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Ponticelli: 48 ore dopo l’agguato in pieno centro, regna la paura tra la gente comune

di / 0 Commenti / 1015 Visite / 24 gennaio, 2016

il-mattino48 ore dopo l’agguato che ha freddato un ex collaboratore di giustizia nel cuore del quartiere Ponticelli concorrendo a disseminare paura e tensione tra i cittadini, oltre che a rilanciare il tema della sicurezza lungo quelle che tristemente vengono definite dalla gente comune come le “terre di nessuno”, il clima tra le mura del quartiere resta teso e pregno di legittima apprensione.

La paura non è generata solo dal fatto che dopo qualche mese di calma apparente, si torna a sparare tra le strade del quartiere della periferia Est di Napoli, ma anche e soprattutto perché si spara al calar del sole, quando le strade sono ancora popolate dalla gente, dai bambini.

Davide Montefusco, 34 anni, di Casalnuovo, è stato affiancato dai suoi sicari mentre era in automobile ed è stato raggiunto da dodici proiettili.

Un passato da recluta del clan Sarno, poi una breve parentesi da collaboratore di giustizia con dichiarazioni successivamente ritrattate, attualmente non faceva parte di alcun programma di protezione e non si esclude che negli ultimi anni si sia avvicinato a uno dei clan della zona o che abbia provato a crearsi un proprio giro d’affari illeciti. Quel che è certo è che Montefusco non credeva di essere in pericolo quando venerdì sera, intorno alle 18 viaggiava a bordo da solo nella sua autovettura, percorreva il viale Margherita ignaro che, alle sue spalle, i killer stavano aspettando soltanto il momento giusto per ucciderlo. Probabilmente qualcuno spiava già i suoi spostamenti e, quando lo ha visto passare da solo, ha lanciato il segnale che ha messo in moto il commando di fuoco. Quando Montefusco si è fermato al semaforo, lo scooter si è affiancato. È accaduto tutto in pochi attimi. La pistola puntata verso l’abitacolo, gli spari. Hanno premuto il grilletto dodici volte, centrando la vittima tra testa e torace. Montefusco non ha avuto il tempo di tentare la fuga, nemmeno di accelerare o di ripararsi in qualche modo da quella pioggia di spari. Gli agenti del commissariato di Ponticelli, guidati dal vicequestore Antonella Andria, intervenuti insieme a quelli dell’Ufficio di Prevenzione Generale della Questura di Napoli, guidati dal dirigente Michele Spina, lo hanno ritrovato già senza vita, il capo chino verso il volante, i fari della Mercedes ancora accesi. Degli assassini, nessuna traccia. Sulla strada ci sono telecamere di sorveglianza, ma sembrano risultare non funzionanti. Da qui nasce una delle polemiche che rilancia il problema della scarsa sicurezza in un quartiere che troppo spesso risulta essere in balia della criminalità.

Tuttavia, la fuga dei criminali potrebbe essere stata ripresa da quelle dei locali commerciali della zona. Dopo i rilievi della Scientifica, le indagini partono dalla ricostruzione della figura della vittima per fare chiarezza sulla matrice dell’omicidio. A dispetto di un passato trascorso tra le file del clan Sarno, attualmente Montefusco non è risultato organico a nessuna delle cosche della zona. L’agguato, però, si è verificato nel territorio di influenza dei D’Amico, da anni in lotta con la cosca avversaria dei De Micco.

Una guerra, quella tra i due clan, sorta per sancire l’egemonia del controllo dello spaccio di droga e di altri traffici illeciti sul territorio da parte di una delle due fazioni e che nei mesi scorsi ha portato all’omicidio della “Passillona” Annunziata D’Amico, sorella di Giuseppe, detto “Fraulella”, nonché boss del clan che porta il suo cognome. Una volta finito dietro le sbarre, “Fraulella” ha lasciato le redini dell’organizzazione tra le mani della sorella, barbaramente trucidata sotto casa, nel cuore del rione Conocal, di ritorno dal penitenziario di Caserta, dove la donna si era recata a far visita ad uno dei suoi quattro figli, anch’egli detenuto.

Un omicidio pesante, quello della “Passillona” che proprio in virtù della stangata inferta al clan dal maxi-arresto avvenuto nel marzo del 2015, non ha sortito effetti immediati in chiave di vendetta.

Il clan D’Amico attualmente appare rimaneggiato da omicidi ed arresti e pertanto cerca di riorganizzare uomini e forze per contrastare i nemici del clan De Micco, i fedelissimi di “Bodo” che presto potrebbero riabbracciare il loro idolatrato leader.

 

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