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L’ombra delle ecomafie aleggia sul fiume Sele

di / 0 Commenti / 146 Visite / 22 novembre, 2015

siero-canaleUn’area pari a 53 campi di calcio dove venivano illecitamente abbandonati o smaltiti i rifiuti, è stata scoperta nel Salernitano dalla Capitaneria di Porto. Ispezionate otto aziende agricole e zootecniche nelle vicinanze dei fiumi Sele e Calore, nei territori compresi fra i comuni di Eboli, Capaccio ed Albanella. Denunciati i titolari di sei allevamenti, quattro intere aziende sequestrate, così come l’area utilizzata per lo smaltimento dei rifiuti di 400.000 mq tra i tre comuni.

L’elicottero NEMO della Guardia Costiera ha sorvolato il territorio per verificare gli sversamenti ed inquinamenti in atto. Sequestrati circa 400 kmq di area e denunciati i titolari delle aziende che sversano illecitamente nel tratto del fiume.

Dopo un primo sorvolo delle aree, il mezzo aereo della Guardia Costiera (dotato di sofisticate apparecchiature di rilevamento, fra cui anche fotocamere termorilevanti), ha comunicato i target sensibili alle pattuglie a terra, che dalle prime ore dell’alba erano schierate in zona ed hanno operato i controlli successivi.

All’esito dei controlli operati dalla Guardia Costiera di Salerno, ultimati dopo una intensa e difficoltosa attività investigativa, sono state ispezionate ben 8 aziende dedite all’allevamento bufalino ed ovino; numerosissimi gli illeciti ambientali e paesaggistici accertati, tant’è che sono stati denunciati i titolari di 6 allevamenti, 4 intere aziende sono state sottoposte a sequestro, e sono state sottoposte a sequestro aree per complessivi 400.000 mq (400 Km quadrati), ovvero una immensa estensione agricola ricompresa fra tre Comuni, ove i rifiuti venivano illecitamente abbandonati/smaltiti e, comunque, gestiti in violazione della restrittiva normativa sull’ambiente, su di un’area grande quanto 53 campi da calcio.

Una azienda, addirittura, aveva dislocato il proprio allevamento in vari paddock posizionati su più terrazzamenti di un rilievo collinare; tutti i reflui zootecnici tracimavano dai vari terrazzamenti fino a defluire a valle, ove venivano raccolti in grandi buche ricavate direttamente nel terreno e senza alcuna protezione. Da tali fosse, poi, i reflui tracimavano e confluivano direttamente nel torrente “Cosa”, affluente del fiume Calore, dove peraltro recapitava anche il percolato derivante dallo stoccaggio del mais.

Gravissime le carenze igienico sanitarie riscontrate, inoltre, in un’altra azienda che, oltre a smaltire illecitamente i propri reflui in canali affluenti del fiume Sele, aveva una sala mungitura invasa da sporcizia e con presenza di topi; a fronte di tale gravissima situazione, i militari della Guardia Costiera hanno richiesto l’intervento della competente ASL che ha imposto l’assoluto divieto di commercializzare il latte prodotto se non prima prelevato con appositi bottini per essere preventivamente sottoposto ad un processo di pastorizzazione.

 

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