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Ponticelli: quello che non racconta un agguato di Camorra

di / 0 Commenti / 1880 Visite / 12 aprile, 2015

teloVia Rossi Doria è un groviglio di palazzoni e stradine che interseca via Angelo Camillo de Meis: un’arteria che si dirama da quella lunga lingua d’asfalto e trambusto che attraversa il cuore del quartiere Ponticelli.

Da quelle parti si trova l’officina del mio meccanico, ci sono stata l’altro ieri, ci sono ritornata oggi. Nel mezzo, s’interseca un omicidio. Un altro, avvenuto ieri.

Vincenzo Pace, pregiudicato di 47 anni, raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco, proprio lungo quella strada, una delle tante erte a trincea dai “signori della camorra” nella periferia ad Est di Napoli.

L’uomo, la cui fedina penale risulta macchiata da reati, quali estorsione e spaccio, è stato raggiunto da quattro colpi d’arma da fuoco: uno l’ha colpito al viso, gli altri tre all’addome. Un altro proiettile si è conficcato in un’auto in sosta. Un proiettile che assume le minacciose e temibili spoglie della variabile imprevedibile, per quanto forte sembra voler urlare il mancato ferimento di brandelli di carne umana.

All’angolo tra via Doria e via De Meis, con lo sguardo rivolto verso quest’ultima, a tutte le ore del giorno e anche della notte, sosta un gruppo, più o meno gremito di persone.

Eppure nessuno ha visto nulla.

Nessuno sa se a sparare è stata una o più persone, nessuno sa stabilire se sono giunti in auto, in sella ad uno scooter, oppure a bordo di un velivolo.

Nessuno sa.

“Quando ci siamo girati, era già finito tutto”.

Quando gli uomini delle forze dell’ordine sono giunti sul posto, hanno trovato il corpo senza vita e trucidato, già coperto da un lenzuolo bianco.

Nessuno sa nemmeno chi è stato a prendersi la briga di coprire il cadavere.

Che valore attribuire a questo gesto? Frutto del senso del decoro di chi vuole blindare gli occhi, sottraendosi allo strazio di doversi confrontare con quella insormontabile e sanguinaria realtà oppure figlia adottiva di un’accettazione tacita e sommessa che impone alla popolazione locale la prassi da esercitare al cospetto di uno scenario di morte?

Nessuno lo sa.

Tutto lascia presagire che si tratti di un delitto da collocare nel fitto e complesso regolamento di conti in atto tra i clan che si contendono il territorio e che, pertanto, in questi ultimi tempi ben si presta ad accogliere e legittimare simili ipotesi.

E neanche questo sembra essere certo.

“Ora non è che ogni volta che ci scappa il morto deve essere per forza trattarsi di un delitto di camorra…”…. “Mica tutti i pregiudicati muoiono ammazzati dalla camorra”….. “La pallottola se la può beccare pure l’incensurato, il “povero fesso” che con “i fatti del sistema” non ha nulla da spartire, come quel ragazzo di colore”.

Lo scorso 25 marzo, infatti, poco distante dal luogo di quello che, in realtà, assume le inconfutabili spoglie dell’agguato in piena regola, un extracomunitario rimase ferito per errore, durante un’altra esecuzione che ha tolto la vita ad un pregiudicato, Ciro D’Ambrosio, di 42 anni.

Il ragazzo bengalese fu colpito mentre si trovava alla fermata dei bus in attesa del mezzo.

Il giorno precedente c’era stata una maxi operazione delle forze dell’ordine nei quartieri Ponticelli e Barra con l’arresto, in 48 ore, di 63 persone.

Un’operazione che, secondo gli inquirenti, aveva consentito di sgominare i clan Cuccaro-Adinolfi e De Micco e d’Amico, clan in guerra tra loro per il controllo delle attività illecite nella zona orientale della città.

E, allora, chi continua ancora a sparare?

Eppure, non è quest’ultima la domanda più lancinante che turba la serenità di chi vive da quelle parti.

“Perché quando sparano a qualcuno gli devono mettere il lenzuolo addosso?… Se è morto non può sentire freddo?”

Chiede un ragazzino al papà, mentre con uno sguardo dal quale trapela curiosità mista a paura, scruta quella scena di violenta morte.

Nessuno risponde. Quel silenzio assorbe le corde vocali con la medesima solerzia con la quale il sangue di un cadavere si appiccica sulla purezza del lenzuolo che ne accoglie la morte.

Nessuno risponde perché, forse, nessuno sa.

Anche questo. Perfino questo.

 

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