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La periferia orientale risponde “presente” all’appello di “Napoli Est Brucia”

di / 0 Commenti / 151 Visite / 30 gennaio, 2016

12642988_778878598883269_583640032643950630_nInformare, sensibilizzare, smuovere le coscienze piuttosto che ricoprire il rassegnato ruolo degli spettatori impassibili, mobilitarsi per riappropriarsi del proprio destino e rivendicare l’imprescindibile diritto alla salute della cittadinanza: questo il sentimento, partecipato e condiviso, che ha animato l’assemblea pubblica che ha avuto luogo durante il pomeriggio di ieri, 29 gennaio 2016, presso la sala del consiglio municipale di San Giovanni a Teduccio che ha riunito centinaia di cittadini nel segno di un temibile campanello d’allarme: Napoli est brucia”.

Invero, in tema di ecomafie e disastri ambientali, l’opinione pubblica è ben più avvezza ad accostare il fenomeno ad altri territori campani, seppure la realtà dei fatti rivela che Napoli est è una bomba ecologica.

“Da anni su Napoli Est è calato il silenzio per i troppi interessi economici in gioco. I cittadini devono mobilitarsi come hanno fatto a Bagnoli, l’altra ex area industriale della città. È arrivato il momento di non delegare a nessuno il destino della nostra periferia: basta disastro ambientale, difendiamo la salute”. Questo il principio sul quale si ancora l’iniziativa riconducibile al leitmotiv “Napoli est brucia”.

Un fenomeno ampiamente documentato nel corso dell’assemblea ed ancor più sottolineato dalla fuoriuscita di acqua nera dai rubinetti lo scorso 28 ottobre: per l’Asl l’acqua non era potabile, eppure per 3 giorni nessuno si è attivato. O meglio, un problema di portata tanto ampia, come quello dei riscontrabili danni del “colosso” Q8, della Tirreno Power, del rigassificatore e del porto commerciale in zona San Giovanni a Teduccio, è stato circoscritto ad un semplice tubo riparato, subito dopo la segnalazione, dall’ABC Napoli e che senz’altro non ha concorso di colpa nell’insorgenza del fenomeno dell’acqua nera.

Un mese dopo, il 1° dicembre, è arrivata l’inchiesta della magistratura e dell’Antimafia che accusa la Q8 di smaltimento di rifiuti tossici: inchiesta che è solo all’inizio.

Intanto, a Vigliena procede l’allargamento dell’area portuale che si sta mangiando il mare e porta sulle strade dell’area orientale decine di tir e container, mentre nei mesi scorsi si sono ripetuti gli allarmi per la Centrale a Turbogas. Sono passati 30 anni dall’esplosione dell’Agip a San Giovanni con morti, feriti, nube tossica e idrocarburi in mare. Tutto questo sortisce gravi conseguenze sulla salute dei residenti in zona, come rivelato dagli studi scientifici sulla relazione tra ambiente inquinato e aumento dei tumori, ampiamente documentati dai dati proposti dagli esperti in materia presenti all’assemblea.

Un excursus ampio e documentato, tutt’altro che basato su illazioni, a supporto del quale sono stati forniti dati concreti, ai quali, si intende aggiungerne altri, per fare chiarezza sulla situazione reale che imperversa nell’aria orientale di Napoli in termini di salubrità dell’ambiente.

Tante le proposte avanzate dai liberi cittadini, dai comitati e dalle associazioni che hanno aderito all’assemblea e che vertono essenzialmente su diversi e sostanziali punti: fare chiarezza sulla presenza della Q8, chiedere la delocalizzazione definitiva; la necessità – emersa proprio dalla vicenda Q8 – di ricorrere a provvedimenti legislativi ad hoc per uno screening sanitario di massa riguardante l’area orientale e industriale della città di Napoli vista la consolidata emergenza ambientale che da anni ha devastato il territorio.

E, ancora, aprire un tavolo di confronto sull’allargamento dell’area portuale, sull’accessibilità delle spiagge e sull’inquinamento marino: provvedere alla messa in sicurezza del territorio e alle bonifiche delle aree inquinate già individuate e dare seguito alle procedure per la partecipazione del pubblico al procedimento così come previsto dalla normativa vigente e dallo stesso d.l. n. 136 del 10/12/2013.

La massiccia adesione all’assemblea, in particolare da parte dei giovani, lascia ben sperare in chiave futura: di certo, considerando la rilevanza ricoperta dalla tematica, “Napoli est brucia” può definirsi una bocca che seguiterà ad urlare le sue ragioni fino a quando non verranno concretamente appagate. Impensabile, in virtù della mole di anime che supportano la causa, che possa giungere un bavaglio a zittire la sete di rivalsa di una periferia già fin troppo bistrattata.

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