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Ecco cosa mi hanno scritto i bambini del parco Merola

di / 0 Commenti / 231 Visite / 8 febbraio, 2016

img064-page-001I bambini possiedono infiniti e lungimiranti doni: quello della sintesi, quello di semplificare le cose difficili e di andare dritti al punto per centrare la sostanziale essenza delle cose. Peccato che a un certo punto arrivi la saccenza peculiare degli adulti a rovinare tutto.

Questo disegno, realizzato con una semplice matita e colorato dalla sostanziale sintesi di tutti questi doni, riassume alla perfezione la mia esperienza nel parco Merola.

Quando ho chiesto all’autore dell’opera, un bambino di 5 anni, di raccontarmi il suo disegno, lui mi ha spiegato che raffigura una rapina. Quello al centro è lui, da una parte c’è il rapinatore, dall’altra, accanto alla porta, ci sono io. “E io non so dove devo andare, perciò sto in mezzo”: queste le parole di un bambino di cinque anni. Il mio obiettivo era proprio questo: portarne quanti più possibile dalla mia parte. Dietro quella porta, avrei voluto che trovassero ad accoglierli l’associazione che stava per nascere proprio lì, nel parco Merola e che mi avrebbe permesso di ipotecare il loro futuro. Non sarei stata sola: un esercito di giovani innamorati del quartiere e vogliosi di adoperarsi per attuare il tanto agognato riscatto delle periferie erano pronti a rimboccarsi le maniche per attuare un’autentica “rivoluzione culturale”. Ballerini, breaker, cantanti, rapper, writers, personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo, musicisti, scrittori, liberi pensatori: questi i componenti dell'”esercito” che stava per sbarcare tra i bambini del parco per disegnare un futuro migliore nelle loro vite. E poi c’era il mio giornale, quello che spesso abbiamo impiastricciato di disegni colorati e che da quando mi è stato strappato l’abbraccio dei miei bambini è diventato grigio. Terribilmente grigio.

Tra me e loro, tra quel sogno pieno di sorrisi e colori e la possibilità di realizzarlo, è franata la violenza. Quella che loro stessi mi hanno visto subire, senza muovere un dito per difendermi e così, fino alla fine, gli ho dimostrato che alla violenza non si risponde con la violenza, ma con la forza delle idee, interpellando la legge, non cedendo alla paura delle minacce e alla logica delle ritorsioni e questa è la cosa della quale, oggi, vado più fiera. Qualche giorno fa, mi è arrivato un messaggio da parte di uno dei “miei bambini”: “mi manchi moltissimo… Da quando ho iniziato il torneo nel parco ho segnato due gol, quando c’eri tu ne facevo molti di più… Quando un giorno verrai nel parci noi ti riaccoglieremo, ma quando tornerai non devi pensare ai brutti ricordi.” Sono solo alcune delle frasi che quel piccolo uomo dall’alto dei suoi 10 anni mi ha rivolto. Ci siamo scritti tante parole, intervallate da un sacco di cuori, perché eravamo emozionati e felici. Allora gli ho chiesto cosa pensasse di quello che mi era accaduto: “I grandi sono stupidi perché non capiscono che stavi cercando di fare qualcosa per aiutare tutti noi”: questa la sua replica.

Poi mi ha inviato la foto di un disegno: la principessa Elsa di Frozen. Non lo so se per loro sono una principessa, ma so 12650338_165155070526824_259508675_nche loro sono i miei piccoli principi azzurri e mai potrei spezzargli il cuore. Perché la verità è che io sono importante per quei bambini quanto loro lo sono per me. Loro hanno bisogno di me e io ho bisogno di loro, perché continuano a mancarmi da morire e non passa un giorno senza che il mio pensiero voli verso loro, all’interno di quelle mura che per molto tempo sono state come una seconda casa per me e che ora sono, invece, invalicabili. Sapere che sono lì e non poterli raggiungere fa male, fa rabbia, fa schifo.

I miei bambini, però, mi hanno dimostrato quanto sono “miei” facendomi una promessa: non smetteranno di scrivere temi e colorare disegni da pubblicare sul giornale, proprio come facevamo quando ero tra loro, me li invieranno sotto forma di foto.

“Poi, un giorno, quando tornerai nel parco, te li diamo tutti, così li conservi insieme agli altri e sarà un giorno bellissimo.” Sarebbe un posto magico il parco Merola se fosse abitato solo da coscienze di bambini.

Un mito, una volta, ha detto che “Napule è a voce de’ criature che saglie chiane chiane e tu sai ca nun si sule“. Oggi, so esattamente cosa intendeva, perché adesso che ho ritrovato i miei bambini ho davvero capito che non esiste violenza che può distruggere l’amore se è amore vero. Adesso che ho ritrovato i miei bambini so che non sono sola.

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