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Al via la “festa dei gigli” di Barra, il quartiere dove la camorra c’è, ma non spara

di / 0 Commenti / 3162 Visite / 21 settembre, 2018

follaA differenza di quanto accade a Ponticelli e San Giovanni a Teduccio, dove la camorra fa registrare forti e costanti fibrillazioni, a Barra si rileva uno scenario ben più tranquillo, dietro il quale si cela un clima di calma apparente.

Nonostante, infatti, “quelli di Barra” siano riusciti ad affermare il proprio predominio sotto diversi aspetti, affondando le grinfie su diverse attività illecite non solo a Ponticelli, ma anche in diversi comuni dell’entroterra vesuviano, a finire sotto i riflettori sono i clan di Ponticelli e San Giovanni a Teduccio che fanno più “fuffa” che fatti, complici le “stese” che sono quasi all’ordine del giorno.

Mentre a Ponticelli e San Giovanni si spara e si continua a sparare, “quelli di Barra” hanno aggredito il territorio in maniera decisa, incisiva e silenziosa, riuscendo ad imporre il proprio predominio in pochissimo tempo.

Diverse le attività sulle quali l’organizzazione “esplosa” in seguito al declino dei “Bodo” ha messo gli occhi: dalla gestione dei cimiteri al racket che sta tornando fortemente in voga tra commercianti e piccoli imprenditori, non più taglieggiati tra le mura della propria attività, ma “invitati” a recarsi da “quelli di Barra” per regolarizzare la propria posizione. Un modus operandi che allarma e spiazza i commercianti di Ponticelli, ma anche di Cercola e San Sebastiano al Vesuvio oggetto di “attenzioni speciali” da parte della malavita barrese che ha ufficializzato la sua presenza sul territorio in concomitanza delle scorse festività pasquali, praticando richieste estorsive di diverse centinaia di euro. Stando a quello che raccontano diversi commercianti della zona, “la tariffa” applicata varia da negozio a negozio ed oscilla tra i 200 e i 500 euro.

Alcuni commercianti, dinanzi alla “bussata di porta” della camorra, hanno optato per soluzioni drastiche arrivando a chiudere dall’oggi al domani l’attività per rimettersi in gioco altrove e ben lontano dalle mura del quartiere, con l’auspicio che questo possa bastare per eludere le minacce della criminalità organizzata.

Da circa due anni, il presidente della VI Municipalità di Napoli, Salvatore Boggia, si batte per istituire una stazione dei carabinieri a Barra. Una richiesta d’aiuto, fin qui, rimasta inascoltata ed ignorata, nonostante accenda i riflettori su una criticità reale e temibile, ma Boggia continua la sua battaglia solitaria.

Nonostante Barra sia il fulcro di tutto, lungo le strade del quartiere, le “stese” avvengono in maniera sporadica e “meno eclatante” rispetto ai fenomeni che, di contro, si registrano negli altri quartieri della periferia orientale di Napoli. E, di certo, non si tratta di una “coincidenza” casuale, ma di un dato che conferma il potere e “il peso” assunto dalla camorra barrese, in seguito al processo di riorganizzazione delle nuove gerarchie al quale i clan della periferia orientale di Napoli stanno andando incontro, soprattutto in seguito al blitz dello scorso novembre nell’ambito del quale vennero arrestate 23 persone, ritenute contigue al clan De Micco di Ponticelli, obbligando la cosca dei tatuati a subire una brusca battuta d’arresto.

Il ruolo di fulcro, centrale ed essenziale, acquisito dalla camorra barrese, viene confermato anche da quanto accaduto lo scorso 6 dicembre: un blitz della Polizia in una palazzina in piazza Crocelle, quindi tra corso Sirena e via Mastellone, a Barra, ha interrotto un summit di camorra tra esponenti di spicco del cartello criminale alleatosi per scalzare definitivamente i De Micco di Ponticelli, in seguito agli arresti di 23 affiliati dello scorso 28 novembre.

Cinque persone sono state fermate e portate in Questura, dove sono state segnalate e poi rimesse in libertà.

Riuniti intorno a un tavolo per discutere delle sorti camorristiche della periferia orientale, in particolar modo di quelle di Ponticelli, con i nemici del clan De Micco ormai alle corde: così li ha trovati la polizia, quando ha fatto irruzione in un appartamento dove era in corso un summit di camorra al quale hanno partecipato alcuni degli elementi di maggiore spessore della “camorra emergente”.
Una riunione voluta per sancire alleanze finalizzate ad accrescere le credenziali del nuovo sodalizio camorristico e giungere ad appropriarsi del quartiere Ponticelli che fino a pochi giorni fa era sotto il saldo controllo dei “Bodo”.

Le persone che hanno partecipato a quella riunione e che sono state identificate dagli inquirenti sono: “‘o nonno”, un esponente della famiglia Aprea, due uomini dei Minichini, un rappresentante degli Aurino e uno dei De Luca Bossa, quasi sicuramente Giuseppe, il fratello di Tonino ‘o sicco, da più fonti additato come il nuovo leader del cartello criminale nato nel Lotto O di Ponticelli.

In tale ottica, il Lotto O di Ponticelli rappresenta una sorta di specchietto per le allodole, una sorta di sede dislocata dell’organizzazione centrale che, tuttavia, non dispone del potere decisionale necessario per agire in totale autonomia.

In questo clima di calma apparente, partirà stasera, venerdì 21 settembre, la festa dei gigli di Barra, un rituale antico che più volte ha palesato un forte legame di promiscuità con la camorra che soprattutto attraverso la celebrazione della festività capace di richiamare migliaia di persone lungo le strade del quartiere, ha diramato messaggi volti a consolidare affiliazioni, alleanze e molto altro ancora. I celebri cantanti dei gigli di Barra più di una volta sono finiti al centro di indagini della magistratura, al pari degli interpreti della camorra locale, rei di aver praticato ingenti estorsioni “nel nome della festa dei Gigli”. 

Eppure, basta gironzolare tra le attività commerciali di Barra per comprendere che non si tratta di un costume estirpato e che anche l’edizione targata 2018 sorge nel segno della stessa stella incancrenita di sempre: gadget, gagliardetti, stendardi, t-shirt e altri fronzoli rappresentativi delle varie squadre che parteciperanno alla parata, infatti, sono stati smistati tra i vari esercenti della zona, in cambio di banconote da 50 e 100 euro. Un rituale antico, che viaggia di pari passo con la sacralità di una festa che sempre più spesso si tramuta in un comodo palcoscenico del quale la camorra si serve per legittimare e spettacolarizzare il suo dominio sul territorio, oltre che per attingere comodi guadagni.

 

 

 

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