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Quando è una donna ad usare violenza contro un’altra donna…

di / 0 Commenti / 362 Visite / 25 novembre, 2015

rissa2La violenza in quanto tale non è mai la soluzione.

Piuttosto, ogni qualvolta irrompe in tutta la sua cieca irruenza, palesa la sua distruttiva fattezza di arma impropria esibita per risolvere un problema piuttosto che per conclamare uno stato di sopraffazione che non sarà mai reale ed effettivo. Come in tutti i casi in cui per vincere un incontro di boxe si tirano colpi bassi e per vincere una partita si adopera un comportamento scorretto.

Quella non è forza, bensì una più o meno conclamata ammissione di debolezza.

La violenza è riprovevole e sprezzante in tutte le sue forme, sfaccettature, colori ed espressioni e nel giorno in cui si celebra la giornata mondiale contro la violenza sulle donne è opportuno soffermarsi su una sfumatura di angheria che raramente trova risalto e che, forse, proprio oggi, merita una menzione diversa.

Oggi vedremo rincorrersi carrellate di immagini che immortalano donne che, complici e solidali, in tutto il mondo si riuniranno animate da un unico ed imprescindibile intento: dire basta alla violenza sulle donne.

Eppure, accade spesso che siano delle “donne” ad usare violenza contro altre donne.

Il classico “strascino” napoletano lo insegna, senza trascurare la crescente incidenza con la quale si verificano fenomeni di bullismo al femminile ed altri, tristi e vergognosi episodi che quotidianamente trovano spazio tra le pieghe della routine quotidiana.

Una donna, come può, proprio una donna, svilire l’essenza più basilare sulla quale si ancora la femminilità?

È facile spiegarlo, anche se non è altrettanto facilmente comprensibile.

Se cresci in una famiglia in cui l’illecito viene percepito come lecito, con un padre assente e che, pertanto, si è perso i momenti più topici della tua infanzia, della tua adolescenza, della tua vita, perché rinchiuso in una cella a scontare una pena e tua madre personifica l’esatto emblema di quello che sarai tu, se non sei abbastanza forte da poter dire: “io voglio essere altro” e non sei consapevole che quella presa di coscienza può rappresentare l’unica, vera salvezza per disegnare nel tuo futuro un destino diverso, allora non hai scelta.

Credi che usare le mani per tirare capelli ed infliggere pugni e schiaffi sia l’unico modo per far valere le tue ragioni e scacciare quella rabbia repressa che, probabilmente, non è frutto diretto dell’azione imputabile alla destinataria di quella “mazziata”, bensì figlia legittima di quel rancoroso senso di collera accumulato nel corso degli anni per merito di un contesto deleterio, devastante, capace di logorare anime e coscienze in una maniera irreversibile ed irrecuperabile.

Ed è per questo che se una donna del genere dovesse aggredire fisicamente una donna come me, io non riuscirei a covare sentimenti negativi.

Probabilmente ne avrei compassione, mi farebbe pena, perché la vita le ha negato la fortuna più grande del mondo: poter contare su genitori umili e genuini, capaci di dispensare valori, principi morali, sentimenti buoni e che soprattutto sanno insegnarti ad usare le mani in questo modo e non in quel modo.

Semplicemente, non è colpa di “certe donne” se la vita gli nega la gioia di avere dei genitori in grado di crescere una donna.

Alla luce di ciò, il cerchio si chiude giungendo con impeccabile ovvietà al punto di partenza: l’educazione.

Ed è per questo che la scuola, le associazioni e tutte le realtà che lavorano per i giovani e con i giovani assumono una rilevanza imprescindibile per fare in modo che laddove i genitori falliscono possano intervenire altri esempi in grado di impartire insegnamenti più sani.

Per far sì che questo possa essere un mondo più popolato da donne e più povero di “guappe di cartone”.

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