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Il sangue innocente di Mario versato per vendicare “il sangue innocente” della D’Amico

di / 0 Commenti / 4996 Visite / 2 febbraio, 2016

12105929_1619092655018468_3692486361992611414_nPer comprendere le motivazioni che hanno portato all’omicidio di Mario Volpicelli, il 53enne freddato da tre colpi d’arma da fuoco che lo hanno raggiunto alla testa, lo scorso sabato sera in via de Meis, è necessario fare un salto indietro e tornare alla mattina dell’11 ottobre del 2015.

Quel sabato mattina, nel Rione Conocal, viene giustiziata Annunziata D’Amico, sorella di Giuseppe, detto “Faulella”, boss, leader, capo dell’omonimo clan che, una volta finito in carcere, aveva consegnato lo scettro del potere proprio alla sorella.

Annunziata, alias “la Passillona”, così la chiamavano tutti nel rione-roccaforte del clan dei “Fraulella”, era madre di quattro figli, l’ultimo aveva pochi mesi e proprio per questo era amatissima dai più giovani gregari del clan che facevano a gara per aggiudicarsi “le imbasciate” della Passillona: andare a comprargli le sigarette o andare a fare “le bussate di porta” per conto suo, era un onore per le baby-reclute del clan.

Nella passillona, i giovani, rivedevano una madre, non una boss. Anche se era lei a custodire le armi e a consegnarle quando si dovevano fare quel genere di “servizi” in cui la pistola, “il ferro”, è bene che stia in bella mostra. Era ancora lei, la Passillona, a dettare le regole che il clan doveva seguire. Le sue impennate a tutto gas in sella a scooter imponenti, lungo le strade del rione, piuttosto che gli affronti e le mancanze di rispetto nei confronti degli uomini del sistema in pensione, sono storia nota e ampiamente comprovata.

Ciò nonostante, il cuore di mamma ha prevalso e continua a prevalere su tutto. In verità, proprio quell’amore materno si è rivelato fatale per la D’Amico che da mesi non usciva dal suo appartamento-bunker. La Passillona sapeva di rischiare la pelle, ma quel sabato mattina è stata tradita prima dalla sua “debolezza” e poi da chi “ha cantato la spiata” ai De Micco. La Passillona è uscita dalla sua tana per recarsi nel carcere di Caserta dov’è attualmente detenuto uno dei suoi figli. Non lo vedeva da mesi e questo genere di tortura, un cuore di mamma, no, non sa sopportarlo.

Di ritorno dal colloquio, con il cuore più leggero, si è fermata nel cortile sotto casa a dialogare con dei vicini che le avevano per l’appunto chiesto notizie del figlio: “Mi fumo una sigaretta e poi salgo”. È stata una delle ultime frasi della Passillona che, così, inconsapevolmente, si è concessa “l’ultimo desiderio”.

I sicari giungono in auto e si accade tutto in un lampo: dopo i primi colpi, Annunziata cerca riparo tra le vetture parcheggiate accanto al cortile, ma i sicari la seguono: “togliti stu cos’ a facc’… fatti guardare in faccia, fammi vedere chi sei!” Urlava la Passillona ai suoi sicari, mentre trucidavano il suo cuore di mamma, sfoggiando fino all’ultimo respiro l’atteggiamento e il gergo della donna d’onore.

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Nonostante il suo comprovato status di “donna del clan”, Annunziata D’Amico, per buona parte degli abitanti del quartiere e soprattutto per gli uomini del clan è considerata una vittima innocente, in quanto, proprio quello status di madre, quel cuore di mamma, avrebbero dovuto renderla immune alla faida di camorra in atto.

Secondo l’intramontabile principio per il quale “le mamme non si toccano”.

Negli attimi immediatamente successivi all’agguato, quando si temeva il peggio, ovvero, la feroce reazione dei Fraulella, tra le finestre semiaperte del rione, si vociferava che la vendetta non sarebbe giunta subito, in quanto spettava ai fratelli della Passillona relegati in carcere stabilire in che modo rispondere al fuoco.

Il valzer dei patteggiamenti e delle artificiose riduzioni di pena stanno facendo il resto: difatti, dopo il maxi-blitz maturato lo scorso marzo proprio nel Conocal, quartiere generale dei Fraulella, una dura stangata fu inferta al clan, portando all’arresto di 52 affiliati, adesso dalle carceri stanno rispedendo al mittente braccia utili a supportare la faida di camorra in atto.

Nel corso di queste ore, si sussegue sui social, la condivisione di quest’immagine estrapolata dalla vita di sempre della Passillona. Felice e rilassata immersa in una delle classiche piscine che nel cuore delle giornate più calde, vengono montate ad arte tra i vicoli dei quartieri piuttosto che tra le vele di Scampia – Gomorra docet – per assicurare scampoli di refrigerio anche nei luoghi in cui non batte il sole.

Proprio in questi giorni con maggiore insistenza viene ricordata e celebrata come una madre amorevole ed affettuosa, una vittima innocente di quella stessa logica camorristica della quale è stata una delle principali interpreti. E non a caso, questa foto, viene riproposta proprio in questi giorni. Come se, adesso, la Passillona può tornare a sorridere, perché ha nuovamente “trovato pace”.

Mario Volpicelli è stato ucciso proprio perché era estraneo “al sistema”: era un lavoratore onesto, umile, perbene, anche se era lo zio di Gennaro De Micco, “il sicario” del clan di Bodo, quello che, pertanto, viene stimato essere uno dei palpabili esecutori materiali dell’omicidio della D’Amico.

Il sangue innocente di Mario è stato versato per vendicare il “sangue innocente” di Annunziata D’Amico.

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Ecco perché hanno ucciso Mario Volpicelli e l’hanno ucciso come un boss, mentre rincasava, al termine di un’onesta e dignitosa giornata di lavoro, mentre stringeva tra le mani le buste della spesa.

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