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A capodanno, se sei “un tipo buono”, ti metti a sparare in cielo

di / 0 Commenti / 255 Visite / 2 gennaio, 2016

cardano-bossoli-per-terra-dopo-la-sparatoria-inserita-in-gal-63746È un macabro rituale che puntualmente si ripete, un’usanza tipica dell’ambiente criminale che non segue nessuna logica né alcuna regola alla base del viver civile. Come molte azioni riconducibili all’ideologia camorristica, del resto.

Non bastano i botti pericolosi, dalla “bomba di Higuain” alla “bomba di Parigi”, un elemento di spicco della malavita organizzata deve sottolineare il suo status anche e soprattutto nel bel mezzo dei festeggiamenti di capodanno.

È così, dai balconi piuttosto che per strada, rigorosamente in sella agli scooter, piovono colpi d’arma da fuoco verso il cielo.

Tantissime le vittime macinate nel corso degli anni dalla folle mitragliata di proiettili vaganti che incombono sui festeggiamenti sobri.

In diverse circostanze è accaduto che corpi intenti a scambiarsi auguri piuttosto che comodamente seduti in poltrona si sono visti trapassare da proiettili capaci di coglierli palesemente di sorpresa.

Un epilogo tanto assurdo quanto imprevedibile che professa e manifesta tutto lo sfrontato e menefreghista egoismo che pilota le gesta degli appartenenti alle criminose frange del tessuto criminale, traghettandoli verso quel subdolo e sempre più sfrontato senso d’appartenenza ad un sistema malsano ed inquinato da falsi miti ed ingannevoli suggestioni.

“Tenere il ferro”, ovvero, possedere un’arma, non fa di un uomo un criminale, ma “un tipo buono” da temere e rispettare e capodanno è l’occasione più ghiotta per professare quella supremazia sul ben più morigerato festeggiamento della popolazione civile.

Sparare in cielo vuol dire raggiungere l’apoteosi di quel delirio di onnipotenza che riecheggia nelle menti criminali.

E se questo vuol dire mettere a repentaglio la vita di qualcuno, poco importa. Del resto, le “vite semplici” non hanno mai ricoperto alcun valore per la camorra. La lunga e rabbiosa lista di vittime innocenti ne è la triste riprova.

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