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“Il talento incompreso” di Napoli: il Vasto

di / 0 Commenti / 1843 Visite / 25 ottobre, 2014

imagesRVHZC2K7Il Quartiere Vicaria, meglio conosciuto come il Vasto, è un’abbondante e variegata fetta di Napoli incastrata tra San Lorenzo, la Zona Industriale e Poggioreale.

Ogni strada ha il nome di una città, quindi, il Vasto è la zona di Napoli che raccoglie idiomi e stereotipi “extranapoletani”. Aspetto rispecchiato nella forma e nella sostanza, in quanto è sicuramente una delle porzioni densamente più abitate da popolazioni straniere, ma lì la multietnicità non è un meccanismo indotto né un fenomeno da studiare, bensì si sviluppa in maniera spontanea, lontano da convegni e senza “libretto d’istruzione”: “e nir’ parlano o’ napulitan’” e si chiamano tutti “fratellò” a prescindere dal reale nome di battesimo.

Lavorano tutti insieme, in un susseguirsi infinito di negozietti, colori, urla, vagiti, schiamazzi, risate, sorrisi, elefanti africani, bancarelle e “caccavelle” napoletane, senza pestarsi i piedi, ma praticando la semplice e reciproca arte del rispetto.

Chi asserisce che quella che cresce nel Vasto sia tutta “erba marcia” e che in quella “zona declassata” regnino degrado, abbandono e umanità incolta, ignora che quello è il Qquartiere che ha dato i natali a Vincenzo De Crescenzo autore della celebre canzone Luna Rossa, al cantante Eduardo De Crescenzo (nipote di Vincenzo), ad E. A. Mario, uno tra i più celebri autori della canzone napoletana, nato in una bottega di Vico Tutti I Santi. Al Vasto sono nati e cresciuti anche il noto batterista Gegè Di Giacomo, l’attrice Lina Sastri e il cantante Peppino Gagliardi.

In realtà, l’effimera approssimazione è quanto si rivelano capaci affermare quelle anime che calpestano fugacemente quegli ingobbiti e zoppicanti sanpietrini, senza soffermarsi a scrutare i lineamenti di quel meandro di mondo il tempo necessario per carpirne l’essenza.

Quella è una parte di Napoli in cui suona ancora a palla il repertorio del Nino D’Angelo degli anni d’oro, i commercianti promuovono la loro merce avvalendosi di slogan fantasiosi e creativi e la merce si chiama “e cos’”, “coccos’”, “na cosarell’”: tutto costa più poco e tutto ha un aspetto, un colore, una forma, un valore diverso. Lì non si vede il mare, ma se ne avverte diversamente la presenza e la gente non scende in strada solo per comprare “qualche cosa”, ma piuttosto animata dalla sincera voglia di condividere quotidianità, respiri, sorrisi, la vita con le altre persone, nere o bianche, non fa differenza: nel Vasto il concetto inglobato nel sostantivo “persone” racchiude ed include “tutte le persone”.

Quando chiedi un’indicazione, ti rispondono: “Dove dovete andare?”

Perché non gli basta metterti in condizione di raggiungere quella strada, ma devono essere certi di averti condotto alla destinazione precisa.

Lì vive gente che custodisce e pratica la rara e lungimirante arte del ridere dei guai.

Questo e molto altro è il Vasto.

E forse non si chiama “Vasto” solo per l’ampia estensione geografica del territorio di sua stessa pertinenza.

 

 

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