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Napoli: quando a ferire il bullismo ci pensa un coltello

di / 0 Commenti / 97 Visite / 7 aprile, 2015

330820_0_0“La febbre del sabato sera”. No, accade di domenica, nel corso delle ore notturne di una delle domeniche più solenni imposte dal calendario liturgico.

L’ennesima lite tra adolescenti, sorta e fomentata da futili motivi: “i soliti”.

Questo è quanto saremmo indotti a dedurre, basandoci sui fatti fin qui emersi, in merito alla vicenda consumatasi davanti a un bar di Quarto ed avente per protagonisti un ragazzo di 14 anni che ne ha accoltellato uno di 17. Lo ha colpito più volte all’ addome, poi è fuggito.

In realtà, si tratta di un aggressione che affonda le sue infime e logore radici in motivazioni pregne di bullismo.

Questa triste vicenda narra l’ennesimo episodio di sopraffazioni ed angherie, sfociato in tragedia e che racconta un altro ed allarmante volto di questa dilagante “moda”, fin troppo avvezza a collezionare gadget a base di sangue, violenza, drammi, umani e sociali.

Il ferito è stato trasportato all’ ospedale “S. Maria delle Grazie” di Pozzuoli. La prognosi dei medici è di 30 giorni, ma il giovane non è in pericolo di vita.

Il 14enne dovrà rispondere di tentato omicidio e lesioni. È stato individuato nel giro di poche ore l’autore dell’accoltellamento, condotto al centro di prima accoglienza per minori ai Colli Aminei.

Secondo quanto emerso dalle repentine indagini avviate dai carabinieri, supportate dalle dichiarazioni di diversi testimoni oculari dell’accaduto, il rapporto che intercorreva tra i due minorenni era alimentato da tempo da acredini, inimicizie, astio e rancori. Continue erano le liti e gli sfottò che il 17enne rivolgeva al 14enne.

Anche quella sera lo avrebbe chiamato «nano», poi gli insulti al cugino disabile del ragazzo di 14 anni che, al culmine della pazienza e con gli occhi accecati dall’intollerante e sofferente disperazione, ha impugnato l’arma della vendetta e ha sferrato più colpi all’addome del despota del suo equilibrio interiore.

Probabilmente aveva portato con sé quel coltello, – sequestrato dai carabinieri – proprio animato dall’intento di mettere a tacere quella bocca generatrice di mortificanti umiliazioni, forse se gli insulti non fossero degenerati nell’inammissibile, per quel piccolo e già troppo provato animo, la vendetta non sarebbe sfociata nel gesto estremo che ha segnato per sempre la sua vita.

Tanti “forse” che si frantumano in infiniti brandelli d’inconsistenza, schiantandosi contro quel muro di reale amarezza e che sancisce un epilogo che impone innumerevoli e severe riflessioni.

 

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