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“Non chiamate Ciro Guarente “l’assassino di Ponticelli”, è un mostro senza anima né identità”

di / 0 Commenti / 611 Visite / 6 agosto, 2017

fiaccolata-vincenzo-ruggieroCiro Guarente è chiuso nel silenzio. Proprio lui, l’unico in grado di sciogliere i tanti dubbi che ancora orbitano intorno al feroce delitto che ha compiuto per togliere la vita al 25enne Vincenzo Ruggiero, quello che stimava essere l’amante della sua compagna, la transessuale Heven Grimaldi. Ed è ancora a lei che Ciro continua a pensare. Ha chiesto di lei e della sua famiglia durante l’ultimo incontro avvenuto con il suo avvocato lo scorso venerdì.

Dopo i primi due giorni di isolamento – come rivela Il Mattino – ha ricevuto in carcere uno dei fratelli e i genitori.

Non cede, non vuole contribuire alle indagini in corso a tutto campo, mentre un’equipe di super periti è a lavoro su più fronti per ricostruire la verità. L’esperto di balistica Claudio De Matthaeis, l’antropologo forense Maurizio Cusimano, per il prelievo del Dna, e lo scienziato Ciro Di Nunzio, che ha studiato anche il caso «Cogne bis».

Questo il pool nominato dalla Procura di Napoli Nord, che avrà il compito di ricostruire l’esatta dinamica di un delitto che ha sconcertato l’opinione pubblica e soprattutto gli abitanti di Ponticelli, quartiere d’origine dell’omicida, nonché luogo prescelto da costui per occultarne il cadavere.

Una terra di camorra, dove mai neppure la camorra ha osato accanirsi con tanta ferocia sulle sue vittime.

Mentre si alternano le testimonianze e i ricordi di chi Ciro lo ha conosciuto, dai compagni di scuola agli amici di vecchia data, e mai lo avrebbero ritenuto capace di mettere a segno un delitto tanto efferato, il quartiere prende una posizione dura e irremovibile contro quel feroce assassino. Ponticelli lo ha ripudiato e lo disprezza. Nessuno, neanche minimamente, accenna a “giustificarlo”. I giudizi più severi, fioccano proprio dalla comunità ponticellese che non perdona a Guarente quell’atto di inumana e disumana ferocia.

Un quartiere che da una settimana vive sotto-choc: da quando si è appreso che parte dei resti del cadavere del 25enne, Guarente li ha occultati in un box preso in affitto nel rione in cui viveva la sua famiglia, qualcosa è cambiato nella coscienza degli abitanti del posto, mentre i media nazionali frettolosamente appioppano al 35enne l’etichetta di “assassino di Ponticelli”.

Il quartiere, invece, a distanza di una settimana dall’epilogo di questa terribile vicenda, ha scelto di scendere in strada per ricordare Vincenzo Ruggiero, quel ragazzo di 25 anni, brutalmente assassinato nel fiore degli anni e rendere omaggio alla sua memoria.

Così, sabato 5 agosto, a Ponticelli ha avuto luogo una fiaccolata in memoria di Vincenzo, proprio lì, nel Lotto 10, il rione dove Guarente ha occultato parte dei resti del cadavere. Una fiaccolata alla quale ha partecipato anche la famiglia della giovane vittima.

La madre di Vincenzo ha rotto il silenzio e ha rilasciato alcune dichiarazioni alla stampa presente:

Nei giorni in cui cercavo Vincenzo, Ciro è venuto a casa per abbracciarmi e rassicurarmi. Se penso l’assassino di mio figlio mi ha abbracciato, mi vengono i brividi“. Maria Esposito, la madre di Vincenzo Ruggiero, è ancora comprensibilmente provata e segnata da quel lutto che le ha cambiato la vita per sempre.

La madre di Vincenzo, così come la famiglia Ruggiero aveva già fatto nel corso deli giorni precedenti, ha ribadito i sospetti in merito al coinvolgimento di un complice che può aver aiutato Guarente a mettere a segno quel piano diabolico. La donna sottolinea, ancora una volta, che dubita fortemente che un uomo gracile come Guarente possa aver fatto tuto da solo.

La donna ha ribadito soprattutto il suo desiderio di giustizia e ancor più quello di riavere il figlio tutto intero per poterlo portare a casa e organizzare un funerale per lui. La richiesta disperata della madre della vittima Ciro è una soltanto: sapere dove ha nascosto le parti del corpo mancanti del figlio.

Ricordiamo che, per quanto agghiacciante fosse la condizione in cui versavano i resti del giovane rinvenuti nel box di Via Scarpetta, gli inquirenti hanno impedito alla donna di vederli.

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