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Melito: cronaca di una sventata rapina che consegna una sonora lezione di dignità

di / 0 Commenti / 476 Visite / 12 febbraio, 2016

12509182_10153834133293050_3312584905278505729_nMarco è il classico napoletano verace, giocherellone e con la battuta sempre pronta, capace di mascherare i cattivi pensieri dietro la goliardia che rappresenta il sale che anima quell’antico concept secondo il quale questo, il nostro, è “un popolo allero”. Nonostante tutto.

Marco è un ragazzo come tanti cresciuto nella periferia nord di Napoli, in quelle realtà che vengono definite “difficili”, ”a rischio”, ma da lì non è voluto andar via. Marco ha scelto di restare, come hanno fatto in tanti, tantissimi, ha voluto costruire qui il suo futuro e piuttosto che crogiolarsi nella “solita” pantomima del “e c’aggia fa, nun ce sta fatica”, si è rimboccato le maniche e ha avuto il coraggio di procacciarsi il lavoro.

Marco è un ragazzo che tra mille sacrifici ha aperto un’edicola ed agenzia di scommesse e tra mille e più sacrifici seguita a portarla avanti. E non lo dico perché è amico mio. Proprio perché è amico mio so quanto sono sporchi di sudore i suoi sacrifici e so di poterlo affermare senza temere di inciampare in clamorose fandonie.

Solo chi vive nella piena consapevolezza di quanto sia difficile per un giovane trentenne, figlio di una generazione sfortunata, poter disporre della fortuna di alzare la serranda tutte le mattine, ancor più in un contesto “difficile”, “a rischio” come solo l’area a Nord di Napoli, certe notti, sa esserlo.

Di certo, Marco non meritava che ad accoglierlo, l’altra mattina, vi fosse quell’incresciosa e rabbiosa scena di sfrontata violenza, figlia malsana proprio dell’ennesima notte bardata di criminalità.

Erano da poco passate le 5.30 del mattino quando due uomini, a volto scoperto, hanno provato ad introdursi nel suo piccolo mondo, quell’attività che accoglie la “lotta per sopravvivere” che contraddistingue i giorni di Marco sita in via Roma a Melito.

In un video che Marco ha reso pubblico sui social network si vedono chiaramente i due balordi che, armati di levachiodi, hanno tentato, inutilmente, di forzare le porte del negozio; l’intervento di un residente, allertato dai rumori provenienti dall’attività commerciale, ha messo in fuga i due malintenzionati. Entrambi i tentativi sono andati a vuoto, ma resta la rabbia nel cuore di Marco, violentato nel suo diritto di “tirare a campare” con dignità.

“Noi commercianti, come tanti altri, sudiamo per portare avanti le attività; questo è il nostro paese: senza controlli, senza nessuno dalla nostra parte. Per tutto ciò che accade in tante città dobbiamo ringraziare lo Stato”: questo il commento che Marco ha affiancato a quelle immagini che potete trovare in rete e che io ho scelto di non pubblicare. Perché sono amica sua. E voglio che la sua storia di ragazzo perbene violato nel suo diritto legittimo di dormire sogni tranquilli senza dover condividere il cuscino con l’incubo di perdere tutto, parli più forte dell’atto criminale che ha scassinato la serranda del suo negozio, ma non la sua voglia di continuare ad alzarla, tutte le mattine, tra mille sacrifici e finanche pericoli.

Questi sono gli eroi silenziosi che vivono tra noi, travestiti da persone comuni e che attraverso l’ordinario susseguirsi delle loro semplici ed umili gesta ci consegnano la lezione di vita più importante sulla quale costruire una società civile e che, in quanto tale, meriterebbe di essere tumulata in una roccaforte inviolabile: la dignità.

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