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Il mio destino.

di / 0 Commenti / 113 Visite / 30 novembre, 2014

” il mio destino è quello di dare abbracci e amore ai miei bambini, è la vita che ho scelto ma è anche una vita che mi ha portato lontana da loro. Il mio destino è quello di ricevere abbracci e amore, ma solo attraverso la distanza della lontananza. Muri, valli, monti invalicabili.

Se mi mancano? Dio quanto.

 Mi mancano come l’ossigeno in acqua, come il sole in giorni di nuvole e nebbia. Mi mancano come la pioggia in siccità. Mi mancano come se dovessi fare a meno delle braccia e delle gambe, contemporaneamente. Non te lo so spiegare. E’ come nuotare senza mare.

Dio quanto mi mancano.

Perché sono andata via? Per fame. Avevamo tutti bisogno di mangiare e l’Italia mi sembrava la terra promessa. Non l’ho ancora capito se mi sbagliavo.

Solo io e una valigia in un camion lurido. Ecco come sono arrivata qui. Oggi a  piccoli passi costruisco una speranza che inonderà il loro futuro, un fiume in piena di possibilità che la loro madre gli ha offerto sacrificando anche quello che è impossibile sacrificare pur di comprare il pane. 

Non ho grandi progetti, ma vivo di piccole vittorie, le mie e le loro.  All’inizio si lavora per pagare i debiti, dopo per qualche risparmio. Non tengo niente per me, non mi concedo regali quasi mai. Il mio unico vizio? La cioccolata. Non sapete che privilegio è comprare una barretta di cioccolata. È il massimo lusso che mi concedo, e mi sento tremendamente in colpa.

 A volte riesco a trovare la forza, a volte è solo un abisso di dolore. Qui il tempo è diviso in due: quando si riesce a non pensare a niente lavoro come una macchina automatica. Mi spengo l’anima e si, penso di potercela fare. L’altro tempo è quello dei pensieri. In alcuni giorni di grande tristezza e rabbia si piange solo, anche senza motivo. Mi sveglio violentandomi la mente, perché  passerà anche questo giorno e anche altri giorni come questo: fare assistenza, fare le pulizie, lavare, stirare, far da mangiare. Una telefonata a casa per sentire le voci dei miei. Fanno sempre tanto baccano, pare che siano felici e un po’ mi si spezza il cuore e un po’ mi si salda : sono felici grazie a me, ma senza me.

La mente vaga sempre e io devo fermarla, so che ai pensieri piace volare ma so anche che possono fare male. Devo sopravvivere.  Ho lasciato la guerra per un’altra guerra, quella che non rompe le ossa ma sgretola l’anima.

Il mio destino è quello di essere madre, di essere sola e lontana, ma  di essere viva.

Prego per tutti noi, che Dio ci benedica”

Luda, 30 anni. Immigrata.

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