Il nuovo modo di leggere Napoli

Un viaggio tra le ceramiche del Museo Duca di Martina

di / 0 Commenti / 373 Visite / 23 maggio, 2015

 

museoImmersa nell’idillica natura del Parco del Vomero, ubicato nell’omonimo quartiere napoletano, si staglia imponente la Villa Floridiana, un maestoso edificio di età borbonica, che dal 1927 ospita il Museo nazionale della ceramica Duca di Martina.

La Villa, insieme al parco dal quale è tuttora circondata, furono acquistati nel 1815 da Ferdinando IV di Borbone, per la propria moglie, la duchessa di Floridia, dalla quale l’edificio ha ereditato il nome. A seguito della scomparsa della coppia regale, il complesso venne acquistato, nel 1919, dallo Stato, e ospitò l‘esposizione di ogni sorta di manufatti della seconda metà dell’Ottocento, donata alla città di Napoli dalla nipote del duca di Martina, dal quale il Museo prende il nome.

Ampi corridoi, spaziosi atrii, appartamenti privati della duchessa e delle sue dame, arricchiti dallo sfarzoso arredamento in perfetto stile neoclassico, ospitano le pregiate ceramiche europee e orientali, i trasparenti e variopinti vetri di Murano, i preziosi oggetti in smalto, avorio e bronzo, databili dal XII al XIX secolo e perfettamente contestualizzati, in un pittoresco clima classicheggiante.

 

La visita si snoda attraverso i tre piani della Villa, ciascuno dei quali si caratterizza per il tipo di oggetti in esposizione. La prima tappa di questo breve viaggio attraverso i secoli è costituita dal vestibolo, nel quale è possibile ammirare i superbi ritratti di Ferdinando IV di Borbone e della duchessa di Floridia. Procedendo all’interno della Villa, al pian terreno sono esposti numerosi bozzetti di artisti napoletani del ‘600 e ‘700. Ad arricchire ulteriormente la sala avori, smalti limosini, tartarughe, coralli e bronzi medievali e rinascimentali e ancora vetri di Murano, risalenti al periodo compreso tra il XV e XVIII e di Venezia.museo 1

Le maioliche rinascimentali di Deruta, Gubbio, Faenza, Palermo e altre seicentesche di Castelli impreziosiscono il seminterrato, il quale concede ai più curiosi una totale immersione nel mondo orientale, con oggetti d’arte levantina, tra cui spiccano le porcellane cinesi di epoca Ming e Qing e giapponesi Kakiemon ed Imari.

La passeggiata prosegue al primo piano, che trabocca di levigate porcellane di manifattura europea, risalenti al XVIII secolo. Non passano tra queste inosservate le raccolte della manifattura borbonica di Capodimonte, sassone di Meissen, nonché le porcellane del marchese Carlo Ginori a Doccia. A catturare l’interessato sguardo dei visitatori il fascino delle collezioni francesi di Chantilly, Rouen, Saint-Cloud, Mennency e Sèvres.

Giunti alla conclusione di questo ricco e interessante viaggio nel passato, non resta che ringraziare quella Napoli ricca di fascino, che, dal Vesuvio alla Floridiana, da via Caracciolo alla Costiera Amalfitana, ci offre un vastissimo repertorio di bellezze storiche e naturali, che difficilmente passano inosservate.

 

Il tuo commento

Email (non sarà pubblicata)