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Saviano condannato per aver diffamato un imprenditore in “Gomorra”

di / 0 Commenti / 335 Visite / 12 agosto, 2018

1488897376576-jpg-saviano_a_rimini Roberto Saviano e la Mondadori Libri sono stati condannati a versare in solido 15 mila euro all’imprenditore incensurato e residente all’estero Vincenzo Boccolato, per non aver rettificato un passaggio del libro Gomorra in cui viene descritto come un affiliato ad un clan camorristico con un ruolo di spessore in un traffico di cocaina. Lo stesso imprenditore diffamato e stato già risarcito con 30 mila euro quattro anni fa per una sentenza diventata definitiva.

A renderlo noto sono stati gli avvocati di Boccolato, precisando che il provvedimento, depositato il 7 agosto, è stato firmato dal giudice della prima sezione civile di Milano Angelo Claudio Ricciardi.

In sostanza Saviano e la casa editrice milanese, che dovranno anche pagare le spese processuali, come si evince dall’ordinanza, nonostante la precedente condanna hanno ritenuto di continuare a ristampare la stessa edizione, dal 28 novembre 2013, data della sentenza di primo grado, al gennaio 2016, senza depurarla delle espressioni diffamatorie. Per il giudice le riedizioni del best seller, con il passaggio incriminato, sono da ritenere un «nuovo illecito diffamatorio» con «caratteristiche del tutto analoghe a quelle già accertate in sede civile» non essendo stato «tempestivamente provveduto all’adozione delle necessarie precauzioni a tutela della reputazione del Boccolato». Precauzioni che sono o eliminare le affermazioni ritenute «dannose» sotto il profilo patrimoniale e non patrimoniale per l’imprenditore o aggiungere una postilla per informare i lettori della sentenza di condanna di qualche anno fa.

Una sentenza pesante che si aggiunge a quella emessa tre anni fa, quando la Corte di Cassazione condannò lo scrittore per aver copiato tre articoli inseriti poi Gomorra.

Tre articoli pubblicati prima su Cronache di Napoli e Cronache di Caserta, e poi inseriti nel libro pubblicato da Arnoldo Mondadori. La Cassazione ha confermato l’accusa di plagio al terzo grado di giudizio, sentenza definitiva e quindi inappellabile.

 

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