essere scoperti”, ci insultano. Questo non li rende uomini forti, ma tristi.

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Ora sarà pure peggio, perché vorranno fare tutti “pesce e pesce”…

Il quarto episodio è quello che segna l’ingresso in scena di Patrizia e l’approfondimento del personaggio di Donna Annalisa, detta Scianel e di Mainella, la moglie del figlio di Scianel. Tre donne, diverse ed uguali, che s’incrociano senza comprendere quanto effettivamente le loro sorti siano legate a filo doppio.

Patrizia, la nipote di Malammore, fedelissimo gregario di Don Pietro Savastano, lavora come commessa in una delle boutique più rinomate della città.

Eppure, Patrizia non è solo una servizievole commessa. Nella vita di tutti i giorni è una ragazza che è cresciuta troppo in fretta dopo la morte dei genitori, una ragazza che ha dedicato la sua vita ai fratelli. Una donna che cerca di rimanere a galla come può, ma che non è disposta ad annegare senza lottare. Una ragazza che capisce il valore del compromesso. E’ per questo motivo che quando viene avvicinata dallo zio capisce che è molto più saggio dire “va bene”, anziché rifiutarsi ostinatamente di aiutarlo. È così che diventa l’ambasciatrice di Don Pietro, la sua più preziosa e servizievole alleata.

Patrizia è una delle tante “orfane della camorra” che conosce le regole e sa come muoversi in certi  ambienti. Fa impressione la scena dove si toglie il tatuaggio, perché Don Pietro le dice che una vera leonessa non ha  patriziabisogno di un tatuaggio per dimostrare la sua forza. In quella scena Patrizia spiega che chi ha conosciuto, vissuto e affrontato il dolore vero, non ha paura di soffrire. Anche lei lo capisce in quel momento e proprio allora si rende conto di quanto è forte. Non è facile fare la doppia faccia – vivere una doppia vita – mantenere la calma e non commettere errori e anche questo ci spiega quanto è difficile la vita di una donna condannata a vivere nella camorra, di camorra e per la camorra. Hai delle fragilità e delle debolezze che possono usare per colpirti, che nel suo caso sono i fratelli, e proprio per proteggere loro e per fargli vivere una vita migliore, accetta il compromesso, ma, forse, anche perché non vuole fare la commessa per tutta la vita e sa che quella è l’unica opportunità per svoltare. Per le ragazze come noi, è l’unica strada. È triste da accettare, ma questa è la realtà.”

Annalisa, 24 anni

“Quella di Marinella è una di quelle storie che nei rioni e nelle case popolari, tutti conoscono, ma nessuno ne parla a  marinella04_mgthumb-internavoce alta, per rispetto della famiglia che la tiene a carico. – il clan al quale si è imparentata attraverso una relazione sentimentale – Una ragazza che sa bene che finché suo marito non sarà libero, sarà la schiava della suocera e quando il marito uscirà dal carcere, diventerà la sua schiava. L’amore che incatena e ti rovina la vita: quante ragazze sono finite male per questa ragione. Uccise, picchiate, costrette a vivere segregate in casa, a crescere i figli e obbedire al marito che magari la riempie pure di corna, – la tradisce continuamente – la donna, in quell’ambiente, certi disonori se li deve tenere – deve accettare il tradimento senza battere ciglio – mentre non vale assolutamente il contrario. La donna che tradisce, rischia la vita. All’inizio, magari, l’ingenuità e l’inesperienza, ti fanno sentire pure lusingata per il fatto che un pezzo da 90 – il figlio di una famiglia malavitosa in vista – si interessa a te. Quando ti svegli dal sonno – quando passa l’infatuazione – ti rendi conto che ti sei messa in uno di quei guai dai quali non si può uscire.

Ho fatto quattro figli in queste condizioni e quando hanno ucciso a mio marito, sono andata a piedi al santuario della Madonna dell’Arco per ringraziare la Madonna della grazia che mi aveva fatto e gli accendo un cero ogni giorno. Ormai sono vecchia e pure se ero ancora giovane, non mi posso rifare una vita. Devo morire sola. Questo è il destino al quale mi hanno condannata. Sarei morta sola, pure se tenevo ancora a mio marito vicino.

Assunta, 67 anni

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