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Fondazione Donnaregina: nuovo matronato alla mostra VEDOVAMAZZEI alla Certosa di San Giacomo a Capri

di / 0 Commenti / 140 Visite / 4 settembre, 2015

R_vedovamazzei, mussillo (argargarfarf), olio ad acqua su tavola, 2015La Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee ha varato nel 2013 un programma di patrocinio, denominato “MATRONATO”, volto al riconoscimento e alla promozione di progetti (aventi sede in una delle seguenti regioni italiane: Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna), che, per il loro valore e qualità culturale, stimolino la coesione sociale, la ricerca scientifica e umanistica, il dialogo fra diverse discipline, il supporto alla produzione e alle mediazione artistica quali fonte e stimolo di progresso collettivo.

Il MATRONATO è stato conferito alla mostra VEDOVAMAZZEI (Capri, Certosa di San Giacomo, opening sabato 12 Settembre 2015, ore 18:30 / fino al 24 ottobre 2015), a cura di Gianluca Riccio, promossa dall’Associazione per l’Arte e la Cultura Contemporanea Il Rosaio con il Polo Museale Regionale della Campania, e realizzata grazie al sostegno dell’Istituto Banco di Napoli – Fondazione e con il patrocinio della Città di Capri. Nel 2006-2007 il MADRE ha dedicato un’ampia retrospettiva al duo artistico VEDOVAMAZZEI (19 novembre 2006-22 gennaio 2007), a cura di Mario Codognato, e un catalogo monografico edito da Electa Mondadori.

R_vedovamazzei, UN United Nothing, 2015

La mostra VEDOVAMAZZEI s’inserisce nel solco dell’attività che l’Associazione per l’arte e la cultura contemporanea Il Rosaio ha avviato nel 2012 volta a rilanciare la tradizione e la sperimentazione artistica contemporanea sull’isola di Capri. Dopo l’esposizione dei disegni inediti di Enrico Prampolini (Prampolini, I taccuini capresi 1946-1948), l’associazione ha invitato il gruppo artistico VEDOVAMAZZEI (Stella Scala e Simeone Crispino) a realizzare una serie di lavori ispirati alla cultura e alla storia artistica caprese. I due artisti campani, che dal 1991 portano avanti una ricerca fondata sull’utilizzo di diversi media, dalla pittura alla fotografia e al video, dalla scultura oggettuale all’installazione ambientale, hanno realizzato per l’occasione un insieme di opere il cui fulcro è costituito da un vero e proprio progetto di trasfigurazione ambientale e percettivo di uno spazio della Certosa.

R_vedovamazzei, UN United Nothing, 2015 (studio per dipinto su mattonelle di ceramica)

Per il primo dei lavori, le pareti della sala antistante i bagni della Certosa, collocati a ridosso del Chiostro piccolo, saranno rivestite da una superficie di circa 16 metri quadrati. di maioliche dipinte a mano, sulle quali, come in enormi mosaici, compariranno le opere UN United Nothing e The most visited place ever. La prima opera riprende, ingigantendola, la scritta realizzata in un bagno pubblico di Sarajevo nel 1994 da un soldato in forza al contingente di pace delle Nazioni Unite durante la guerra dei Balcani; la seconda, sotto la superficie di un delicato e anonimo paesaggio campestre è la rappresentazione ossessivamente ripetuta della casa nella campagna parigina in cui soggiornò per alcuni mesi del 1979, a ridosso del ritorno in Iran, Ruhollah Khomeini e che divenne meta di pellegrinaggio dei maggiori intellettuali francesi di quegli anni. Entrambe le opere, combinando elementi e linguaggi apparentemente lontani sono emblematiche della ricerca di VEDOVAMAZZEI.

r_Vedovamazzei, The most visited place ever, (studio preparatorio per dipinto su ceramica), 2015

Lungo il fil rouge che lega le opere in mostra alla storia artistica caprese, si colloca anche la scultura DeperoClavel che s’ispira a una famosa fotografia scattata a Capri nell’estate del 1917 che ritrae Fortunato Depero e Gilbert Clavel, protagonisti di una indimenticabile stagione creativa sull’isola nell’estate di quell’anno. I due mimano una sorta di balletto meccanico ‘indossando’ due curiosi oggetti, un cavalletto in legno e un imbuto. Il profilo dei due oggetti, debitamente reinterpretato, è disegnato su una superficie di cemento dando vita così a una sorta di bassorilievo su cui è immortalata la loro impronta con una chiara allusione a un mondo meccanizzato e a un processo d’ibridazione tra uomo e cosa.

r_vedodvamazzei, deperoclavel, (studio per bassorilievo in cemento e sabbia), 2015

Tra le altre opere in mostra, ci sono una scultura oggettuale in cui i due artisti scelgono d’intervenire pittoricamente sulla superficie di un ombrellone da spiaggia dipingendo due nudi maschili ispirati alla memoria del conte Jacques Fersen e alle immagini del fotografo tedesco Wilhelm Von Gloeden, e una serie di tre disegni che formano un’opera dal titolo We pimp hard movie, immaginario film a luci rosse, ridotto ai titoli di testa e coda, alla superficie impenetrabile della sua prima e ultima immagine raffigurante una doppia finestra colta dall’esterno in due diverse ore della giornata, e a tutto il tempo che scorre in mezzo a questi due momenti.

In occasione della mostra verrà pubblicato il primo dei Quaderni del Rosaio dedicato all’opera di VEDOVAMAZZEI dalle edizioni Editoriale Scientifica.

 

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