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Catania: la Festa di Sant’Agata, tra tradizione e folklore

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
10 Febbraio, 2015
in Da Sud a Sud
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Catania: la Festa di Sant’Agata, tra tradizione e folklore
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S.AGATA-COP-COPCatania, una delle città più belle del sud Italia, ogni anno rende omaggio alla propria patrona Sant’Agata con un’incredibile festa della durata di tre giorni, precisamente dal 3 al 5 febbraio, che attira milioni di devoti e curiosi di tutto il mondo.

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Tutto nasce dalla figura di Sant’Agata, donna siciliana di nobile famiglia, consacrata a Dio, divenuta poi martire. La sua persecuzione ha inizio quando a Catania divenne proconsole Quinziano (o Quirino), giunto in città per far rispettare il volere dell’imperatore ovvero perseguitare tutti i cristiani in favore degli dèi pagani.

Quando Quinziano incontrò Agata se ne invaghì immediatamente, ma ella, promessa a Dio, non cedette alle lusinghe del nuovo proconsole che non potette accettare questo rifiuto. Dopo vari tentativi per corrompere moralmente la giovane (affidandola anche alla sacerdotessa di Venere, Afrodisia), Quinziano la convocò al palazzo pretorio per sottoporla ad un processo, di cui i dialoghi sono tutt’oggi conservati. Da qui fu subito portata in carcere, dove ebbe inizio il suo martirio: dopo vari giorni di digiuno, fu fustigata e le furono strappate le mammelle con una tenaglia, ed infine fu torturata su un letto di carboni ardenti. Si dice che fu “visitata” da San Pietro che le sanò le ferite. Morì poi il 5 febbraio 251 (anche se, secondo fonti storiche, la data della morte è incerta). Le reliquie, dopo una serie di trafugazioni, furono riportate a Catania il 17 agosto 1126 ed oggi sono conservate nel Duomo della città.

Oggi è la patrona dei fonditori di campane, di donne con patologie al seno e di pompieri.

La festa che i cittadini regalano alla propria patrona ogni anno è una celebrazione pregna di folklore e devozione, della durata di ben tre giorni, che ripercorre tutte le tappe del calvario di Sant’Agata.

Il 3 febbraio inizia con una processione per l’offerta della cera: si parte dalla chiesa di Sant’Agata fino ad arrivare alla Fornace in Piazza Stesicoro dove vengono portate 11 candelore, alte colonne in legno decorate contenenti dei cerei, dal peso di circa trenta quintali che sono la raffigurazione delle arti e dei mestieri. Ogni candelora ha una propria precisa identità che si evince dal tema di questa, dalla forma, dal peso, e dall’ andatura della marcia come sottofondo musicale. Vengono sorrette da un minimo di 4 ad un massimo di 12 devoti, vestiti con il tradizionale “sacco agatino”: tunica e guanti bianchi con una papalina nera in testa. Si giunge poi alla Cattedrale in Piazza Duomo dove da Palazzo degli Elefanti (Comune) escono due carrozze settecentesche, appartenute al Senato della città, con a bordo il Sindaco e alcuni membri della Giunta, per recarsi alla Chiesa di San Biagio per consegnare le tre chiavi, che serviranno poi ad aprire il cancello di ferro della Cattedrale dove è custodito il busto reliquiario di Sant’Agata, a tre autorità religiose: il Tesoriere, il Cerimoniere e il Priore della cattedrale. La giornata si conclude a tarda sera in Piazza Duomo per ammirare un grandioso spettacolo pirotecnico a ritmo di musica, simbolo del fuoco dell’Etna fermato dalla patrona.

Il secondo giorno, il 4 febbraio, inizia alle prime luci dell’alba, quando con le tre chiavi viene aperta la Cameretta nella Cattedrale, per poter prendere il busto dorato e impreziosito di gemme che verrà poi issato su un fercolo d’argento rivestito di velluto rosso con garofani rossi (simbolo del sangue). È questo il momento più emozionante perché i devoti rincontrano la Santa dopo un anno, esprimendo la loro gioia in un urlo, osannando in coro Sant’Agata e sventolando fazzoletti bianchi. Viene poi celebrata, sempre in Cattedrale, la “messa dell’aurora” per poi andare in giro per la “città esterna” ripercorrendo i luoghi del martirio. Il fercolo viene trasportato di corsa sulla salita dei Cappuccini fino a giungere di fronte la Chiesa di San Domenico, poi giù verso il mare dove si trovano gli archi della marina, luogo che sta a simboleggiare quando le reliquie furono trafugate e fatte imbarcate per Costantinopoli. La giornata termina all’alba col ritorno del fercolo in Cattedrale ed altri spettacoli pirotecnici.

Il 5 febbraio ultimo giorno, nonché giorno di Sant’Agata, sul fercolo i garofani rossi del giorno precedente, vengono sostituiti con quelli bianchi (simbolo di purezza). Viene celebrato, con la presenza di tutti i vescovi della Sicilia, il pontificale. Dopo il tramonto il fercolo viene portato stavolta per la “città interna”, salendo per via Etnea e arrivando poi a tarda notte in Piazza Cavour. Dopo un altro spettacolo pirotecnico, si riscende nuovamente via Etnea per giungere al luogo più atteso: il passaggio per la via pendente di San Giuliano, poiché rappresenta una prova di fede e di coraggio che viene anche interpretata come segno di buono o cattivo auspicio, a seconda di come viene attraversata. All’ alba del 6 febbraio, il fercolo giunge in via Crociferi di fronte al convento delle monache di clausura di San Benedetto dove, da dietro le grate, la folla le ascolta intonare dei canti angelici a Sant’Agata. La giornata finisce con l’ultimo spettacolo pirotecnico ed il ritorno del fercolo con le reliquie nella Cameretta in Cattedrale.

Ai devoti, non resta che attendere un altro anno per poter di nuovo celebrare la propria patrona, nell’ambito di una tradizione che resta tra le più affascinanti e suggestive tuttora celebrate.

Giulia Caramiello

Tags: Cataniafesta di sant'agataSicilia
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