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La moglie di un camorrista VS la moglie di un uomo in divisa

di / 1 Commento / 5534 Visite / 13 dicembre, 2015

mafia“Mi chiamo Carmela, ho 47anni, sono madre di quattro figli che sto crescendo da sola, perché mio marito è in galera. Lo hanno arrestato a marzo dell’anno scorso, durante un blitz anti-camorra, dicono loro. Si, d’accordo, mio marito faceva cose non buone, ma non era un camorrista. La camorra è lo Stato che ci fa morire di fame, non chi ruba o commette piccoli reati per tirare avanti. Se non avesse avuto l’opportunità fornita dalle persone per cui ha lavorato, io ai miei figli non avrei potuto comprare nemmeno una busta di latte e nemmeno ora potrei riuscire a crescerli. Vennero a prenderselo di notte, erano almeno una cinquantina di “guardie”, bussavano alle porte ed entravano buttando tutto per l’aria. I bambini piangevano terrorizzati, mentre li vedevano portare via il loro papà. Da quel giorno, ogni volta che incontrano gli uomini in divisa, li guardano con paura e odio. E non potrebbe essere diversamente, perché quella divisa gli ha tolto l’amore di un padre e gli ha rovinato la vita. È normale che quando vengono a portarci via i padri, i mariti, i figli, li aggrediamo e ci opponiamo agli arresti. Quegli uomini, tra l’altro, si sentono forti ed autorizzati a fare quello che vogliono, forti della divisa che indossano. Sanno che a loro non gli fanno niente. Sono l’ultimo anello di una catena marcia a partire dalla testa che si chiama “Stato”.”

 

“Mi chiamo Rosaria, ho 43 anni, sono madre di due figli e sono la moglie di un carabiniere. E sono orgogliosa di esserlo. Per me e per i miei figli, mio marito è un eroe che rischia la vita tutti i giorni per garantire l’incolumità dei cittadini. Nel corso di questi anni, ho visto le vite di molti suoi colleghi rimanere imbrigliate in vicende sanguinarie che mai dovrebbero franare nella vita di un cittadino e di un lavoratore onesto. Ancora di più, questo discorso vale per loro, “i soldati dello Stato”. Regna la paura e l’apprensione, nel cuore della moglie di un rappresentante delle forze dell’ordine, tutte le volte che esce di casa per svolgere il suo lavoro, solo per svolgere il suo lavoro. Coloro che identificano in questi uomini, negli uomini come mio marito, dei nemici da combattere hanno sicuramente una visione distorta della vita e della realtà. Ma se non fosse così, del resto, mio marito e i suoi colleghi non avrebbero ragione di svolgere questo lavoro.”

Un Commento

  1. Voglio fare un’analogia un po’ estrema ma che fa capire bene la situazione.
    Ma vi siete mai chiesti come potrebbero sentirsi le cellule tumorali quando il tumore sta per essere eradicato dal corpo? Si sentono sotto attacco, rifiutati, vittime di ingiustizia.
    La mafia è un cancro per lo stato, laddove lo stato non ha più autorevolezza, dove le risorse non sono ottimizzate e permettono la crescita tumorale.

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