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La testimonianza della figlia di un netturbino, morto per un tumore curato come “una semplice bronchite”

di / 0 Commenti / 583 Visite / 15 ottobre, 2017

o-holding-hands-facebook-1170x585Ora vi racconterò una storia, quella del mio papà… Sin da piccola ho sempre saputo di somigliare a lui e ne vado pienamente fiera, tutti i figli del mondo possono essere di parte quando si parla del loro papà, ma io sento che nella sua vita c’è stato qualcosa di più speciale per me.
Papà era un tipo forte, ma forte davvero!

Lui lavorava di notte, faceva il netturbino e di giorno si occupava di costruzioni e varie mansioni di edilizia, spesso insieme al fratello. In seguito ha iniziato a fare mercatini dell’usato che, oltre ad essere una passione per lui, gli permettevano di portare abbastanza soldi a casa per poter andare avanti. Lui era una forza e riusciva a riposare quel paio d’ore alla volta sul nostro divano di casa, tra le urla di mia madre che non capiva la sua stanchezza perenne.

Papà era umile, bravo e soprattutto amante degli animali, non ricordo nemmeno più tutte le volte che di notte si è presentato a casa dopo lavoro con un cucciolo trovato strada facendo, lui dava persino cibo ai piccioni tutti i giorni, alla solita ora. Papà si faceva in quattro per noi a casa, lottava per i suoi diritti lavorativi e di parole cattive proprio non ne ho. Ma chi l’ha conosciuto sa perfettamente che tutto ciò che ho appena scritto è la sacrosanta verità. L’anno scorso, dopo aver affrontato un periodo nero a causa di mia madre (due aneurismi celebrali), ci siamo legati ancora di più, tutte le sere mi dava il bacio prima di andare a lavoro e mi chiamava con il nome di sua moglie. Il 25 maggio dello scorso anno, mia madre miracolosamente aprì gli occhi dopo aver subito due interventi delicatissimi e finalmente dopo la riabilitazione è tornata a casa da noi. Abbiamo festeggiato tanto il suo ritorno, tanto da non renderci conto che lo stesso giorno però di quest’anno, il 25 maggio, papà sarebbe andato via per sempre… Lui era indistruttibile, e soprattutto stava benissimo.
Tutto inizia da una bronchite, una semplice bronchite diagnosticata dal suo primo pronto soccorso e curata con siringhe e protezioni per lo stomaco. Dopo qualche giorno, la bronchite sembrava essere sparita e lasció spazio ad un dolore lancinante all’altezza del rene destro. Corse di nuovo in pronto soccorso e gli diedero conferma della bronchite curata e sparita, sostenendo che avesse un semplice dolore di ernia. Continuò così ad assumere medicinali, fino a provocargli forti bruciori allo stomaco, forse perché la protezione a base di omeprazolo gli provocava effetti indesiderati e dopo un terzo pronto soccorso le infermiere di turno decisero di sostituire la protezione dandogli la ranitidine. Tornò a casa e il dolore sembrava essere sparito, ormai tutti pensavamo fosse cosa da poco, una semplice ernia al disco, ma ogni volta che provavo a telefonare mia madre per avere notizie, lei mi diceva che stava sempre peggio, fino al punto in cui, dopo svariati altre visite al pronto soccorso, lei si decise a cambiare ospedale e farlo ricoverare per capire cosa avesse realmente.

Papà è stato 4 giorni in pronto soccorso, in attesa di una risposta e peggiorava sempre di più. Lì gli diagnosticarono una pleurite polmonare. Venne portato in un altro ospedale e li cominciarono a fargli tutti gli accertamenti possibili. Io non ho avuto modo di stargli accanto a tutte le ore, in più continuavo a pensare fosse una cosa momentanea e che sarebbe passata in fretta, non avrei mai pensato che quelli erano i suoi ultimi giorni. Il giorno seguente diedero le risposte degli esami a mio fratello, il quale decise di tacere e non dire niente a noi. Lui ha visto con i suoi occhi come le metastasi, ormai sparse ovunque, gli provocavano così tanto dolore e sofferenze. Trascorse solo qualche giorno e senza farci capire molto ci portarono da lui, confermando ciò che mia madre inizió a dubitare da poco prima e da lì inizió l’incubo vero e proprio.

Perdere un padre è ciò che nessuno mai vorrebbe vivere, io gli ho tenuto la mano fino a quando non siamo arrivati a casa, nonostante sapessi che il suo ultimo respiro è stato in ambulanza, ma pur sempre con la sua mano nella mia.
Lui era un eroe e continuerà ad esserlo nonostante il troppo lavoro lo abbia distrutto, nonostante il suo dover respirare ogni giorno sostanze nocive, nonostante il suo vizio di fumare. E ho deciso di condividere questa storia per parlarvi di una persona che in vita ha dato tanto, per farvi sapere che mio padre è andato via per una “semplice bronchite”, perché nessun medico è stato in grado di capire cosa stesse accadendo davvero. Una metastasi ti condanna a morte e quando ti rendi conto di averla è già troppo tardi, ma se i medici avessero fatto il loro lavoro in modo migliore, se i medici anziché deridere un povero signore che correva in ospedale ogni qualvolta avvertisse un dolore alla schiena, avessero diagnosticato la malattia dal primo momento, sarebbe stato tutto più semplice, per lui e anche per noi… E così mi ritrovo qui, dopo circa 5 mesi a condividere ciò che ho vissuto, con la speranza che, ovunque si trovi, mio padre mi stia dando tutta la sua forza per andare avanti.

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