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Ponticelli: la nuova faida di camorra si combatte tra raid e tatuaggi

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
25 Marzo, 2015
in Cronaca, In evidenza
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Ponticelli: la nuova faida di camorra si combatte tra raid e tatuaggi
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TATUAGGI SU ALCUNI SOGGETTI ARRESTATI DAI CC DURANTE OPERAZIAssociazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, contrabbando di sigarette, introduzione e spendita di banconote false, estorsione, omicidio, corruzione, detenzione e porto abusivo di armi.

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Questi i reati che legittimano il Blitz anticamorra avvenuto stamani all’alba nei quartieri Barra e Ponticelli di Napoli, dove Carabinieri e Polizia di Stato hanno eseguito circa 40 arresti e misure cautelari nei confronti di persone ritenute affiliate al clan camorristico Cuccaro-Andolfi.

Una nuova faida di camorra,  meglio, “la solita” guerra: cambiano gli interpreti, ma non i fini, gli obiettivi, le modalità e le “tecniche di combattimento”.

Durante la guerra tra clan D’Amico e De Micco, nel rione Conocal del quartiere Ponticelli, i gruppi camorristici contrapposti entravano in azione anche sparando all’impazzata tra la gente terrorizzata: così come dimostrano le riprese in video in possesso dei Carabinieri della Compagnia di Torre del Greco che stamattina hanno eseguito una dozzina di arresti nei confronti di persone ritenute appartenenti al clan D’Amico, in conflitto con i De Micco per il controllo delle attività illecite.

I raid sono stati ripresi in video dove si vedono le incursioni intimidatorie, gli spari per le strade, la risposta al fuoco delle giovanissime vedette armate e la paura della gente. Le accuse nei confronti degli arrestati sono di tentato omicidio, sequestro di persona, porto e detenzione di armi da sparo, tutto aggravato dal metodo mafioso. Due scooter con a bordo quattro persone, che, passando lungo una strada, sparano colpi di pistola contro un gruppo rivale. Sul marciapiede ci sono alcuni giovani, tra cui un bambino, che fuggono, terrorizzati, verso l’altro lato della strada, mentre un altro sicario, sbucato da una stradina laterale, inizia a sparare. In altre sequenze, si notano il passaggio di armi tra le vedette che si danno il cambio in strada, e i raid, con i gruppi di fuoco in sella a tre scooter che sparano contro i palazzi dove abitano soggetti del clan avversario. La gente del quartiere – donne, ragazzi e bambini – impaurita, corre da una parte all’altra della strada.

Queste le scene ritratte da quei filmati.

Queste le scene che minacciano l’ordinaria quotidianità della gente del posto che vive costretta a sviluppare uno spiccato istinto di sopravvivenza per non rimetterci la pelle durante la più blanda ed ordinaria delle scene di vita.

La gente ha paura di compiere le azioni più semplici e “stupide”: uscire di casa per andare a fare la spesa, affacciarsi al balcone per stendere il bucato, passeggiare per strada tenendo i figli per mano.

Regna la paura.

La paura di quello che non può essere previsto né evitato.

La paura che accompagna e scandisce il volto più macabro, torvo e truculento dell’ignoto.

La paura che solo i proiettili sanno facilmente seminare tra la gente.

Da una parte, il simbolo distintivo che marchia a fuoco gli uomini dei De Micco è “Bodo, soprannome di Marco De Micco, il boss a capo dell’omonimo clan.

Mentre, dall’altra parte, il marchio indelebile scalfito sulla pelle degli affiliati è “Fraulella” quale dimostrazione di fedeltà assoluta al clan D’Amico.

I TATUAGGI SU ALCUNI SOGGETTI ARRESTATI DAI CC DURANTE OPERA

Quattro giovani, di età compresa tra i 20 ed i 23 anni, arrestati stamane dai carabinieri nell’operazione condotta nel quartiere di Ponticelli, avevano tatuato sul corpo il soprannome distintivo della cosca dei D’Amico, storico gruppo di fuoco alleato del clan Sarno. Il tatuaggio – secondo quanto riferiscono i carabinieri – è un omaggio al boss Giuseppe D’Amico, attualmente detenuto e soprannominato ‘Fraulella’. Ognuno dei quattro, poi, aveva deciso di accoppiare il nominativo con altri disegni, come proiettili, gli occhi di una donna, una rosa o una croce.

Un’indagine che ha aperto l’ennesimo spiraglio dal quale è possibile scorgere un altro, spietato ed agghiacciante volto del crimine.

Quello al quale non ci si abitua mai, quello con il quale è impossibile “familiarizzare”.

Foto: Ansa

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