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L’ultimo viaggio della Costa Concordia

di / 0 Commenti / 297 Visite / 24 luglio, 2014

two-years-ago-the-costa-concordia-capsized-off-the-coast-of-italy--heres-what-it-looks-like-now La Costa Concordia, il ritratto del nostro Paese, la metafora che rispecchia l’anima della nostra nazione: naufragata, arenata, abbandonata, colpita, affondata, morta, riesumata.

Quel che resta della Concordia, ieri mattina, ha lasciato l’isola del Giglio ed è in navigazione verso Genova, dove arriverà domenica, salvo imprevisti.

Le sirene dei rimorchiatori e delle barche presenti in mare e l’applauso della gente e dei turisti del Giglio a terra hanno salutato la Concordia.

Il viaggio della nave sarà lungo intorno a 180 miglia nautiche, pari a 330 chilometri.

Non è lì che doveva salpare, non è così che doveva terminare quella che doveva essere, semplicemente, una crociera.

Felicità e commozione.

Rabbia e desolazione.

Sentimenti contrastanti che convergono negli sguardi che accompagnano l’ultimo viaggio di quell’orpello di morte e sventura, al quale rimangono, nonostante tutto e a dispetto di tutto, faticosamente ancorate urla sorde di soccorso ed aiuto, naufragate in un mare d’inverosimile e sciagurata malasorte.

Un momento storico imperdibile e, così, all’isola del Giglio era possibile affittare un posto su un balcone, pur di accaparrarsi un posto in prima fila.

Tutto in perfetto stile “Made in Italy”.

E poi ci sono “i live”, la diretta streaming, la photogallery, la cronistoria, gli aggiornamenti in tempo reale dell’intero viaggio.

Tutto in perfetto stile “Made in Italy”.

Cosa resterà di quella fredda notte del 13 gennaio del 2012?

32 morti, dei quali solo 30 corpi sono stati recuperati al momento del naufragio e nei giorni successivi, mentre i resti di uno dei 2 dispersi sono stati rinvenuti solo dopo le operazioni di raddrizzamento per il recupero della nave.

Famiglie distrutte, irrimediabilmente distrutte, drammaticamente distrutte.

E il desiderio che a riemergere dai fondali sia la punizione inferta dalla giustizia a chi, in merito all’insorgenza di quella tragedia, deve assumersi non poche responsabilità.

Civitavecchia, Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari, Palermo.

Questi gli itinerari ai quali dovevano andare incontro quei 32 corpi.

Non la morte.

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