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“Diario di una giornalista di strada”: sono trascorsi due anni da quell’articolo che…

di / 1 Commento / 282 Visite / 5 ottobre, 2017

wp_000720Ti sei messa contro una donna talmente potente che, se vuole, ti toglie pure l’aria che respiri”: questo il breve, ma intenso contenuto di una telefonata anonima che, due anni fa, ho ricevuto, più o meno a questa stessa ora.
La donna a cui faceva riferimento quella voce maschile, poco più che adolescenziale, è colei che gli abitanti più attempati di Ponticelli chiamano “la pannarazzara”, alludendo alla voluminosa cesta contenente biancheria intima che per diversi anni, in passato, veniva adagiata all’esterno del negozio della sua famiglia. Una donna che, fino alla fine del primo mandato dell’amministrazione de Magistris, ha ricoperto l’incarico di delegata alla legalità del Comune di Napoli. Delega che l’ex magistrato ha tenuto per sé, una volta eletto nuovamente sindaco di Napoli, nel 2016.
Disponendo solo di questa delega e senza l’autorizzazione nè del primo cittadino nè di chi dispone delle cariche necessarie per legittimare degli interventi all’interno di strutture di proprietà del Comune, “la pannarazzara”, nell’estate del 2015, grazie all’ausilio di amici imprenditori, quindi, senza scomodare “Napoli Servizi”, l’ente incaricato della manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici di edilizia popolare del comune di Napoli, dava luogo ad una serie di iniziative volte a riqualificare il Parco Merola di Ponticelli, contestualmente all’avvio delle prime opere di Street art realizzate in quella stessa sede.
Un diserbo, l’introduzione della raccolta differenziata: iniziative lodevoli che riscossero subito i consensi e la collaborazione dei residenti in zona, oltre ad un legittimo entusiasmo, in virtù del degrado maturato in 20 anni di abbandono totale da parte delle istituzioni. Il Comune di Napoli tutt’oggi conferma l’intenzione di riqualificare il campo di calcio che giace nel cuore di quel parco a sue spese e, salvo clamorosi imprevisti, entro l’estate 2018, verrà riconsegnato il nuovo campetto ai bambini del parco. Tuttavia, “la pannarazzara”, asseriva che sarebbe stata lei, insieme al “suo amico Malagò”, a realizzare quell’opera tanto sognata dai bambini del parco. Al Presidente del Coni, in effetti, venne inviata una mail, il cui testo fu elaborato dalla sottoscritta e che tutt’oggi suscita non poche perplessità, in relazione alle intenzioni che la donna si riproponeva di perseguire, all’insaputa del comune. Nel mentre, i tecnici di Palazzo San Giacomo giunsero a prendere le misure e ad effettuare un sopralluogo, generando, quindi, grande confusione: gli abitanti del Parco Merola faticavano a capire chi stesse seguendo cosa e chi lavorasse per conto di chi. Una sequenza di azioni ed intenzioni che sfociò in uno scivolone clamoroso da parte della “pannarazzara” che servendosi del materiale fornitole da un amico imprenditore e abitualmente utilizzato per allestire delle impalcature, abbozzò delle rudimentali aiuole, taglienti ed arrugginite, provocando il ferimento di diversi bambini.
Il resto è storia nota: dopo aver incassato il dissenso popolare, quella donna abbandona la scena. Il sindaco de Magistris partecipa alla cerimonia inaugurale dei murales e archivia frettolosamente il malinteso, indicando altre figure di riferimento ai cittadini, quali suoi uomini di fiducia ai quali rivolgersi per portare a compimento quel tanto agognato percorso di riqualifica. Il mio lavoro in quella sede continua, soprattutto per i bambini, insieme ai bambini, fino a quando, nel novembre del 2015, non vengo aggredita da Carmela Cirella, detta Melania, all’epoca dei fatti incinta, proprio nel bel mezzo di quel campo di calcio che attende di rinascere sotto nuova linfa.
Il mese seguente, i genitori di Carmela, il pregiudicato Giuseppe Cirella e sua madre Maria Rosaria Amato, danno luogo ad una seconda e ben più violenta aggressione. Quindi, mi sono vista costretta a lasciare quel luogo e quel progetto di rinascita e riscatto, nel quale ho tanto sperato e del quale sono stata la più grande e disinteressata promotrice.
A distanza di due anni, cos’è cambiato?
I Cirella vivono ancora lì, rintanati nel loro appartamento. Non si vedono più in giro da qualche mese. Aprono a sprazzi perfino il chiosco abusivo che con orgoglio e prepotenza gestivano proprio accanto a quel campo di calcio. Imputati in un processo che li chiamerà a rispondere davanti alla legge delle azioni compiute a mio danno e che vede il Sindacato Unitario dei Giornalisti della Campania, d’intesa con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, costituito parte civile al mio fianco. Hanno picchiato una giornalista, ma hanno oltraggiato la libertà di stampa: questo il monito più degno di nota, fin qui emerso intorno a questa controversa vicenda. Almeno secondo il mio parere.
“La pannarazzara”, ovviamente candidata alle elezioni dello scorso anno, esclusa dalle comunali, ha rimediato appena 142 voti. Tanto le è bastato per racimolare una poltrona da consigliere di Municipalità, oltre alla Presidenza della commissione ambiente, a dispetto del nullo senso del decoro che ha esibito nell’arco della performance maturata appena un anno prima nel Parco Merola di Ponticelli.
Nessuno è venuto “a togliermi l’aria”, seppure, qualche tempo fa, ho fatto un sogno strano: incontravo quella donna per chiederle di “servirsi” del mio giornale per far pervenire le sue scuse agli abitanti di quel parco, a quei bambini, ma “qualcuno” mi “chiedeva” di scrivere un articolo in cui spiegavo che quando ho raccontato tutto quello che era accaduto nel corso di quell’estate nel Parco Merola, ero “nervosa”, “non stavo bene con la testa” e soprattutto “ero condizionata da “altri” politici che operano sul territorio”. Però, poi, mi sono svegliata e, guardando la foto che ritrae la ferita che questo bambino si è procurato, semplicemente impattando contro quel ferro arrugginito, mentre dava un calcio ad un pallone, ho realizzato che nessuno, nell’arco dei due anni trascorsi, si è scusato con loro, con quei bambini, per il torto che hanno subito, per aver permesso a chicchessia di trattarli come “bambini di serie b” o “cavie” da sacrificare per sondare le capacità di un’aspirante politica, inesperta e alle prime armi, come se le loro vite, le loro ferite, non abbiano valore e non meritino rispetto, sdegno, indignazione, scuse e pentimento.
Il Parco Merola è sempre più ricco di murales, ma, per il resto, continua a regnare ancora il degrado. Su tutti i fronti. E questa è una sconfitta di tutti.

Un Commento

  1. brava

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