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Overdose da farmaci: in coma la figlia di Whitney Houston

di / 0 Commenti / 185 Visite / 1 febbraio, 2015

GTY_whitney_houston_bobbi_kristina_brown_sk_140325_16x9_992La figlia di Whitney Houston e del cantante Bobby Brown, Bobbi Kristina Brown, è stata trovata nella vasca da bagno incosciente.

La 21enne è stata rivenuta priva di conoscenza intorno alle dieci del mattino nella sua casa ad Atlanta. A trovarla sarebbero stati il marito e un amico, che avrebbero subito chiamato i soccorsi. Secondo indiscrezioni riportate dalla Cnn, la figlia della famosa e rimpianta cantante «respira» ma non è chiaro se autonomamente o con l’aiuto di macchinari. Sembra che la giovane abbia ripreso conoscenza, ma poi sia di nuovo svenuta finendo in coma. L’ipotesi che rimbalza da più parti e con maggiore incidenza, soprattutto sul web, è che a ridurre in coma l’unica figlia della Houston sia un’overdose da farmaci.

Una tragica ed inquietante – e forse tutt’altro che accidentale – fatalità vuole che esattamente così fu rinvenuto il corpo esanime di sua madre, Whitney Houston in un hotel di Beverly Hills nel febbraio del 2012, quando aveva 48 anni, al culmine di una carriera brillante e di una vita parimenti tormentata.

Le cause della morte dell’icona della musica pop degli anni ’80 e ’90 sono state identificate in un mix di droga e depressione, congiuntamente ai noti abusi di cocaina, marijuana e psicofarmaci. Whitney Houston come Amy Winehouse, due delle tante leggende della musica ad essere cadute in quel vortice di dannazione e tormento, depressione e solitudine, contornato da psicofarmaci e/o droghe, alcool e sregolatezza che, troppo spesso, sfocia in una tragica morte.

È forse in quello stesso vortice che è rimasta assopito anche la serenità di Bobbi?

Nell’immaginario della gente comune, le star “hanno tutto”: soldi, successo, popolarità, visibilità, fans, vita mondana, caviale, champagne, auto importanti, abiti principeschi, ville abissali, elogio di sfarzo e lusso, che possiedono la medesima metratura dell’intero paese in cui noi, “comuni mortali, viviamo.

Loro, “le star”, appartengono a quel “mondo dorato” che sovente tendiamo a tingere di perfezione nelle nostre fantasie. Quel mondo diverso al quale ambire all’infinito, seppure consapevoli che non riusciremo mai a raggiungerlo, neanche un giorno, per un giorno solo. Ci accontentiamo piuttosto che rappresenti quel fantasioso desiderio che accarezza e colora i nostri sogni con magiche sfumature, che sia semplicemente quel mondo che vive nella nostra testa, separato dalla realtà da una “porta segreta” che apriamo ogni qualvolta avvertiamo il bisogno di attingerne una boccata di genuina fantasia. Troppo spesso “la vita reale da sogno” delle celebrità decreta che forse questo fantomatico mondo al quale tutti aneliamo non è poi così dorato e perfetto.

I vip hanno “tutto”, ma queste star, le cui vite finiscono strozzate nella solitudine di un’ anonima stanza delle disperazione, delineano una realtà ben diversa. Probabilmente quello che a loro manca, è quanto ognuno di noi possiede “gratuitamente” ed è ciò che siamo così “abituati”, ormai, ad avere e che, troppo spesso, commettiamo l’errore di “dare per scontato”.

No, non è retorica, ma una triste realtà, quella narrata dall’ennesimo “corpo celebre” trovato esanime e sommerso in una vasca di solitudine disperazione.

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