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Dal 17 al 26 settembre al PAN: FAME! di Monica Marioni

di / 0 Commenti / 93 Visite / 16 settembre, 2015

banner_FAME__NA__1_La mostra FAME! è un progetto espositivo site specific di Monica Marioni per PAN| Palazzo delle arti Napoli, promosso dall’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli.
Il progetto giunge a Napoli dopo l’allestimento milanese di Museo Fondazione Luciana Matalon con un allestimento inedito.
FAME! è un’esposizione unica che nasce dalla capacità di Monica Marioni di mettersi in gioco sorprendendo, innovando e sperimentando. FAME! evidenzia il lato oscuro del nutrirsi nel pianeta, riportando l’attenzione sui disturbi e le nevrosi legate al cibo e per estensione ad ogni altro tipo di appetito che sperimentiamo quotidianamente, per il successo, il denaro, il sesso e così via.
FAME! nasce dalla conoscenza diretta dell’artista di alcune di queste nevrosi: di cosa ho fame? è la semplice domanda da porsi; di che cosa si ha davvero fame? Qual è il vero bisogno?
Nessuno mangia per soddisfare semplicemente la fame biologica, spesso si assume cibo in maniera incontrollata indipendentemente dal senso di fame e da quello di sazietà. Come dire, mescoliamo emozioni e cibo, e usiamo quest’ultimo per far fronte alle emozioni.
Può essere complicato guardare alle nostre emozioni per quelle che sono (tristezza, paura, contrarietà, delusione, rabbia) e riuscire ad esprimerle, ma non essendo chiari e onesti verso sé stessi si rischia di innescare circoli viziosi.
Perché tanta gente cerca disperatamente il cosiddetto “posto al sole”? Perché cercare di diventare “qualcuno”?  Ricerca legittima, se compiuta onestamente e coi propri meriti, ma non si fa nulla senza una motivazione, conscia o inconscia che sia.  Ricercare certi ruoli di “prestigio” può far sentire appagati, perché si ricevono quegli apprezzamenti tanto cercati e soprattutto perché si è al centro dell’attenzione: se poi in realtà gli apprezzamenti siano finti e dovuti al ruolo e non alla persona, alla sua identità profonda, poco importa. Si continua così, a cercare “carezze” nella vita nei modi in cui esse sono state vissute nell’infanzia. Quante persone sono disposte a tutto per un minimo di riconoscimento?
Autori come Franz Kafka e Knut Hamsun hanno creato personaggi in cui la fame o il digiuno si autorappresentano nel momento stesso in cui soddisfano o tendono a soddisfare un bisogno di espressione: la fame è insieme oggetto e soggetto di rappresentazione, ossia è ciò che viene messo in scena e ciò che permette di allestire quella stessa scena, di rappresentare.
La mostra occupa gli spazi Atrio e Foyer di palazzo Roccella e si articola in opere visive ed installazioni: la forza ed il potere simbolico dei quadri infatti trova dialogo con gli elementi installativi secondo una logica di verticalità, un moto ascendente che partendo dal terreno, luogo della concreta durezza dei freddi numeri, sale lungo le pareti verso una forma visiva di sublimazione della pena. FAME! è il frutto di un percorso anzitutto autobiografico, è l’articolare in forme universali un bisogno personale di Monica Marioni, frutto della profonda esperienza di una fame creativa così profonda e strutturale da richiedere dissimulazione. Come in chi mastichi qualcosa che permetta di ingannare la fame, tale inquietudine viene parzialmente acquietata nel creare un immaginario altro da quello dell’io reale. L’affabulazione narrativa diventa nell’artista un inventare che porta avanti la fabula a partire da una cronica assenza di sazietà e di cibo.
Monica Marioni torna a Napoli a nove anni di distanza dal suo debutto espositivo avvenuto proprio nella città partenopea, nell’ambito di una collettiva allestita presso palazzo Crispi. Da allora ha esposto con continuità in Italia ed all’estero, lavorando con nomi quali Vittorio Sgarbi, Oliver Orest Tschirky, Ivan Quaroni.
In ogni sua forma, l’attenzione artistica di Marioni è sempre concentrata sulla psicologia dell’individuo e sulla figura umana, che rappresenta con una vasta e varia gamma espressiva: nudi asciutti e taglienti; donne intense, altere, sicure di se; ritratti ed autoritratti di un profondo spessore psicologico; scene quotidiane rese surreali che chiamano l’osservatore ad assumere quasi una posizione di interprete psicoanalitico.

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