Il nuovo modo di leggere Napoli

Paolo Sorrentino:toccatemi tutto,ma non le basette!

di / 0 Commenti / 1099 Visite / 24 gennaio, 2015

sorrentino

Parla poco, è ossessionato dalla scrittura, ascolta la musica di Califano e considera i social network  una “stronzata”.La sua pignoleria e l’attenzione per i dettagli insieme alla riservatezza sono le doti che gli vengono attribuite più spesso.

Porta da sempre le basette lunghe che non volle sacrificare neanche per il grande Nanni Moretti.«Moretti mi chiamò per una piccola parte nel Caimano: “Ti devi le­vare le basette, però”. Risposi: “Senti, Nanni, allora non se ne fa niente”. Trovammo un compromesso: me le tagliò ma pochissimo».

Fuma sigari toscani da quando ha smesso con le sigarette.E’un accanito tifoso del Napoli tanto da annoverare Maradona nei suoi ringraziamenti dopo aver ritirato l’Oscar.

Nato a Napoli il 31 maggio 1970. Regista, scrittore, Premio Oscar 2014 per il miglior film straniero con La Grande Bellezza (vincitore anche del Golden Globe, dell’inglese Bafta e di quattro European Film Awards).Gli altri suoi film: L’uomo in più (2001, Nastro d’argento miglior regista esordiente), Le conseguenze dell’amore (2004, David di Donatello miglior film, regista e sceneggiatura), L’amico di famiglia (2006), Il divo (2008, film su Giulio Andreotti,(premio della Giuria a Cannes), This must be the place (2011, in concorso a Cannes, con Sean Penn).

Figlio di Sasà, dirigente bancario, e di Tina, casalinga, Paolo Sorrentino rimane orfano a diciassette anni. Studia al liceo classico dei salesiani e sogna di diventare un economista, si iscrive alla facoltà di Economia e commercio, arriva quasi alla laurea ma alla fine lascia per dedicarsi al cinema. “Avevo iniziato a scrivere storie come autodidatta: ho comprato i manuali di sceneggiatura di Massimo Moscati in libreria, partecipavo ai concorsi per i cortometraggi. Con Ivan Cotroneo, scrittore e traduttore, mio vicino di casa, a diciotto anni abbiamo scritto il primo corto, per il festival di Bellaria, si chiamava Luoghi comuni: ambientato nell’aldilà, immaginavamo che Marx, Nietzsche e Gesù si trovassero nello stesso appartamento a parlare di Dio” .

A 36 anni lascia Napoli e si trasferisce a Roma dove attualmente vive in un attico a Piazza Vittorio, nel quartiere cinese di Roma (nello stesso palazzo del regista Matteo Garrone) con sua moglie, la giornalista Daniela D’Antonio e i due figli, Anna e Carlo. «Non avevo mai compiuto una scelta di indipendenza che fosse una. Sempre nella stessa casa, dal primo giorno. Mi trascinavo pigramente ancorato a legami violenti, quasi ancestrali. In più Napoli non è un luogo normale. Devi affrontare la vita con una dose di coraggio non indifferente e io, confesso, sono stato sempre un ragazzo pauroso».

Quattro dei suoi sei film hanno come protagonista,Toni Servillo. «Il mio innamoramento nei confronti di Servillo ha tante ragioni (la sua estrema bravura, per esempio) ma una per me è primaria. Toni mi fa molto ridere e io attribuisco un’ importanza fondamentale al ridere.»

Un elemento di  imprescindibile per Sorrentino è la scrittura.” Ogni altra cosa è recuperabile e correggibile nel fare un film. Il testo se è fatto male, farà andare tutto male. Non lo recuperi strada facendo”.

Ha scritto due libri, entrambi pubblicati da Feltrinelli: Hanno tutti ragione (2010, terzo al Premio Strega) e Tony Pagoda e i suoi amici (2011).
“In letteratura esiste una libertà meravigliosa. Lo scrittore può fuggire attraverso linee e sentieri che la complessità e i limiti del cinema non possono sostenere. La digressione, almeno per me, è una delle cose per cui vale la pena vivere”.

Intanto Sorrentino sta ultimando il suo prossimo film  “La giovinezza” (“Youth”), interpretato da Michael Caine e Harvey Keitel che debutterà probabilmente al prossimo Festival di Cannes.Una piccola anteprima, presentata alle Giornate professionali del cinema di Sorrento,parla di atmosfere ipnotiche, audaci movimenti di macchina, magistrale performance degli attori,insomma di un altro grande capolavoro.

 

 

 

 

 

 

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