Il nuovo modo di leggere Napoli

124.380 Sbarchi. 124.380 Storie.

di / 1 Commento / 46 Visite / 14 dicembre, 2014

Ho sempre trovato che riferirsi alle persone come a dei numeri spersonalizzasse drasticamente la reale concezione di queste, facendoci pensare a loro non più come esseri umani, ma come addizioni matematiche, così lontane, così prive di appartenenza.

Alcuni anni fa ho visitato il campo di concentramento di Auschwitz. Conoscevo bene la mole dell’orrore. Conoscevo bene i numeri. Purtroppo però niente mi aveva preparato a quello spettacolo, o meglio alla realtà di quello spettacolo: giganteschi stanzoni in cui erano conservati gli effetti personali di quella gente. È stato come uno schiaffo in pieno viso, è stato mettermi di fronte all’immensità della barbarie di cui tanto mi ero premurata di studiare i numeri. Le barbarie sono sempre terribili, nonostante per alcuni pregne di motivazioni.

Le tragedie portano conseguenze, tenetelo a mente.

Ogni numero di morte porta in se il segreto di una vita spezzata. Che si parli delle guerre mondiali, della corsa al petrolio, della colonizzazione coatta, della globalizzazione a tutti i costi, di guerre che fanno fuggire.

Non è mia intenzione indottrinarvi, ma raccontarvi di quanto una consapevolezza regalata, anche se fuori tema in questo caso, mi ha aperto gli occhi:  200 persone e 200 volti hanno una portata emotiva diversa da 200 numeri a caso, sconosciuti di cui non abbiamo la voglia, o la forza, di interessarci. Considerarli esseri umani ci costringe a prendere in considerazione che questi volti hanno anche un corpo, un corpo che è frutto di una storia. Perché? Perchè poi a questa storia dobbiamo aggiungere i più romantici e drammatici risvolti della vita: la passione, l’amore, l’amicizia, la morte la speranza e la delusione. Tutta l’esistenza stessa. Fatto questo saremo, poi, costretti a metterci in una posizione di uguaglianza perché le dinamiche umane sono dinamiche comuni, e allora, e solo allora, si fa chiaro ai nostri occhi la portata della tragedia che ci costringe, letteralmente, a mettere in moto coscienza e azione per fare qualcosa. Perché quel volto ti assomiglia, quella storia ha qualcosa della tua, o semplicemente ti commuove , ti angoscia e ti fa arrabbiare. Un processo che costringe all’empatia. Insomma un lavoraccio.

Non spetta a me insegnare a chi che sia quanto è ingiusto girarsi dall’altra parte, ma ho la possibilità di dire a chi vorrà ascoltare che dietro a un barcone di immigrati c’è un barcone carico di storie, qualcuna vicina alla tua. Un riconoscimento quotidiano applicato alla moltitudine.

Nel 2014 gli arrivi di immigrati sono raddoppiati rispetto all’anno prima. Nel 2013 erano stati circa 60mila mentre nel 2014,sono stati circa 124.380. Dall’inizio dell’anno 1.889 persone sono morte nel Mediterraneo mentre cercavano di giungere in Europa, 1.600 delle quali dall’inizio di giugno.

 

124.380 persone.

124.380 visi, storie, speranze, amore, morte.

 

Affamati, bombardati, uccisi. Anche dal nostro bel paese, così pio e così corrotto. Gli abbiamo tolto tutto e ci meravigliamo se ci chiedono aiuto. Gli abbiamo venduto le armi per le loro guerre, o meglio abbiamo permesso che fosse fatto, e ci siamo meschinamente nascosti dietro all’idea di essere intoccabili.

1889 morti nel mediterraneo. Quanti bambini? Quanto futuro? Quanta storia? Vengo spesso tacciata di buonismo, di vivere in un mondo irreale fatto di favole e buoni sentimenti. È probabile che sia così, e dei buoni sentimenti sono piuttosto fiera, ma c’ é un tassello che manca in questo calcolo. La lucidità che mi da la conoscenza e la buona memoria. Dovremmo ricordare ogni tanto che la storia si muove per cerchi e che un’ azione compiuta 60 anni fa prima o poi porterà il conto, anche decenni dopo, anche a scapito di altri.

Sandro Pertini gridava, inascoltato: “Svuotate gli arsenali, riempite i granai”! Nessuno mai si è preoccupato di farlo. Ci siamo industrializzati, alleati, evoluti, tutto a scapito di interi paesi ai quali abbiamo portato via anche l’ anima. Quanta difficoltà nell’accettare le conseguenze inospitali delle nostre azioni. Quanto populismo da marciapiede nelle accuse mosse senza spostare neanche un po’ il buio creato da chi ci farcisce di numeri e nozioni.

Questa non vuole essere una lezione  di storia, nè un rimprovero alle buone coscienze di cui, nonostante tutto, è pieno questo mondo. Il mio è un invito a non sottovalutare, a non chiudere gli occhi, a non mentirsi.

Riconoscete a questa cifra, 124.380, la dignità dell’umanità che niente e nessuno è in diritto di eliminare.

Questa storia è stata anche la nostra, a tratti lo è tutt’ora, e sicuramente nostra è parte della responsabilita. Qualsiasi siano motivi e giustificazioni in merito.

Se esponenzialmente cresce il numero degli immigrati, esponenzialmente cresce il numero delle ferite. Qualsiasi cosa significhi per noi.

Siamo tutti piccoli tasselli nati per scegliere se migliorare o meno questo mondo. È solo una questione di scelte. E se abbiamo scelto di non schierarci, di non fare nulla, si tenga a mente che la disperazione non conosce limiti di stato. Una comunità che ha bisogno d’aiuto è tale sempre, ovunque, anche se ne hai bisogno tu, che in  questo paese ci sei nato e non l’hai scelto con la speranza della salvezza.

Ci sono storie belle da morire e altre solo da morire, e poi c’è il futuro da costruire.

Scegli una storia, ne hai 124.380 a disposizione e aggiungici la tua.

Un Commento

  1. Davvero un bell’articolo, complimenti 🙂

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