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616 casi di bullismo nelle scuole campane: la storia di un bambino di 11 anni,vittima dei “figli della camorra”

di / 0 Commenti / 259 Visite / 15 dicembre, 2017

upset boy against a wall

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616 casi di bullismo accertati nelle scuole campane nell’anno scolastico 2016-2017: numeri allarmanti quelli emersi grazie alla ricerca “L’incidenza del bullismo nelle scuole della Campania”, voluta dal Garante regionale dell’Infanzia e dell’adolescenza.

Sul campione del 22% sono stati dunque 616 i casi “conclamati” con picchi più alti nelle provincie di Napoli e Caserta. Le stesse periferie, le stesse province, in cui si registra il tasso più elevato di dispersione scolastica. Nello specifico, nella provincia partenopea, sono stati registrati in media 3 casi di bullismo per scuola, con una eccezione per un istituto comprensivo, dove si sono verificati 70 casi. Nella provincia di Caserta, si registra una media di 2,5 casi per scuola. Si discostano da questa media due istituti nei quali si sono manifestati 39 e 90 casi di bullismo.

Per il 60% dei docenti, il bullismo incide “molto” sull’andamento dell’attività didattica e sulle relazioni in classe: abbiamo posto questa domanda proprio ad uno dei tanti ragazzi vittima di bullismo tra i banchi.

Gabriele (nome di fantasia) ha 11 anni e frequenta il primo anno di scuola media in un quartiere periferico di Napoli.
Non ha denunciato le violenze subite, perché è finito nel mirino di “gente cattiva”: così li definisce i figli dei boss che dallo scorso settembre si divertono a rendere un incubo l’inizio della sua esperienza tra i banchi delle scuole medie.
“Alle elementari era una scheggia – spiega la madre di Gabriele – gli è sempre piaciuto studiare e non ci ha mai dato problemi. E’ un bambino socievole che sa stare con gli altri bambini. Abbiamo dato per scontato che sarebbe stato facile per lui ambientarsi alle medie, quindi cambiare metodo e piano di studio, conoscere i nuovi compagni e insegnanti ed ambientarsi nella nuova classe, oltre che nella nuova scuola.”

Figlio maggiore di una coppia di quarantenni, il padre lavora in una catena di montaggio, la madre in un’agenzia viaggi, Gabriele ha una sorellina di 5 anni della quale si prende cura insieme ai nonni materni, quando i genitori non sono a casa. Una famiglia perbene ed onesta che conduce una vita semplice e fatta di cose “normali”: una pizza con gli amici il sabato sera, le vacanze al mare in estate, lo shopping quando ci sono i saldi. I genitori hanno un rapporto basato principalmente sul dialogo con i loro figli e la madre di Gabriele racconta che tra loro non ci sono segreti, tant’è vero che si è subito accorta che qualcosa non andava.

“Mio figlio, per andare a scuola, si è sempre alzato dal letto prima che suonava la sveglia, da quando sta frequentando la scuola media, invece, faccio fatica a farlo alzare. Vive con angoscia quello che prima per lui era un momento di felicità e fa male prima a me che a lui.”

Non riesce a trattenere le lacrime mentre racconta l’incubo franato nella vita di suo figlio e, di riflesso, anche nella loro: “non auguro nemmeno alla peggiore delle madri di provare quello che sto provando io. E’ bruttissimo pensare che tuo figlio non è al sicuro quando va a scuola e rischia di farsi male. E non parlo solo del male fisico: il bullismo procura delle ferite che non si vedono e che possono portare conseguenze ben più gravi di una gamba o di un braccio rotto. Questo, purtroppo, lo sto imparando da mio figlio.”

Un incubo che Gabriele non ha raccontato subito, per quanto forte era la paura di quello che gli potesse accadere se i suoi aguzzini, quei bulli di pochi anni più grandi di lui, ma già temprati alla violenza e alla cattiveria, avessero scoperto che “aveva fatto la spia”. Ci sono andati giù pesante con lui, fin da subito, senza una ragione apparente, ammesso che la violenza e degli atti di bullismo, possano averne una. Dai libri incendiati o gettati nel water della scuola, così come le merendine, le penne e tutto quello che trovavano nella cartella di Gabriele, fino ad episodi molto più inquietanti.

“Mio figlio giura che non lo hanno mai picchiato – spiega la madre – e in effetti non ho mai riscontrato lividi sul suo corpo e lo psicologo conferma che non ci sono “segni” di violenza fisica nemmeno nella sua anima”. Già, perchè da diversi mesi, il piccolo è in cura da uno specialista, in grado di aiutarlo a superare i traumi che le continue “bravate” subite gli hanno provocato.

I docenti e i dirigenti scolastici le hanno definite “delle bravate di ragazzi che si verificano in tutte le scuole” e mi hanno anche detto che la colpa è mia che sono troppo apprensiva come madre e che creando “un caso di bullismo” avrei danneggiato mio figlio, anzichè aiutarlo. La verità è che davanti ai genitori di quei figli hanno paura…tutti. Anche noi, non lo nego. Ho pensato di denunciare, ma parliamoci chiaro: noi siamo una famiglia modesta, l’ho visto come li educano quei figli, quelle madri e come “li rispettano” tutti, dall’ultimo dei bidelli al più alto in carica in quell’istituto. Ho paura per lui, ma anche per noi. Se ne sentono così tante, non voglio rischiare sulla pelle dei miei figli, rivolgendomi alle forze dell’ordine. Ho parlato con un avvocato e la situazione mi è chiara: sono minorenni e non ci sono prove delle “bravate” di cui mio figlio è stato vittima. Anche se i testimoni ci sono, perchè sicuramente altri bambini avranno visto, ma è come se nessuno avesse assistito a quelle brutalità.”

Numerosi gli atti di bullismo subiti dal bambino: più volte la madre è stata costretta a recarsi a scuola per portargli degli abiti asciutti. La gang si divertiva a spogliarlo per poi gettare i suoi abiti nei water ed obbligarlo ad indossarli di nuovo, bagnati e spesso anche sporchi di feci ed urina.

L’episodio più grave subito da Gabriele, ricalca una “scena di Gomorra”: “Lo hanno buttato per terra e mentre lo tenevano fermo, gli hanno fatto pipì addosso. A turno. Come si può sentire una madre, quando un figlio ti racconta una cosa così orribile?” 

La madre di Gabriele teme che possano essersi verificati altri episodi che, per paura o vergogna, suo figlio non ha raccontato, per questo ha ritenuto opportuno sottoporlo alle cure di uno psicologo.

In che modo questo si ripercuote sullo studio è facilmente intuibile: il più delle volte, quando Gabriele viene interrogato, fa scena muta, i suoi compagni di classe ridacchiano alle sue spalle, perchè è incapace di reagire e farsi rispettare, ma soprattutto perchè “la banda” lo ha più volte deriso e schernito davanti ai suoi amici.

“Gabriele, quando è a scuola, non dice una parola. Anche a casa è molto taciturno, si sta chiudendo sempre più in sè stesso. E’ diventato la controfigura del bambino socievole e sorridente che era prima.”

Come intendete risolvere il problema? 

“Sto già facendo una ricerca tra le varie scuole dove potrò trasferirlo l’anno prossimo, spero solo che non perda l’anno scolastico e che questo basti a risolvere il problema. Per tutta una serie di ragioni, non è stato possibile fargli cambiare scuola subito.. Ho chiesto aiuto a tantissime persone, ad altre madri, perfino alla chiesa, ma quando sentono “i cognomi” dei personaggi coinvolti, tutti si ritirano… In casa mia non c’è più pace, non si vive più serenamente. Ho pensato anche di non mandarlo più a scuola e di pagargli un professore che gli faccia lezioni private, ma la scuola è un diritto-dovere per tutti i bambini, non posso “isolare” mio figlio, perchè viviamo in una società che non è in grado di tutelare i nostri figli ed intervenire in maniera efficace per evitare che si verifichino questo genere di episodi. L’idea che mi tormenta è che sotto gli occhi impassibili e indifferenti di tutti, mio figlio rischia di portarsi dentro per tutta la vita i segni delle violenze che sta subendo adesso.

Cosa vuole dire alle “madri dei bulli”?

“Non siete vere madri, non lo siete nel cuore e nelle azioni, perchè non sapete amare i figli degli altri e nemmeno i vostri, perchè portandoli ad agire in questo modo li educate come bestie e non come esseri umani. Vergognatevi.. solo questo sento di dirvi: se esistesse una legge giusta, in grado di tutelare i cittadini onesti, vi dovrebbero togliere l’affidamento dei figli e non dovrebbero permettere ai vostri figli di crescere in mezzo a bambini gioiosi e sani, come lo era il mio, al quale le vostre bestie stanno togliendo la voglia di vivere.

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