Il nuovo modo di leggere Napoli

Lo “Sputtanapoli” di turno a firma di Ornella Vanoni

di / 1 Commento / 460 Visite / 3 marzo, 2015

safe_imageCome tutti, sicuramente, già sapranno, ieri mattina, Ornella Vanoni, una delle voci più famigerate e longeve della musica italiana, a Roma, nel corso della conferenza stampa di presentazione del film “Ma che bella sorpresa”, di cui è interprete insieme a Claudio Bisio, Frank Matano, Renato Pozzetto e Valentina Lodovini ha fornito la sua personale ed accorata versione di “Sputtanapoli”, non cantata né recitata, ma “diversamente” partecipata. L’assist le è stato fornito dal fatto che svariate scene del film sono state ambientate a Napoli, pertanto molte domande dei giornalisti erano rivolte proprio alla conoscenza dei pareri sul capoluogo partenopeo.

Mi hanno portato in un posto orribile, tutto molto caotico” e ancora “però Napoli mi piace nel bene e soprattutto nel male e trovo che sia stato molto geniale girare qui le scene, i napoletani mi ricordano i brasiliani, io ho viaggiato e posso dirlo perché i brasiliani sono un po’ figli di p…..a, come i napoletani che cercano sempre di fregarti”.

A tamponare il “fiume in piena Vanoni” è intervenuto Claudio Bisio che, probabilmente, quando ha interpretato “Benvenuti al Sud” non ha “recitato una parte”, ma si è effettivamente calato in quella realtà, lasciandosi imbrigliare il cuore in quel velo di nostalgica malinconia che avvolge il viaggio del “forestiero” quando va via dal Sud. “Piange due volte: quando arriva e quando parte”.

Probabilmente, con quella frase ben scalfita nella testa, Bisio ha preso la parola, cercando di rimediare tessendo le lodi del capoluogo partenopeo, minimizzando le uscite della collega di set classificando le sue parole come semplici “battute scherzose”.

La Vanoni cavalca “i soliti” luoghi comuni che lo stesso Benvenuti al Sud” ha cercato, ironicamente di sfatare. Tuttavia, quell’obsoleta etichetta, difficile da raspare, resta fastidiosamente appiccicata al nome di Napoli e dei suoi abitanti. Anche e soprattutto “grazie” a queste esternazioni.

Infelici, fuori luogo, becere.

La ristrettezza mentale che non dovrebbe appartenere ad una “donna di mondo” che sostiene di aver viaggiato, emerge in tutta la sua tristezza, nel momento in cui viene meno uno degli insegnamenti basilari e primitivi, inculcato quando si è alle primissime battute, tra i banchi di scuola”: le frazioni, il calcolo matematico che insegna a classificare e riconoscere “una parte del tutto”.

Perché “tutti” vuol dire “l’intera città chiamata in causa”. Quindi, anche io che so di essere una persona onesta e di non aver mai “fregato” nessuno e che, anzi, di fregature ne ho prese tante, anche gli occhi che stanno leggendo queste parole, i nostri genitori che si sono spaccati la schiena per tirarci su come Dio comanda e, ancor prima, i nostri nonni che hanno fatto lo stesso e che adesso arrancano per arrivare a fine mese, tra gli stenti di una pensione che non conferisce dignità ai sacrifici profusi negli anni e, per giunta, devono stare attenti a non “farsi fregare”. Da quei signori in giacca e cravatta che parlano un italiano impeccabile ed esibiscono un linguaggio forbito, proprio come quello della Vanoni e che si avvalgono di prolisse e ricercate parole per estorcere denaro con l’inganno.

La signora Vanoni, oltre ad un’elevata dose di bigottismo, in realtà, ha mostrato, soprattutto, una confusionaria capacità di “stare al passo coi tempi”: difatti, la cronaca contemporanea, insegna e sancisce che sotto la dicitura “fregature” è più consono ricondurre quella “manovra fiscale” brillantemente intrapresa dal suo illustre amico e collega Gino Paoli che non è affatto nato all’ombra del Vesuvio. Eppure si è rivelato piuttosto abile a mettere a segno un “bel colpo”.

“Una donna di mondo” dovrebbe sapere che il mondo “tutto il mondo” è un postaccio, pieno di brutti ceffi e tipi loschi, ma in nessuna città o periferia “tutti” sono “brutti e cattivi” ed avvezzi al crimine.

Questo vale per il Brasile, così come per Napoli.

Se la signora Vanoni, “dall’alto delle suo sapere”, è realmente convinta di voler affermare che quelle esternazioni non sono riconducibili “ad una parte”, ma “al tutto” qualcuno dovrebbe spiegarle che io, tu, i miei genitori, i tuoi genitori, i miei nonni, i tuoi nonni, potrebbero sentirsi “parte lesa” nel vedere offesa, in un modo tanto opinabile quanto immotivato, la propria onestà.

Quell’onestà insita nel nome “Napoli” e che dignitosamente vive grazie all’operato civile e nel rispetto delle regole di chi fa parte di quel “tutto”, senza abbracciare la pratica dell’illecito.

Infine, in merito alla “faccenda delle madri”, al cospetto di un intercalare così poco consono all’eleganza che dovrebbe contraddistinguere una donna del suo calibro, poco o nulla il buon senso può replicare se non: “la madre degli stolti è sempre incinta…” 

Foto: Napoli Photo Project – progetto fotografico a cura di Giuseppe Divaio.

Un Commento

  1. L’eleganza di una persona non è un vestito, una faccia gonfia di botulino o un passato da borghese. L’eleganza di una persona è tacere quando è tempo di tacere, andare quando è tempo d’andare e soprattutto non cantare quando non è più tempo di cantare. Non provo pena e neppure rabbia in quanto sono fierissima di essere napoletana però un pò di nervoso sì perchè simili elementi parlano la mia lingua. Che qualcuno ricordi a questa signora ( ??? ) che i napoletani sono italiani come lei…se non migliori.

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