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Mamy: storia di un’emigrante “double face” in terra italiana

di / 0 Commenti / 1155 Visite / 8 agosto, 2015

spiaggiaMamy è il sole del Senegal, tutt’altro che incupito da quel velo di fustigata austerità, puramente settentrionale.

Mamy è una storia che si trascina lungo chilometri di soleggiate spiagge e che porta la donna a compiere un cammino animato da sacrifici, sorrisi e soprattutto speranza.

La speranza d’incontrare, lungo quella lingua rovente di sabbia, degli occhi in grado di superare il diffidente pregiudizio, sovente evocato dal “nero” della sua pelle per lasciarsi catturare dalla magia dei suoi colori. Quelli che intreccia, insieme ai sorrisi, lambiti da qualche goccia di sudore e poche, ma salienti e gioviali parole che ripercorrono la sua storia di emigrante “double face” in terra italiana.

D’inverno aiuto parrucchiera nel profondo nord, d’estate tessitrice di trecce di cotone sulle spiagge del soleggiato sud.

Nel mezzo, il Natale: l’unico momento dell’anno che Mamy trascorre in quella terra che palesemente seguita a sentire come “casa sua” e che più e meglio di ogni altra sa farla sentire a “casa sua”, il Senegal.

“Anche in Senegal c’è il mare, ma lì non c’è il lavoro.” Racconta Mamy, mentre tra le dita ammaestra con disarmante dimestichezza quei fili colorati che, insieme alla solarità del suo volto, concorrono a rendere meno cupo il suo racconto.

In Senegal, però, ci sono anche i suoi quattro figli.

Mentre, tra un Natale e l’altro, nella vita di Mamy si disegnano i due poli dell’Italia.

Il Nord, dove “ti accorgi che è Natale, perché ci sono le luci per strada”, ma il gelido schermo di distacco ed indifferenza che scandisce la sua vita di aiuto-parrucchiera, rimane immutato, erto, rigoglioso, invalicabile, anche nel periodo dell’anno in cui, secondo quanto recita uno dei più fittizi e celeberrimi luoghi comuni “A Natale siamo tutti più buoni”.

Il Sud, dove la gente è più amichevole ed aperta al dialogo, anche se talvolta accade che quelle interminabili scorrazzate da un estremo all’altro della spiaggia non producano alcun utile.

Eppure, anche quelli sono “giorni di ordinaria estate” per Mamy: la sveglia suona tutti i giorni alle 5, in quell’appartamento di via Milano, a Napoli, nel cuore del Vasto, lì dove nasce e finisce ogni giorno.

Partenza da Via Galileo Ferraris, rigorosamente in autobus, alla volta delle spiagge cilentane.

Spiagge da percorrere avanti e indietro. Una, due, tre volte. Tutte le volte possibili, fino a quando l’orologio non impone di raggiungere lo stazionamento degli autobus per ripercorrere il viaggio all’inverso e guadagnare la strada che conduce alla casa napoletana. A prescindere dai ricavi maturati durante quell’impegnativo cammino di speranza, animato da quella speranza, dal suo sorriso e dai ricordi, quelli che riaffiorano guardando il mare. Così simile, eppur così diverso rispetto a quello che bagna il Senegal.

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