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Camorra: morto in carcere il boss Luigi Vollaro

di / 0 Commenti / 576 Visite / 3 dicembre, 2015

LuigiVollaroLa scorsa notte, nel carcere milanese di Opera, una delle figure topiche della camorra partenopea ha chiuso per sempre gli occhi.

È lì che il boss Luigi Vollaro era detenuto da anni in regime di 41 bis, capo incontrastato della camorra nella periferia est di Napoli, con particolare influenza ed incidenza nel comune di Portici, zona completamente messa a tappeto dalle estorsioni, in virtù di una politica spietata ed irriverente che non sottrae nessuno alla richiesta di pizzo, anche modesti ambulanti, prevalentemente rappresentati da cittadini extracomunitari.

Tant’è vero che l’organizzazione dei Vollaro viene definita dalle autorità competenti “clan di accattoni”.

Fondatore del suddetto clan, Luigi Vollaro, classe 1932, detto ‘o califfo, per la sua grande fecondità: 27 figli avuti da una decina di relazioni, diviene leader di un’organizzazione che ha combattuto due guerre di camorra: la prima, tra il 1977 ed il 1997, fu una guerra intestina scandita da una ventina di omicidi e l’altra, negli ultimi mesi del 2001 ed i primi del 2002, contro il clan Cozzolino.

Quello dei Vollaro fu uno dei primi clan a schierarsi con Carmine Alfieri ora pentito, nella lotta alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo ed è all’interno della Nuova Famiglia, che i Vollaro stringono le proprie alleanze.

Nel 1982 ‘o califfo viene arrestato dopo tre anni di latitanza, sospettato dell’omicidio di un suo affiliato, il ventiquattrenne Giuseppe Mutillo ucciso nel 1980. Omicidio per il quale Luigi Vollaro riceve la condanna per ergastolo, condanna passata in definitiva. A questa si affiancherà, nel 2003, il secondo ergastolo per l’omicidio di Carlo Lardone, altro gregario dei Vollaro.

Nel 1992 Luigi Vollaro viene sottoposto al regime del carcere duro, uno dei primi boss di camorra per il quale si dispone il 41 bis.

Da questo momento, la gestione degli affari illeciti passa ai suoi figli Pietro, Giuseppe e Raffaele, finiti poi in carcere nella maxi-ordinanza eseguita con un blitz nel 2009 nel quale fu impegnato anche l’esercito.

Uno degli “imperi del male” più consolidati e longevi esistenti all’ombra del Vesuvio si prepara a dire addio al suo patriarca.

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