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Neonata abbandonata accanto ad un cassonetto della spazzatura nel casertano

di / 0 Commenti / 122 Visite / 11 aprile, 2015

20150116_mano-neonato-586x390Un batuffolo di vita che provava a familiarizzare con i primi vagiti e con quel mondo, nuovo e misterioso, nel quale era stata catapultata da poche ore: questo è quanto rinvenuto da uno spazzino, accanto ad un bidone dell’immondizia, sulla strada provinciale che collega i comuni di Villa Literno e Castel Volturno, in provincia di Caserta.

Una neonata avvolta in una coperta e abbandonata al suo destino fin dalle primissime battute. L’uomo ha allertato gli agenti del commissariato di Castel Volturno che hanno portato la neonata alla clinica Pineta Grande.

La piccola sta bene e pesa 2,5 kg e probabilmente non saprà mai che a salvarle la vita è stato un netturbino e non chi l’ha cullata in grembo per nove mesi. Un uomo al quale deve anche il nome: “Emanuela”. Il destino ha voluto che questo fosse il nome sia del netturbino che ha trovato la neonata, sia dell’infermiere che l’ha soccorsa per primo.

Quindi, il personale dell’ospedale che accoglie la neonata non ha avuto riguardo al nome più consono da assegnarle.

E c’è dell’altro: le videocamere di un bar della zona hanno ritratto gli “attimi dell’abbandono.”

Il video mostra una donna con una giacca pesante ed un grande cappuccio, che ne cela quasi completamente il volto che si avvicina con calma al bar trasportando una busta di quelle utilizzate per la spesa. Appena giunta all’esterno della struttura la donna adagia delicatamente la busta all’entrata del bar e poi scappa via. La vicenda è accaduta all’alba di stamane. Regna grande agitazione all’esterno del bar dove all’alba è stata ritrovata la bambina. Commossi i titolari dell’esercizio commerciale tra i primi a giungere sul posto e ad allertare i soccorsi.

Madri troppo spaventate o troppo snaturate per pensare di vestirsi di responsabilità, pertanto fuggono da quella nuova vita. Dietro ogni storia di abbandono, tuttavia, si cela un dramma, unico ed ingiudicabile, che non legittima l’estremo gesto, ma che molto spesso racconta storie dense di dolore, sofferenza e disperazione.

La mancanza di cultura e di un’educazione appropriata, sovente sfocia proprio in questo genere di estreme soluzioni.

Un episodio, quest’ultimo, l’ennesimo di una lunga serie, utile a rilanciare l’importanza della culla termica: un’opportunità concreta ed effettiva che non affida alla casualità la possibilità di salvaguardare un primordiale battito di vita.

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