Il nuovo modo di leggere Napoli
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“I miti di Napoli”: Massimo Troisi

by / 0 Comments / 199 View / 19 febbraio, 2016

imagesEGK2DPG0Sotto la voce “immortalità” in tutti i vocabolari del mondo, di tutte le lingue del mondo, dovrebbe essere incollata una sua foto, perché ci ha consegnato, alla sua maniera, alla sua encomiabile maniera, il senso più corposo e pieno da conferire a questa parola.

Immortale è il suo viso, destinato a rimanere incontaminato dalle rughe, così simile ad una maschera di pulcinella, eppur ripulito da quella banale e qualunquistica retorica, racchiuso in quella folta cornice di riccioli neri che non vedremo mai tingersi di bianco.

Immortali sono le persone, non i personaggi che ci ha consegnato attraverso i tuoi film, forgiati a sua immagine e somiglianza: semplici, intelligenti, ironici, ultraterreni, perché collocati in una dimensione ideale e non reale che non conosce tempo, perché perfettamente in sintonia con le problematiche di ogni era e di ciascuna generazione, capaci di strappare convinte e grasse risate, sempre, tutte le volte, come se fosse la prima. Immortale è il suo genio, la sua arte, la tua mimica, il suo estro, la sua espressività, il suo talento, il suo dono, innato, spontaneo, capace di trasformare ogni parola in un sorriso.

Immortale è quella Napoli, quella napoletanità e quel napoletano ai quali ha inferto un’iniezione di indissolubile eternità, quella che vive e rivive nella sua voce, tutte le volte che si diffonde nell’aria. Immortale è il quadro che la sua comicità ha dipinto e regalato al resto del mondo, nel quale è indissolubilmente ritratto un modo di “essere napoletano“ capace di zittire cori e slogan discriminatori per strappare applausi, sentiti e calorosi, a tutti. Proprio a tutti. Immortale e perenne è quel desiderio che ramifica nel cuore di ogni napoletano, quando gli occhi ripercorrono la sua ultima scena, quella che troppo presto lo ha portato via da noi e germoglia la speranza che con una delle sue esilaranti battute, decida di sovvertire il finale per tornare tra noi e tramutare una lacrima in una grassa risata. Invece, anche in questo caso, emerge tutta la sua paradossale e congenita capacità di emozionare, sempre, al cospetto di uno sketch già noto, ma mai contaminato dalla muffa della ripetitività, così come davanti a quel tragico finale sul quale è calato il suo ultimo sipario.

Grande Massimo, sei e sarai sempre “il sorriso” di Napoli e mai, da lassù, riuscirai pienamente a comprendere quanto ancora avevamo bisogno di te, quanto la tua terra avesse ancora bisogno di te e quanto triste è vivere costeggiando l’amara consapevolezza che tanto avevi ancora da dire e da dare… Al cinema, a Napoli, a noi. Invece no.

Hai semplicemente saputo diventare immortale.

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