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Passeggiata tra le meraviglie di Napoli: i segreti del Largo dei Vergini

di / 0 Commenti / 602 Visite / 18 gennaio, 2015

largo dei verginiCon un impianto a doppie forbici e la chiesa a pianta centrale di S. Maria Succurre Miseris, realizzata su un disegno di Ferdinando Sanfelice sui resti di una angioina, questo largo prende tale nome nell’epoca della sistemazione della città di Napoli in dodici quartieri, ossia nel 1780.

Si affacciano sullo spiazzo monumenti in tardo stile barocco.

Le doppie forbici portano a nord in via dei Cristallini e via Arena della Sanità e a sud in via Crocelle a Porta San Gennaro e via di Fuori Porta San Gennaro.

Via dei Vergini parte dalla piazzetta dei Vergini all’altezza della chiesa della Misericordia, e termina nell’omonimo largo. La costruzione più antica che vi si trova è la chiesa di Santa Maria dei Vergini, che risale al 1326. Nel passato è stata una strada di raccolta di acqua piovana, alluvionale e reflua -in letteratura veniva chiamata “Lave dei Vergini”- che confluiva nella depressione di Largo delle Pigne, oggi piazza Cavour. La Lava dei Vergini ha smesso di esistere come fenomeno naturale dal 1871, per opera di due architetti, Schisani e Sinisclachi. Le acque seguivano la pendenza di via Foria fino al grande collettore dell’Arenaccia, poi finivano nel fiume Sebeto, sempre secondo la leggenda. Al suo posto, in realtà, emersero le antiche paludi napoletane.

Via dei Vergini nasconde sotto le sue caratteristiche geomorfologiche alcune cavità terragne che non sono mai state catalogate con precisione. Uno studio a riguard0 è stato fatto nel 1965 e sono emersi risultati molto interessanti. Infatti oggi esistono la “cavità numero 30” e la “cavità numero 50“; in via Mario Pagano, all’altezza dell’edificio Angiulli, il sottosuolo è formato da terreno alluvionale e poi tufo, più in profondità. In corrispondenza di piazza Cavour all’altezza della fermata della Metropolitana linea storica Pozzuoli-Gianturco, si trova materiale da riporto, più in profondità pozzolana, ancora oltre pomice, poi tufo grigio del 3° periodo ed infine tufo giallo classico napoletano, con il quale è stata costruita gran parte della città. Invece in corrispondenza di Via dei Vergini si trovano resti primitivi di insediamenti religiosi.

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