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“I nomi, i cognomi e i luoghi” dei rifiuti del Nord che hanno avvelenato il Sud

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
22 Ottobre, 2014
in In evidenza, News
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“I nomi, i cognomi e i luoghi” dei rifiuti del Nord che hanno avvelenato il Sud
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imagesQC0IBYQCUn anno fa, la struggente vicenda della “Terra dei fuochi” era un caso d’attenzione mediatica di caratura nazionale ed internazionale.

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Oggi è un dramma che si consuma nell’omertoso e solitario abbandono e che continua ad avvelenare e produrre morti.

Tuttavia, la lunga scia delle ecomafie nel Mezzogiorno ha radici ben profonde che partono da soprusi messi in atto negli anni ’80.

I rifiuti tossici del Nord presenti in Campania e nelle Puglie hanno un nome ed un cognome. Hanno sigle e luoghi di provenienza.

I comuni del Piemonte: Chivasso, Robassomero, Orbassano; quelli della Lombardia: San Giuliano Milanese e Opera, Cuzzago di Premosello, Riva di Parabbiago, Pianoro (Bologna), Parona (Pavia), Roma. Parimenti note le sigle e le ragioni sociali artefici di questo traffico.

FER.OL.MET Spa impianto di depurazione (via della Pace, 20 – 20098 San Giuliano Milanese, Milano): 21 tonnellate di fanghi, 552 tonnellate di fanghi di verniciatura.

TOCCO MAGICO Spa (via Giulio Verne, 21 – 00157 Roma): 25 tonnellate di rifiuti speciali cosmetici scaduti.

SICAF di Premosello (Novara): 16 tonnellate di scarti di collante acrilico, 50 tonnellate di morchie di verniciatura.

CENTRO STOCCAGGIO FERRARA di Robassomero (Torino): 79 tonnellate di rifiuti speciali industriali, 13 tonnellate di polveri di amianto bricchettate.

Tra i quantitativi più alti ci sono le FONDERIE RIVA Spa (via Vela, 9/A – 20015 Parabbiago, Milano): 1106 tonnellate di scorie e ceneri di alluminio. Ma la peggiore sembra essere l’ACNA (azienda coloranti nazionali e affini) di Cengio (TORINO) che fu chiusa per rischio socio-ambientale nel 1999. La fabbrica produceva veleni, sostanze venefiche delle più pericolose: diossine; ammine (composti organici derivanti dall’ammoniaca e contenenti azoto); composti dello zolfo, del cianuro. I fanghi sono stati trasferiti in Campania, a bordo di camion e su navi fatte affondare. 22 tonnellate di morchie di verniciatura, resine e fanghi arrivano dalla provincia di Padova.

Dati confermati anche dalle istituzioni: difatti, Nicola de Ruggiero, assessore all’ambiente della Regione Piemonte, ha affermato che “A Pianura sono arrivate almeno 800 mila tonnellate dei rifiuti di Cengio, azienda per noi emblematica del disastro ambientale causato dal Piemonte.”

Tuttavia appare evidente che quelli sopra citati siano solo una magra parte delle complessive aziende coinvolte nel “business”.

Imprenditori a capo di attività solide e redditizie, con le spalle protette dai politici e casi sicuramente anche dai “tutori della legge”, in possesso del capitale necessario per tappare bocche e pagare omertosi silenzi.

Imprenditori senza scrupoli, più che propensi ad intrecciare rapporti d’affari con la Camorra pur di risolvere “l’impiccio” dello smaltimento dei rifiuti in maniera “semplice ed economica”.

Nasce dall’inumana angheria umana la più grande catastrofe ambientale della storia dell’umanità, partorita dall’umanità, contro l’umanità.

Fonte: isud

Tags: aziende del nordcamorracatastrofe ambientaleecomafiapugliarifiuti tossicisudterra dei fuochi
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