Il nuovo modo di leggere Napoli

Malcom X: incendiario di coscienze

di / 0 Commenti / 130 Visite / 21 febbraio, 2015

“I diritti umani sono qualcosa che avete dalla nascita. I diritti umani vi sono dati da Dio. I diritti umani sono quelli che tutte le nazioni della Terra riconoscono. In passato, è vero, ho condannato in modo generale tutti i bianchi. Non sarò mai più colpevole di questo errore. Perché adesso so che alcuni bianchi sono davvero sinceri, che alcuni sono davvero capaci di essere fraterni con un nero. Il vero Islam mi ha mostrato che una condanna di tutti i bianchi è tanto sbagliata quanto la condanna di tutti i neri da parte dei bianchi. Da quando alla Mecca ho trovato la verità, ho accolto fra i miei più cari amici uomini di tutti i tipi – cristiani, ebrei, buddhisti, indù, agnostici, e persino atei! Ho amici che si chiamano capitalisti, socialisti, e comunisti! Alcuni sono moderati, conservatori, estremisti – alcuni sono addirittura degli ‘zio Tom’. Oggi i miei amici sono neri, marroni, rossi, gialli e bianchi”.

Il 21 febbraio del 1965 mentre si accingeva a fare un discorso in una sala di Harlem, un commando di tre killer gli sparò contro una quarantina di pallottole. Morì così 50 anni fa Malcolm X, pseudonimo di Malcolm Little. Da alcuni considerato un violento, da altri un rivoluzionario, Malcom X era di sicuro in incediario di coscienze : “L’estremismo nella difesa della libertà non è un vizio, la moderazione nella ricerca della giustizia non è una virtù”, diceva.

La sua storia personale è un assunto giustificativo di ciò che divenne sul piano pubblico: padre assassinato da affiliati al Ku Klux Klan, madre internata in manicomio, Malcom vive  una giovinezza sbandata ed intricata di illegalità, in cerca di giustizia e riscatto.E’ in prigione che avviene la rinascita spirituale. Si avvicina alla religione islamica e al movimento Nation of Islam con capofila Elijah Muhammad. La tesi di questo gruppo era che la maggior parte degli schiavi africani erano musulmani prima di essere catturati dagli americani e che quindi i neri dovevano riconvertirsi all’Islam. Altra tesi sostenuta dal movimento era di creare una “nazione nera” separata all’interno degli Stati Uniti per ottenere i diritti civili di cui non privilegiavano. Malcolm  è affascinato da queste teorie e diviene un lettore accanito di libri di storia e filosofia. Si trasforma in un uomo di cultura e condivide il pensiero che tutti gli uomini bianchi sono diavoli, ripensando anche alla sua vita fino a quel momento condita da personaggi che a suo parere l’avevano spinto nella cattiva strada. Uscito dalla prigione, cambia il suo nome originario in Malcolm X per simboleggiare il rifiuto del suo cognome da schiavo e l’assenza di un vero nominativo africano-musulmano.

Negli anni a seguire, e nel dibattito che diede origine a movimenti come il Black power e il Black panther party, pur confermando la fede islamica si stacca dalla predicazione separatista e da vita all’Organizzazione per l’unità afro-americana nel 1964, in cui confluiscono esigenze sociali e internazionalistiche ed è il primo a parlare apertamente di Rivoluzione Nera.

Malcolm X è una figura complessa, spesso contrapposta a quella di Martin Luther King, che predicava l’integrazione e la non violenza. Entrambi furono assassinati all età di 39 anni ed entrambi in modi diversi hanno dato un importante contributo alla lotta contro le discriminazioni razziali. Hanno risposto a quegli anni, a quella storia, con atteggiamenti differenti, uno con amore l’altro con la rabbia. Solo molti anni dopo, alla fine di una lunga evoluzione di pensiero e vita, Malcom X sostenne che la religione islamica è capace di abbattere ogni barriera razziale e ogni forma di discriminazione, e che discriminare il discriminante altro non è che la stessa, identica, posizione.

Malcolm X e il suo rivoluzionario pensiero sono stati celebrati da scrittori e poeti,da musicisti e dal cinema. Ancora oggi negli Stati Uniti del presidente Obama, la questione nera è tutt’altro che risolta, come hanno dimostrato gli scontri a sfondo razziale di Ferguson.

 Colore, religione, pregiudizio: niente di tutto questo è  passato, ed oggi, a 50 anni dalla sua morte, facciamo ancora i conti con quella storia.

Il tuo commento

Email (non sarà pubblicata)