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“Napoli è tutta sgarrupata”

by / 0 Comments / 310 View / 6 marzo, 2015

napoli_impalcatura_ansa8Napoli crolla, frana, sdrucciola, palesa ampi segni di cedimento diramando apprensione e paura tra i suoi abitanti.

Dopo la pioggia, il nuovo nemico da osteggiare si chiama vento.

Copiose e violente folate stanno fustigando il capoluogo campano.

Ai vigili del fuoco sono sopraggiunte centinaia di segnalazioni e pertanto sono impegnati in molteplici interventi, in diverse zone della città, così come in provincia.

“I soliti cornicioni”, cartelloni divelti e alberi pericolanti: questi i maggiori disagi fin qui segnalati.

Alcune strade tra il Vomero e Soccavo sono da giovedì sera senza acqua. In via Consalvo una grossa tettoia è crollata dal terrazzo di un fabbricato, all’altezza del civico 80. La grande lamiera è caduta su alcune auto in sosta e su un’altra in transito. Fortunatamente, non ci sono stati feriti e la strada è stata interdetta al traffico. Dai primi accertamenti tecnici, la lamiera è risultata riconducibile al sottotetto di un terrazzo di copertura, quasi sicuramente abusivo. Un’analoga e sventata tragedia si è verificata in via Cesario Console, dove a cedere, con la complicità del vento, è stata un’impalcatura.

In via Manzoni, a Posillipo, inoltre due cipressi sono stati letteralmente sradicati dal vento, abbattendosi sulla carreggiata e seppellendo un’edicola: il titolare è salvo per miracolo. L’uomo, seppur rimasto illeso è dovuto ricorrere alle cure dei sanitari del Fatebenefratelli, perché sotto choc. Mentre in via Enrico Alvino, nel cuore del quartiere Vomero, piovono grossi pezzi di cornicione che, sospinti dal vento, si distaccano da un palazzo.

Voragini, paura, frane, allarmismo, allagamenti, terrore, calcinacci, disagi imprevedibili, crepe, eventi incontrollabili che nascono d’ala fusione di due variabili imprevedibili: quella di natura strettamente meteorologica, quella dettata dall’accumulo, più o meno fortuito, di fatiscenza, noncuranza e trascuratezza degli edifici, delle strade, dei monumenti e dei palazzi.

L’episodio più allarmante, tuttavia, è senza dubbio quello che ha coinvolto il cortile della scuola Bracco a Via Piave, dove, stamani, un albero si è abbattuto, per effetto del forte vento. Ancora una volta è solo merito di una fortunosa combinazione dettata dalla casualità, se non si sono verificati danni a persone. A piccole persone. Già, l’albero ha avuto il buon senso di cedere lontano dall’orario d’ingresso a scuola degli alunni. Scuole, alunni, fatiscenza: un leitmotiv che si ripete e che riconduce alla riflessione che meglio di qualunque altra fotografa la situazione attuale che Napoli e, di riflesso, anche noi, stiamo vivendo. Ed è quella consegnata dal tema di Gennarino Esposito in “Io speriamo che me la cavo”: “la mia casa è tutta sgarrupata, i soffitti sgarrupati, i muri sgarrupati, il pavimento è sgarrupato e a volte mi sento sgarrupato anch’io. Mia madre dice: “il Terzo Mondo non tiene neanche la casa sgarrupata”. Perciò non ci dobbiamo lagnare, il Terzo Mondo è molto più terzo di noi.”

Napoli è casa nostra, non solo perché è il suolo che materialmente accoglie le strutture adibite ad espletare tale mansione. Napoli è casa nostra per effetto di un viscerale ed indissolubile legge che di traduce in un sentito e perpetuo senso d’appartenenza.

Napoli è tutta sgarrupata.

E non possiamo fare a meno di sentirci sgarrupati anche noi…

 

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