Il nuovo modo di leggere Napoli

“Ciro Vive”.

di / 0 Commenti / 228 Visite / 2 aprile, 2015

C_4_articolo_2055161__ImageGallery__imageGalleryItem_0_image“Mi dispiace che sabato non ci saranno i sostenitori napoletani sugli spalti. Per i tifosi sani, non per le persone represse che vanno allo stadio per fare altre cose, si tratta di una sconfitta”.

Alla vigilia della prima volta che Roma e Napoli sono chiamate a scendere in campo, dopo quanto accaduto lo scorso 3 maggio, fuori e dentro quello stesso Stadio Olimpico, Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito, si avvale delle parole sopra citate, per introdurre l’emozione che contraddistingue quella partita, nell’ambito della presentazione del libro da lei scritto, il cui titolo, di per sé, personifica un sentimento: “Ciro Vive”.

“Ciro Vive” nel cuore e nelle parole di sua madre, mai troppo sopraffatta dal dolore per smettere di rilanciare il messaggio scalfito nelle foto che raccontano il ragazzo che Ciro è stato e che ha smesso di essere, ma che vorrà e saprà continuare a vivere sotto diversa forma.

“Ciro Vive” nell’esempio di dignitosa legalità che, incessantemente, da quello scorso 3 maggio, la sua Scampia continua ad urlare a gran voce, con la voce del cuore, tremante per l’emozione e strozzata da sofferte lacrime: “Scampia non vuole vendetta, solo giustizia per Ciro”.

“Ciro Vive” in quel sogno: veder figurare sugli spalti, in un giorno non troppo lontano, la tifoseria azzurra e quella giallorossa, animate dall’unico e pacifico intento di assistere ad un incontro calcistico e sostenere la propria squadra, per incitarla alla vittoria. Niente spranghe, né coltelli e, soprattutto, mai più pistole. Solo sciarpe e bandiere. Così come dovrebbe sempre essere, così come per troppo tempo abbiamo permesso che non fosse, così come la morte di Ciro impone che torni ad essere.

“Ciro Vive” in una legittima rivendicazione scalfita nell’accezione di senso più sincera e severa riconducibile al termine “Giustizia”. Giustizia terrena, quella degli uomini, quella che impone che siano gli uomini che dispongono del potere necessario per “giudicare e punire” altri uomini che si macchiano la coscienza compiendo un reato a rimarginare talune ferite.

“Ciro Vive” sugli spalti, tutte le volte che il Napoli valica il rettangolo verde. E sabato prossimo sarà l’unico spettatore di fede azzurra a popolare le gradinate dell’Olimpico riservate alla tifoseria ospite e guardando il vuoto che vige intorno a lui, non potrà fare a meno di chiedersi: “A cosa è “servita” la mia morte, se nulla è cambiato, se sono ancora solo?”

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