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La storia di Francesco e Giuseppe: ripudiati dalle famiglie, costretti a vivere per strada, perchè innamorati e gay

di / 0 Commenti / 1405 Visite / 5 settembre, 2017

foto-lastampa-itDormire sulle panchine e vivere per strada, di stenti e tra mille difficoltà, perché cacciati di casa dalle loro famiglie che non approvano il duplice status di gay e fidanzati. È l’incredibile storia di Francesco e Giuseppe, di 18 e 22 anni, due ragazzi che si sono ritrovati a vivere per strada, solo perchè il tessuto sociale che li circonda è incapace di recepire di buon grado l’omosessualità.
Succede a Casoria, comune della provincia di Napoli, nel 2017, un anno dopo l’approvazione della legge che “regolarizza” le unioni civili. Una vicenda complicata e delicata che avrà quasi certamente dei risvolti legali. Una vicenda emersa grazie alla denuncia del presidente dell’Arcigay di Napoli, Antonello Sannino, e alla mobilitazione della comunità lgbt.
UN calvario che per Francesco ha inizio due anni fa, quando i genitori decidono di separarsi e lo fanno nel peggiore dei modi: se ne vanno di casa, entrambi. Francesco aveva appena 16 anni e impara a cavarsela da solo, insieme alle sorelle di 20 e 8 anni.
Abbandonato dai genitori, emraginato dai parenti perché omosessuale, erano loro ad aizzare la madre contro di lui.
Il giovane lascia la scuola per andare a cercare un lavoro e di mestieri ne ha fatti un bel po’, dal cameriere all’animatore turistico. La sorella Clelia fa lo stesso. Per sopravvivere, per badare alla piccola, tra immense difficoltà. Finché le cose sono precipitate.

Alla fine dello scorso febbraio vengono svegliati dall’ufficiale giudiziario e i carabinieri che gli intimano di liberare subito l’appartamento. La madre ha chiesto la liberazione della casa.

Uno sfratto a dir poco brusco, seppure quella casa oggi è vuota, perché la madre vive altrove e si è portata via la figlia più piccola, vietando a Francesco anche di vederla perché, in quanto gay, avrebbe esercitato “una cattiva influenza”.
Così Francesco resta solo con il suo ragazzo, la sorella Clelia, infatti, si è sistemata a casa del suo fidanzato, in una situazione di per sè non facile.
Con Giuseppe ha condiviso lo stesso destino: anche i suoi genitori lo hanno cacciato. Hanno detto “O lui o noi”. E il giovane, pur di non rinnegare il suo amore, ha perso anche il lavoro da aiuto-pasticciere.

Inizia così un calvario pieno di difficoltà ed insidie per i giovani, costretti a girovagare con le buste piene delle loro cose, dormendo sulle panchine. Poi quando il tempo l’ha permesso si sono spostati sulle spiagge, a Mondragone, a Torre Annunziata, sfruttando le docce degli stabilimenti balneari per lavarsi.

Grazie alla mobilitazione insorta in seguito alla denuncia pubblica dell’Arcigay di Napoli, i due ragazzi hanno trovato una sistemazione provvisoria e hanno preso contatti con un avvocato.

Da qualche giorno sono ospitati provvisoriamente dall’Arcigay, che li sta assistendo. Ma la giovane coppia, che non può più fare affidamento sulle famiglie di origine, deve trovare un nuovo punto di partenza, un lavoro, per avere la possibilità di pagarsi un alloggio.

La richiesta di aiuto è stata accolta dal Comune di Napoli dalla delegata alle Pari Opportunità Simona Marino, che stanno aiutando l’Arcigay a cercare una sistemazione per Francesco e Giuseppe. Ma l’associazione chiede il sostegno di tutti «attraverso aiuti concreti, come donazioni, proposte di inserimento lavorativo ed eventualmente possibilità di alloggio».

La storia dei due ragazzi, però, non è l’unica, e per dare ospitalità alle persone lgbt vittime di discriminazioni, l’Arcigay sta avviando le procedure per aprire una casa di accoglienza entro la fine dell’anno. «Avremmo bisogno del supporto di tutte le Istituzioni, dalla Regione Campania al Comune di Napoli e in tale direzione il sindaco de Magistris si è impegnato più volte nel corso di questi anni.

Dunque, mentre Arcigay Napoli e il Comune stanno seguendo da vicino la vicenda per trovare una sistemazione adeguata ai due giovani, Francesco, mentre camminava per Casoria, sarebbe stato lievemente colpito da una macchina e, dopo aver chiesto spiegazioni al conducente, sarebbe stato spintonato, minacciato e insultato.
Dopo qualche ora l’uomo avrebbe nuovamente incrociato Francesco in un bar di Casoria e gli avrebbe rivolto ancora insulti e minacce.

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