Il nuovo modo di leggere Napoli

#iosonociroesposito perché quel giorno, a Roma, quel proiettile poteva beccarselo chiunque

di / 0 Commenti / 321 Visite / 28 ottobre, 2015

ciro-esposito1.356x237Il boato della notizia. Il frastuono, il caos, lo scompiglio, il clamore. Il silenzio e il dolore.

Questo è il grafico disegnato dall’onda mediatica in merito agli scontri avvenuti a Roma, lo scorso 3 maggio.

Genny a’ Carogna, il dolore e l’indignazione della vedova Raciti per quell’oltraggiosa maglia. “Un regolamento di conti che da Scampia si è esteso fino a Roma”.

Innumerevoli altri colpi di pistola, da quel giorno, sono stati esplosi contro un popolo, contro quel nome, rimasto ferito quel giorno e che abbiamo imparato a conoscere e a voler bene, a partire da quel giorno: Ciro Esposito.

Giovane ed innamorato, del Napoli e della vita, partito per inseguire un sogno ed abbracciare una vittoria e, invece, quel giorno, Ciro è stato travolto dall’odio. Quello feroce, cruento, violento, folle, illogico.

Daniele De Santis e i suoi complici, quel giorno, hanno teso un trappola ai tifosi napoletani, un agguato in piena regola che ha trucidato solo la vita di Ciro perché – è bene ricordarlo – la pistola di De Santis si è inceppata.

A distanza di mesi da quell’attentato che dopo 52 giorni di agonia ha provocato la morte di Ciro, le indagini, la giustizia, la legge, devono, all’unanimità, puntare il dito contro “I COLPEVOLI”.

I testimoni e i filmati che documentano gli scontri comprovano che De Santis non ha agito da solo, ma coadiuvato da almeno altre tre persone.

Ai media pesa, allo stato attuale, rendere noto che alla base di quell’omicidio c’è l’insano e truculento odio razziale di un ex ultrà, nonché esponente dell’estrema destra neonazista, verso i napoletani.

Ciro è stato ferito ed è morto perché era napoletano.

Questo, per i media italiani, non deve “fare notizia”.

Oltre a quel letale proiettile, innumerevoli ed ingiuriosi altri colpi sono stati inferti alla memoria e al senso di giustizia rivendicato dal nome di Ciro Esposito.

Qualche tv nazionale ha finanche asserito che quella pistola fosse di Ciro e che come “il più fesso dei napoletani” se la sia lasciata sottrarre per consentire a De Santis d’impugnare la legittima difesa. Nei giorni immediatamente successivi al ferimento, quando è iniziato il suo lungo e sofferto calvario, inchiodato in un letto d’ospedale, Ciro Esposito è stato incriminato per rissa. Quell’oltraggiosa ed incresciosa ricostruzione dei fatti di De Santis ed, ancor più, il cinismo di chi ha sbattuto “Gastone” sulle pagine di un rotocalco, appioppandogli le improprie vesti del divo, pur di piazzare in copertina “una clamorosa esclusiva”.

Eventi che aggiungono dolore al dolore e rabbia alla rabbia e che insabbiano ed infangano la verità, ma non possono e non devono alterare il congruo e corretto corso della giustizia.

Ciro Esposito: “una notizia che ha fatto notizia”, fino a quando poteva essere forgiata ad immagine e somiglianza di quanto “può e deve fungere da notizia”. Adesso, le indagini proseguono tra l’indifferenza dei media, incapaci di sottolineare la gravità insita in quell’accaduto.

No, Ciro non può e non deve giacere in un uggiosa dimenticatoio di silenzio e dolore.

Deve essere chiaro a tutti i tifosi non solo del Napoli, ma dell’intero pianeta che, quel giorno, è stata ferita mortalmente prima la bandiera che sventola nel cuore di ogni tifoso vero, quella imbastita d’amore e sana etica sportiva, e poi un tifoso qualunque, recatosi allo stadio solo per tifare, solo per sostenere la sua squadra del cuore.

“Io sono Ciro Esposito, perché amo andare allo stadio e sempre vorrò farlo, libera dal terrore che questo potrebbe costarmi la vita.

#iosonociroesposito perché, quel giorno, a Roma, quel proiettile poteva beccarselo chiunque.

 

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