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VIDEO-Intervista a Oliver Tahir, l’ingegnere inventore di “Safe”

by / 0 Comments / 84 View / 13 gennaio, 2019

49213921_2204927626391545_1680259719513505792_nCome sarebbe andata quella mattina del 21 dicembre del 2015, se il dispositivo “Safe” fosse stato già immesso sul mercato?

Quella mattina, una famiglia di malavitosi di Ponticelli mi ha aggredito e ha cercato di sequestrarmi, mentre mi trovavo nei pressi del famigerato “parco dei murales” per svolgere il mio lavoro. Un’aggressione maturata in pieno giorno, nel bel mezzo del mercato rionale, davanti a centinaia di spettatori, impassibili ed omertosi.

Come sarebbe andata, se avessi potuto utilizzare il “Safe”?

Da quando ho conosciuto l’ingegnere Oliver Tahir e con lui, il suo brevetto, non è trascorso un solo giorno in cui non mi sia posta questa domanda.

Me lo chiedo tutte le volte che percorro la strada che mi conduce a Pomigliano d’Arco, il comune in cui Oliver vive.

Me lo chiedo tutte le volte che apprendo notizie di cronaca che riaprono quella ferita che stenta a cicatrizzare nell’anima delle vittime di violenza e che narrano di persone, non solo di donne, uccise, violentate, aggredite, travolte da quell’ondata di feroce violenza che sembra implacabile.

Ci vuole provare Oliver, a frenare quel fiume in piena che si alimenta di livore violento, e per questo ha brevettato “Safe”: in tanti lo hanno definito un dispositivo antistupro, io, invece, ritengo che sia un’ancora alla quale aggrapparsi per restare arpionati alla vita, quando, per qualsiasi ragione, un altro essere umano prova a metterla a repentaglio.

Come sarebbe andata quella mattina del 21 dicembre del 2015, se il dispositivo “Safe” fosse stato già immesso sul mercato?

Sarei riuscita a dileguarmi, sottraendomi alle percosse che sono stata costretta a subire.

Disporrei di immagini preziose che avrebbero fornito prove inconfutabili alla magistratura e che lascerebbero ben pochi margini di dubbio in merito all’esito del processo ancora in corso.

Le forze dell’ordine sarebbero state in grado di giungere sul posto entro e non oltre 5 minuti.

Non mi sarei sentita sola e in balia degli eventi.

Non avrei sentito la mia vita fra le mani di altre persone, capaci di disporne a proprio piacimento.

Queste le risposte che ho trovato a quella semplice domanda: come sarebbe andata il giorno in cui sono stata aggredita se avessi avuto il dispositivo “Safe” con me?

Quella domanda proprio no, non riesco a smettere di pormela e sono sicura che sfiorerà i pensieri di tante anime vittime di quello stesso inumano vortice di violenza che, quel giorno, ha travolto me, ogni volta che sentiranno parlare di “Safe”.

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