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Le ricchezze storiche del “Museo del Sottosuolo” di Napoli

di / 0 Commenti / 190 Visite / 29 maggio, 2015

1237163_499478586803959_577589420_nQuando si parla della ricchezza del sottosuolo, in genere si tende a pensare ai giacimenti petroliferi o a quelli di metallo, o ancora gas e diamanti.

Quando si parla del sottosuolo di Napoli, invece, vi sono si ricchezze, ma Storiche.

Il Museo del Sottosuolo è uno degli esempi più rappresentativi di questa grande ricchezza tutta partenopea.

L’ingresso al Museo del Sottosuolo è in Piazza Cavour n. 140, scendendo a trenta metri di profondità, attraverso un dedalo di cunicoli e cave di tufo ci si trova in una città parallela, ricca di fascino e suggestioni.

Durante il secondo conflitto mondiale, sfruttando un’antica cisterna greco-romana, queste enormi cavità, divennero rifugio antiaereo per migliaia di napoletani che, scappati dalla furia dei bombardamenti, trovarono la loro salvezza nel ventre pulsante della città.

Nello stesso luogo, a distanza di oltre mezzo secolo, grazie al lavoro di recupero e alla passione del Presidente del Centro Speleologico Meridionale, l’ing. Clemente Esposito, coadiuvato dai membri dell’associazione speleo-archeologica culturale de La Macchina del Tempo, è stato ricavato il Museo in cui si condensano secoli di storia made in Partenope.

Nel museo sotterraneo è stata realizzata una vera e propria opera di riambientazione ricca di cimeli e testimonianze dell’epoca, ovunque, nell’antico ricovero bellico, restano le tracce della vita dei rifugiati: oggetti di uso comune, disegni e pensieri, scritti lungo le pareti col carboncino, lucerne ad olio, antichi picconi ed utensili utilizzati, nel corso dei secoli, dai cavatori napoletani,  cocci di anfore impiegati per prelevare l’acqua, ampolle e strumentazione medica appartenute, un tempo, a un’antica farmacia rinvenuta nel centro storico. Tutti reperti di scavo, magari privi di valore artistico, ma intensamente impregnati di quel fascino che solo la storia è in grado di infondere agli oggetti.

Lungo il tragitto, che si snoda in un caleidoscopio di luci e bagliori proiettati dai cristalli naturali, la vasta collezione permanente di variopinte riggiole. Si tratta di antiche piastrelle maiolicate che i maestri napoletani hanno cominciato a lavorare e produrre a partire dal XIV secolo.

L’ingresso al Museo si trova a pochi passi dalla linea 2 della Metropolitana: un’anonima porticina, fronte strada, accoglie il visitatore proiettandolo, come per magia, in un viaggio a ritroso nel tempo.

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