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Parco Merola: mentre la terza opera di street art sta per essere terminata, piovono calcinacci

di / 0 Commenti / 595 Visite / 21 luglio, 2015

balcone 5Una mattinata rovente ha scalfito la giornata odierna tra le mura del parco Merola. E non solo per merito del sole cocente che troneggia sul quartiere di Ponticelli.

Mura animate dall’opera di street art che sta prendendo forma su una delle facciate interne del parco, la terza realizzata nel giro di circa due mesi.

Massiccia, quest’oggi, la presenza degli organi di stampa e dei fotografi giunti da più parti per documentare il frutto del lavoro di Mirko e Giulio, i due street artist siciliani incaricati di consegnare ai bambini un disegno ideato, ispirato e dedicato al gioco del calcio.

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Un richiamo forte all’adiacente e famigerato campo di calcio che costeggia proprio la murata che accoglie il perentorio disegno e che da ormai due mesi attende di vedersi imprimere nuova linfa, così come promesso dalle istituzioni che hanno più volte ed ampiamente confermato e ribadito di voler assicurare ai bambini del parco Merola un campo di calcio nuovo, più degno di definirsi tale, rispetto alla fatiscente carcassa di cemento contornata da ferri arrugginiti ed appuntiti attualmente in essere.

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Un campo di calcio che simboleggia lo stato di degrado ed abbandono in cui versa ed imperversa l’intero parco.

Stamani, un segnale ancor più eloquente e che in maniera inconfutabile certifica ed attesta il totale stato d’abbandono e finanche di pericolo in cui versa la struttura ospitante i suddetti e famigerati lavori di street art è “piovuto dal cielo”. Nel senso più allarmante e veritiero del termine.

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Proprio dalla balconata ubicata all’ultimo piano del palazzo che si trova di fronte al muro sul quale i due artisti siciliani stanno lavorando, si sono distaccati dei pezzi di marmo di dimensioni ragguardevoli.

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In un parco che accoglie 120 famiglie e che contempla quindi un numero ben nutrito di vite umane, solo per effetto di una fortuita e fortunosa casualità non si è consumata una delle tante tragedie che, da più parti, e per la medesima ragione, noi cronisti, con una frequenza di per sé allarmante, siamo chiamati a documentare.

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Repentino l’intervento della polizia municipale che, allertati dai vigili del fuoco, – a loro volta prontamente mobilitati dal proprietario dell’appartamento coinvolto nel crollo – si sono recati sul posto per sigillare l’area sottostante ed impedire quantomeno il transito di persone nella zona pericolante.

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Adesso si attende l’intervento dei vigili del fuoco. Nel frattempo, altri pezzi di cemento si sono distaccati dalle pareti adiacenti al balcone, ma, ancora di più, coloro che cercano di vivere dignitosamente all’interno di quel parco, attendono che la medesima, celere ed acuta mobilitazione maturata per portare al termine il progetto di arti figurative avvenga per attuare una concreta opera di messa in sicurezza degli edifici, oltre che della struttura in toto.

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Il parco Merola, oggi, è uno specchio sul quale è riflessa l’anima della società contemporanea: da un lato, il nastro segnaletico bianco e rosso delimita la zona in cui si lavora per realizzare l’opera d’arte, dall’altro lato, lo stesso nastro segnaletico bianco e rosso, circoscrive e delimita un’area di tangibile pericolo.

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Nel mezzo, il campo di calcio: simbolo per eccellenza dell’espressività dei bambini, a loro volta, concreta figurazione del futuro.

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Il timore dei residenti del parco è che, una volta concluso il progetto di street art, quando il nastro segnaletico che circoscrive l’ultima opera di street art che tra circa 48 ore verrà ultimata, cali l’attenzione delle istituzioni anche sull’”altro nastro isolante”, quello che delimita e cerca di contenere alla meno peggio le problematiche reali che sono chiamati ad osteggiare e che si vedranno, ancora una volta, beffati dalle “solite promesse”.

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Questa è l’Italia: una nazione che stanzia fondi volti a finanziare la nascita di opere d’arte, a dispetto delle necessità prioritarie e più imminenti di cui la popolazione ha disperatamente bisogno. Poco importa se quelle opere vengono allestite sulle macerie.

 

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