Il nuovo modo di leggere Napoli

Io sto con la tuta di Sarri, emblema del vero calcio che non deve morire

di / 0 Commenti / 47 Visite / 20 gennaio, 2016

12508926_10205277054145786_202264666685308122_nIo sto con la tuta di Sarri, perché rappresenta la più umile e servile forma di abnegazione di un allenatore verso il calcio.

Io sto con la tuta di Sarri, perché è uno che la gavetta l’ha fatta e forse è durata anche più del dovuto, perché il mister sta dimostrando ampiamente di meritare un posto tra “i grandi maestri del calcio” e, forse, proprio questo spaventa, disorienta ed innervosisce: “un signor nessuno” che per l’intero girone di andata del campionato in corso ha inferto sonore lezioni di acume tattico, umiltà, forza d’animo, lungimiranza.

E lo ha fatto con il mordente di chi si lascia guidare dalla consapevolezza di giocarsi la grande opportunità, quella che si sogna e si aspetta per tutta la vita e Sarri l’ha aspettata davvero troppo a lungo per sprecarla in maniera grossolana. Questa è la sua forza, quella che rappresenta la sua arma in più e che ha saputo imprimere non ai calciatori, ma ai suoi ragazzi, uniti, complici coesi, come solo un “vero” gruppo vincente sa e vuole essere.

Io sto con la tuta di Sarri perché ricorda e sottolinea verso quali valori dovrebbero lasciarsi traghettare gli interpreti di questo sport, a dispetto delle più sopraffine regole introdotte dalla pay tv e dalle sfarzose dinamiche che contraddistinguono il cosiddetto “calcio moderno” a discapito del calcio giocato.

Io sto con la tuta di Sarri perché il suo stile bada alla sostanza e non alla forma. Non è una giustificazione, ma può capirlo solo chi pone al centro dell’attenzione il calcio, o meglio, “il pallone” e per imparare a giocarlo, insegnarlo, studiarlo, plasmarlo in schemi tattici, parte dal gradino più basso, dai campi più anonimi, sommessi e dimenticati delle periferie del mondo, quelli in cui “si lotta” nelle pozze di fango e i falli da tergo e le entrate a gamba tesa rendono ogni giocata sempre più ruvida ed alacre; quelli dove gli arbitri devono spesso avvalersi dell’ausilio delle forze dell’ordine per abbandonare gli spogliatoi e sono abituati a sentirsi rivolgere i più riprovevoli insulti; quelli dove ogni partita è una guerra che spesso si disputa prima sugli spalti, allorquando il pubblico di casa sa far sentire la squadra ospite “un nemico odiato e sgradito”. Anche e soprattutto di questo sono fatti i campi che costituiscono la primordiale essenza del calcio: quelli che Mancini, purtroppo, non ha battuto o non abbastanza, o forse, ha voluto cancellare in fretta quelle esperienze dall’album dei ricordi, una volta conquistata la gloria della ribalta.

“Quello che succede in campo, rimane in campo”: questa la primordiale regola tacita sulla quale si basa quel calcio che troppo raramente ci capita di assaporare e che la tuta di Sarri degnamente personifica.

Io sto con la tuta di Sarri perché è ben più grave l’offesa che Mancini infligge al calcio giocato, pilotando ad arte una lite per provare a rendere inoffensivo un nemico che teme di non riuscire a battere in campo e sul campo. Perché, sia chiaro, da questa ridicola vicenda, trapela in tutta la sua nitida e inequivocabile attendibilità, la paura che “quel mondo del calcio” rappresentato da Mancini prova al cospetto della tuta di Sarri.

Per questo io sto con la tuta Sarri, perché, comunque vada ha già vinto. Per far si che questo sia anche il verdetto che il campo decreterà a fine stagione, però, anche noi, giornalisti e tifosi, dobbiamo fare la nostra doverosa parte.

#DifendiamoNapoli

Il tuo commento

Email (non sarà pubblicata)