Il nuovo modo di leggere Napoli

La solidarietà della redazione di Napolitan al suo direttore e “a quelli come lei”

di / 0 Commenti / 194 Visite / 5 febbraio, 2016

profile_photo_Napolitan_google_plus“Sogliono essere odiatissimi i buoni e i generosi perché ordinariamente sono sinceri, e chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina.” [G. Leopardi – Pensieri, I]

Il male circonda le nostre vite, le accomuna. Si impone con spietatezza nel nostro cercare di essere persone migliori e tenta subdolamente di farci cadere, di abbracciarci in segreto, costringendoci a non rivelarlo, a tacere con infima omertà.

Il male è intorno a noi. E troppo spesso non ci chiediamo da cosa nasce, come si prolifera e perché non siamo ancora pronti a combatterlo, uniti, con l’unico obiettivo di estirparlo per sempre. O almeno per un tempo abbastanza lungo da renderlo innocuo per le persone da noi amate.

In genere accade ciò che avete letto.

In genere. Non sempre.

Succede, infatti, ogni tanto, che nascano individui diversi da noi, diversi da quel “in genere”. Individui la cui morale, intrecciata al senso del dovere, affermi con imponenza quella sete di verità, di uguaglianza, di pace e di speranza in un futuro migliore, che da sempre risiede nei sogni proibiti dell’essere umano.

Uno di questi individui, di cui tutti dovremmo essere orgogliosi, è Luciana Esposito.

Simone Gallucci

 

Quelli che hanno cercato di fermare l’operato di Luciana Esposito al Parco Merola, hanno utilizzato le uniche armi a loro disposizione, ovvero la bieca violenza del linguaggio e dei gesti, quel modo malvagio di prevaricare che purtroppo, in tante altre occasioni, ha fatto segnare punti a loro favore.

Prima di Luciana sono riusciti a zittire e terrorizzare chi una voce spesso non ce l’ha, chi magari quell’urlo di ribellione ha dovuto strozzarlo in gola perché abbandonato dalle istituzioni e dalla società, chi pur avendo argomenti e volontà da vendere ha deciso di smettere il suo canto perché la sua voce aveva perso la speranza in un futuro migliore.

Luciana, angelo biondo mingherlino come uno stuzzicadenti ma tenace come il ferro, ha ridato voce agli abitanti del Parco Merola attraverso il suo lavoro e i suoi articoli, ma soprattutto è riuscita, attraverso l’attenzione e l’amore che ha riversato su di loro e in particolare sui “suoi bambini”(come ama definirli),ad accendere nei loro cuori la scintilla della speranza ormai perduta, quella forza motrice capace di ridare slancio ed energie, necessarie per buttarsi a capo fitto nella splendida avventura della vita, per rivendicare i propri diritti in primis e per provare a realizzare i propri sogni, anche quelli che sembrano irraggiungibili e proibitivi.

A mio avviso quello che più hanno temuto i delinquenti che hanno minacciato e picchiato Luciana non sono gli articoli da lei pubblicati, ma il risveglio delle coscienze degli abitanti del Parco Merola a cui il mio direttore ha dato vita e contro il quale i loro modi violenti possono poco o nulla.

È doveroso dunque per le istituzioni e per chiunque possa dare anche un piccolo contributo, sostenere la battaglia di Luciana e darle la possibilità di lavorare con la giusta serenità per continuare a tenere accesa la speranza di un intero quartiere e di centinaia di bambini che meritano di crescere sapendo che se si lotta e non ci si arrende, che se si prosegue sulla via dell’amore e dell’onestà alla fine il bene vince sempre e le soddisfazioni arrivano.

Rosanna Longobardi

 

Parole e lettere per raccontare storie e verità. Il giornalismo è una finestra solidale col modo, l’occhio che indaga, scruta, accompagna la realtà. Quando insieme al desiderio di descrivere fatti e persone, il giornalista mescola cuore e forze, per cambiare le brutture e volgerle in valori, arrivano spesso le note stonate di un mestiere da elogiare, sovente vituperato ed offeso da gesti di sciacallaggio. E’ quanto accaduto a Luciana Esposito, direttrice di Napolitan.it, esempio di una giovane donna che cerca ogni giorno di fare bene il proprio lavoro per passione e non semplicemente per mestiere. Nelle sue speculazioni quotidiane trapela la voglia di far emergere la solitudine di chi non ha voce, di porre fine all’emarginazione dettata dalla violenza e da un sistema colluso. Luciana è la professionista che non si stanca di stare tra la gente, l’esempio che per scrivere devi vivere i fatti e per farlo a volte, occorre addirittura sporcarti le mani. Fermamente convinta di questo, la giornalista del popolo, come mi piace definirla, nel tempo ha abbracciato la realtà del Parco Merola, sposandone cause e desideri di rinascita.

Nel trascorrere ore ed ore accanto agli abitanti del quartiere, Luciana ha aperto un varco verso il futuro per tanti ragazzini che fino a poco prima rinnegavano l’idea della speranza. Ha costruito sul posto il dialogo attraverso l’ascolto e la condivisione, abbattendo i muri dei pregiudizi dettati da un codice di quartiere sbagliato. Luciana dentro di sè ha portato davvero tutte le storie del Parco Merola, che le ha recato gioie, ma anche molti dolori. Le minacce, le aggressioni non hanno affievolito lo spirito di chi scrive per vocazione, col desiderio di cambiarla davvero questa società. Sulle pagine del suo giornale, Napoli prende vita in tutte le forme e la bellezza di una città spesso ferita, viene fuori prepotentemente. Luciana è degna figlia della sua Napoli: intensa, caparbia, responsabile, materna, emozionante. A noi collaboratori ha insegnato a non restare in superficie, ma a scendere nelle profondità della notizia, nella piena consapevolezza di far emergere i fatti con libertà.

Capace di inabissarsi nelle sensazioni, andando oltre un taccuino, Luciana Esposito è l’esempio di una giornalista che vive con serietà tutto ciò che fa. Per lei gli abitanti del Parco Merola sono persone e non gente comune. A loro Luciana ha deciso di non voltare le spalle nonostante le intimidazioni, perchè da grande donna quale è, continua a seminare amore mentre le lame dell’egoismo cercano di colpirla. A lei, al suo sentire, alla voglia di fare, al lavoro svolto con immensa fatica, va attribuito grande merito. Chi ha cercato di intimidirla sappia che la prepotenza è un’arma troppo effimera per vincere contro la solidarietà e la forza che nasce dalla voglia di fare del bene.

Pina Stendardo

 

Il mestiere del giornalista è fatto di serietà, rispetto, concretezza, sete di verità, di cambiamento, di giustizia, tutte qualità che Luciana Esposito, ha sempre dimostrato mediante il suo lavoro.

E tutto questo è motivato dai valori ai più condivisibili e rispettabili: ovvero dare voce a tutte le ingiustizie cui ci si imbatte, e soprattutto garantire a tutti il diritto di informazione; ma una domanda sorge spontanea, specie dopo i fatti che hanno riguardato proprio il direttore di questo giornale Luciana Esposito: Quanto si può definire libera l’informazione in un Paese dove praticamente ogni giorno un giornalista viene minacciato perché prova a fare il suo lavoro?

Questa è la domanda che mi faccio, e che al contempo rivolgo a tutti i lettori.

Luciana Esposito è stata aggredita, minacciata, non potendo così operare al meglio al compimento del suo lavoro al Parco Merola. Non essendo certamente l’unica giornalista ad aver subìto intimidazioni per aver semplicemente svolto la sua passione, mi chiedo anche: se l’occupazione principale di molti giornalisti è diventata guardarsi le spalle, tutto il resto passerà in secondo piano?

Per questi motivi, oltre che per la stima che nutro nei suoi confronti, mi unisco anche io ai già numerosi sostenitori della battaglia di Luciana. La battaglia di una donna che sino ad oggi non ha fatto altro che mettersi in gioco dando il buon esempio, trasmettendo un messaggio di speranza, di vita, di passione; tre componenti che contraddistinguono una donna coraggiosa: Luciana Esposito.

Elena Marino

 

Nella vita bisogna fare sempre delle scelte, almeno questo è ciò che mi hanno da sempre inculcato. Eppure io non la penso così. Ci sono casi in cui -come quello dei giornalisti, e per giornalisti intendo quelli affamati di verità e giustizia- non ci si pone neanche la domanda su cosa è meglio fare o come è meglio agire; lo si fa e basta. È proprio questo il caso di Luciana Esposito, che, non ha mai pensato a come tutelare i suoi interessi, ma, ha sempre agito per tutelare chi non ha mai avuto la fortuna di essere tutelato. Una donna che da tempo si occupa a tempo pieno dei ragazzi del Parco Merola, dando loro la possibilità di crearsi un futuro che non ha nulla a che fare con quello che sembrerebbe il loro destino. Colei che ha dato modo a quegli stessi ragazzi di avere libero arbitrio su chi essere e cosa fare, sradicando una mentalità basata sulla paura e la mancata possibilità di evadere da un sistema camorristico. Una donna, ancor prima che giornalista a cui le minacce non hanno fatto paura e mai ne faranno, perché ci sono priorità per cui non bisogna scegliere quale strada da percorrere, serve solo agire. #dovremmoesseretuttiLucianaEsposito

Anna Laura Sellitto

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