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Le storie di “certi ragazzi” che vivono ai margini di Napoli

di / 0 Commenti / 275 Visite / 28 gennaio, 2016

stor_5474229_05240A Scampia un gruppo di ragazzini ha accerchiato un bus dell’Anm e ha rotto due finestrini: preso di mira dalla baby gang, in via Monterosa, intorno alle 23, un mezzo della linea C67. I ragazzi hanno lanciato oggetti contro il bus rompendo i vetri laterali e anteriore. Il conducente del mezzo è stato vittima, dieci giorni, fa, di un altro atto vandalico simile.

Due 17enni sono stati arrestati a Napoli dalla Polizia dopo un inseguimento, rei di aver picchiato un uomo di 52 anni con un manganello per costringerlo a consegnare il borsello. È accaduto in via, ovvero, quel groviglio di caotici vicoli che costeggiano piazza Garibaldi: la vittima stava parcheggiando la sua vettura quando i due giovani rapinatori, dopo il rifiuto di consegnare il borsello, lo hanno aggredito con un manganello. Le urla della vittima hanno attirato l’attenzione di alcune persone che si sono affacciate dal balcone. I due minorenni sono fuggiti in sella a un ciclomotore, inseguiti dai poliziotti che li hanno raggiunti e bloccati.

E poi c’è il “servizio-choc” mandato in onda da “Striscia la notizia” nell’ambito del quale Luca Abete documenta in maniera cruda e disarmante il crescente fenomeno dei “baby-contrabbandieri”. Le immagini, girate a Caivano, raccontano di ragazzi di età compresa tra i 10 e i 15 anni che esibiscono una piena competenza in materia, elencando alla perfezione prezzi, nomi e caratteristiche delle sigarette di contrabbando, oltre che una perfetta padronanza del ruolo, dei movimenti da compiere e del copione da recitare al cospetto di “domande inopportune” da parte di chi, come Abete, vuole vederci chiaro sul come e il perché dei minori vengano “adoperati” in quel modo.

Tre vicende che accendono i riflettori sui giovani napoletani. Quei ragazzi, “certi ragazzi” che sembrano andare a braccia aperte incontro ad un destino già segnato, in quei luoghi della città, delle periferie e della provincia, dove delinquere sembra l’unica opzione possibile e perseguibile.

Tre notizie, tre realtà, tre tematiche diverse che trovano nella parola “minorenne” il più importante denominatore comune e che al pari denunciano il malessere inconsapevole di giovanissimi che dimostrano, attraverso una condotta tutt’altro che confacente al loro status, l’enorme rilevanza delle problematiche annesse all’accentramento dell’ideologia camorristica in quei luoghi e contesti in cui troneggia e spadroneggia l’azione e il verbo della criminalità.

Bambini che crescono sviluppando avversione, odio, timore e sentimenti tutt’altro che sani nei riguardi delle forze dell’ordine. “Le guardie”: così vengono denominati gli uomini in divisa in quelle realtà in cui “lo Stato è il nemico da combattere”.

Studiare equivale ad essere stupido e rappresenta un fattore altamente discriminatorio e la scuola è percepita come una perdita di tempo, mentre il calcio è una passione da coltivare, ma se non hai la stoffa del fuoriclasse è bene “tagliare a corto” e conferire a quel gioco un ruolo sempre più marginale per dare priorità alle “cose serie” e rimboccarsi le maniche per trovare la propria strada. Chi vuole vivere senza delinquere finisce a fare “il giovane”: del barbiere, del meccanico, del barista, fino a quando l’anagrafe lo consente. E poi ci sono loro, quelli che finiscono sui giornali, per merito di notizie come questa o per ben più gravi faccende, perché, il più delle volte, le storie di “certi ragazzi” finiscono in una cella o dentro una bara. 

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